Quando sembra che il paesaggio umano sia minacciato dalle ombre temporalesche della guerra, delle
prove di forza bruta, della supremazia dell’insulto e dell’inganno, a Casa Frisco si è potuta vedere quella realtà di vita quotidiana costruita su ben altro: il Festival di Intrecci 2025 ha permesso, per tre serate e una domenica, di sperimentare il piacere di stare insieme e di condividere momenti di pace e di divertimento. Culture, storie, religioni, lingue, geografie differenti hanno dimostrato non solo di convivere, ma di arricchire la convivenza, di sperimentare la sicurezza della fiducia e del confronto leale. Il film del giovedì sera, Non dirmi che hai paura, di Yasemin Samdereli, proiettato nel cortile di Casa Frisco dagli amici del cinema Elios, ha visto quasi duecento persone commuoversi e indignarsi per la storia – vera – di Samia Yusuf Omar, giovane promessa dell’atletica, annegata al largo di Malta, mentre era diretta a Lampedusa, a soli 21 anni. Il silenzio attonito sui titoli di coda di tutti gli spettatori valeva più di mille parole. Immagini e storie reali valgono più di mille dibattiti.
Il venerdì sera la presentazione della mostra fotografica di Giovanni Cappello sulla comunità rumena di Carmagnola ha aperto lo sguardo su una comunità importante della realtà carmagnolese e protagonista del Festival Intrecci di questa edizione. Dopo un gradevole apericena a cura di alcune
abili volontarie di Karmadonne, un folto pubblico ha partecipato alla tavola rotonda su “Perché è così
difficile entrare in Europa” con l’attivista Vesna Scepanovic, Sergio Durando, direttore della Pastorale
Migranti di Torino, Donatella Giunti già funzionaria ufficio Migranti della Prefettura di Torino e Alessio
Malinconico della Rete Vesuviana Solidale di Napoli. La sera del sabato, prima di una cena con un caratteristico piatto marocchino, preparato dalle donne marocchine che si ritrovano a Casa Frisco, c’è stato un emozionante incontro con l’autore Gianandrea Franchi e con Lorena Fornasir, dell’Associazione Linea d’Ombra di Trieste, preziosi testimoni di quello che succede sulla rotta balcanica delle migrazioni. Anche in questo caso, la realtà della testimonianza di chi ogni giorno tocca e si lascia toccare dalle storie, ha aiutato a comprendere meglio la complessità di un problema, scansando quegli slogan, facili e ingannevoli, che ci portano fuori strada, e, soprattutto, lontano dalla comprensione. A cui si è aggiunta la testimonianza di Gianna Demasi di Carovane Migranti che ha esposto il lenzuolo di Cutro con i nomi ricamati delle vittime del naufragio e ha annunciato la meta del prossimo viaggio che sarà a Calais. Un provvidenziale scroscio d’acqua, giunto proprio alla fine dell’incontro, ha simbolicamente spazzato via le scorie emotive che ci travolgono nel sentire certe storie. Dopo (e durante) la cena, il simpatico trio musicale, YA BASTA di Scisciano, in provincia di Napoli, ha portato quell’allegria contagiosa, tipicamente napoletana.
La domenica è stata un susseguirsi di colori, movimenti, sapori, emozioni, suoni, danze e incontri speciali. Fra le bancarelle di prodotti rumeni e vestiti delle sarte di Casa Frisco, è scivolata con leggerezza la sfilata di moda: prima i costumi rumeni e poi gli abiti confezionati dalle sarte di Casa Frisco, indossati da meravigliose modelle di ogni età, hanno gradevolmente appagato i molti che erano venuti ad assistere. L’ombra generosa dei grandi alberi di Casa Frisco ha permesso di superare indenni la calura del pomeriggio. Subito dopo, arrivati con un autobus da Torino, le ragazze e i ragazzi dell’ Ansamblul Folcloric “Carpatica”, hanno intrattenuto il numeroso pubblico con danze e canti tradizionali rumeni. Il caldo torrido non ha fermato né messo in difficoltà questi giovanissimi e bravissimi interpreti. Per finire, oltre duecento persone hanno gustato la ricca cena a base di piatti rumeni, preparata dalla comunità rumena di Carmagnola. “Non dirmi che hai paura” ha aperto il Festival ed è stato lo sfondo su cui si è mossa tutta l’iniziativa: nessuna paura di affrontare le complessità, le differenze, le novità, le sfide della vita e del mondo; stare a contatto con gli altri, con chi porta nuove visioni della vita e ci fa gustare nuovi piatti, nuove idee, nuovi modi di vedere, non ci priva della nostra libertà, anzi, la allarga; non ci priva della nostra sicurezza, anzi, la fortifica. Con amici ci si sente al sicuro. Riempire il mondo di nemici ci fa sentire insicuri.
Tocca a noi scegliere chi vogliamo intorno: amici o nemici. Gli intrecci rendono sempre più forte ogni
cosa, ogni legame, ogni valore. Ecco il valore vissuto in queste tre serate e una domenica di metà
giugno. Un ringraziamento speciale anche agli amici del Margot per il sostegno di sempre e al patrocinio del Consiglio Regionale del Piemonte, della Città Metropolitana di Torino e del Consolato Generaledi Romania a Torino, oltre alle istituzioni, ringraziamo tutti quelli che ci hanno sostenuto per la realizzazione del Festival Intrecci 2025



