Sembra ormai una prassi politica consolidata: per distogliere l’attenzione da un problema che viene sollevato su qualche “Autorità”, si crea un nuovo problema che tocca altri: molto spesso chi solleva il problema o chi evidenzia in maniera eclatante i risultati di una decisione, viene lui stesso denigrato e colpito da accuse e ingiurie. Quello che è successo a Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati è emblematico: tenendo fede al suo incarico (che ha dal 2022), Albanese ha pubblicato di recente un rapporto in cui denuncia che molte aziende, in particolare americane, “Hanno tratto profitto dall’economia israeliana dell’occupazione illegale, dell’apartheid e ora del genocidio” nei territori palestinesi occupati. Il rapporto, di fatto, ha innescato una piccata risposta da parte di Israele, mentre alcune aziende hanno protestato fortemente, tanto che il segretario di Stato americano Marco Rubio, ha definito il suo operato “parziale e malizioso”, ha pubblicato un post dicendo che: “Impongo sanzioni alla relatrice speciale dell’Onu Francesca Albanese per i suoi sforzi illegittimi e vergognosi di sollecitare un’azione della Cortepenale internazionale contro funzionari, aziende e dirigenti statunitensi e israeliani».
Grande solidarietà alla relatrice ONU da parte di moltissime personalità, primo fra tutti il presidente dei Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, l’ambasciatore svizzero Jürg Lauber. Fatto sta che questi attacchi “personali” fatti dallo Stato di Israele e USA non hanno intimorito l’esperta italiana che ha dichiarato che: “Continuerà a fare quello che deve, anche se sarà una sfida. Le dichiarazioni contro di me sono calcolate per indebolire la mia missione. Vogliono intimidire me, e chiunque cerchi di dire la verità sul genocidio in corso a Gaza, usando metodi che ricordano quelli adottati dalla mafia. Ma non ci riusciranno, perché io continuerò a fare il mio lavoro con la schiena dritta, chiedendo il coinvolgimento della Corte penale internazionale. Il premier israeliano Netanyahu deve essere giudicato all’Aia».Ma questa presa di posizione non basta. Secondo un’inchiesta di Fanpage, a partire dal 5 luglio il governo israeliano ha lanciato una campagna pubblicitaria su Google per screditare la relatrice utilizzando il sistema pay-per-click: pagando Google, fa apparire come primo risultato di ricerca una pagina sponsorizzata che scredita Albanese. La pagina è finanziata dalla Israeli government advertising agency, che opera per il governo Netanyahu usando strumenti di comunicazione commerciale per manipolare la narrazione sul conflitto. Insomma, quando qualcuno parla di te e non ti piace quello che dice, piuttostoche “argomentare” si passa all’attacco screditando chi “si è permesso di dire qualcosa di diverso”.
La stessa cosa è successa a Carmagnola lo scorso 23 giugno quando sindaco, vicesindaco, alcuni assessori e consiglieri comunali si sono trovati per un “sit-in” davanti ad un “pezzo di terra” al fondo di via Avigliana, su via Novara, un tempo in uso dai genitori di Angela Inglese, la moglie dell’ex sindaco Elia, promotrice del festival “Intrecci” che ha avuto un grande successo di pubblico che forse ha infastidito il festival Samsara, voluto dal vicesindaco Cammarata e sponsorizzato con 100.000 euro dall’assessore Maurizio Marrone e da 10.000 euro dalla stessa Giunta Gaveglio. Durante l’inaugurazione di “Samsara” alcune decine di cittadini hanno promosso un sit-in contro l’abnorme impiego di fondi pubblici. Le foto del sit-in di via Novara sono un evidente richiamo alla prima protesta e sono state percepite come una contromossa. Secondo l’enciclopedia Wikipedia, il sit-in è: “Una forma di protesta basata sull’occupazione di un’area allo scopo di attirare l’attenzione sulle istanze dei contestatori”. Non ho trovato traccia nel web di Sit-in voluto da amministrazioni pubbliche o comunque da chi detiene il potere di decidere una determinata situazione pubblica. Normalmente chi fa un “Sit-in” è perché protesta contro la decisione di un Comune, di una Regione, di un ente o di una istituzione, non il contrario. A Carmagnola è però successo, ed è stata fatta contro un “singolo individuo”, Pasquale Inglese, 91 enne, papà di Angela Inglese che negli anni ‘70 ricevette questo appezzamento in uso come orto dal proprietario, quando via Novara non esisteva ancora (vi erano solo campi).
Una vicenda che è andata avanti dalla fine degli anni 80 (potete trovare un articolo nelle pagine seguenti del giornale) ma la cosa importante è che tale appezzamento è, nel tempo, diventato di proprietà del Comune di Carmagnola. Quindi perché l’amministrazione con tutti i suoi massimi rappresentanti fa un sit-in (forse l’unico in Italia) contro se stessa? Perché, visto che l’area incriminata è di proprietà del Comune, non ha fatto la pulizia dell’area (e mentre vi scrivo nulla è cambiato)? Perché accendere i riflettori su questa vicenda dopo che Angela Inglese si è permessa di criticare “Samsara”? Perché un’amministrazione comunale che ha un contenzioso con un singolo cittadino (Pasquale Inglese 91 anni) rende pubblica la questione con tanto di nomi e cognomi? Non esiste la privacy che impone ai pubblici ufficiali di mantenere il riserbo per cautelare i cittadini? Perché questo attacco personale? Perché alcuni di coloro che hanno partecipato a questo Sit-in hanno dichiarato privatamente di essere stati coinvolti pensando “ad un problema ambientale” e non per l’attacco così diretto ad un cittadino carmagnolese? Perché dopo la famosa foto del Sit in non si è più saputo nulla e nulla è cambiato quando alcuni cartelli inneggiavano ad una situazione di allarme e pericoloso degrado? Domande che meritano una risposta



