Proprio mentre stavano partendo “le rotative” per la stampa del numero cartaceo di luglio-agosto del nostro mensile, ecco che arriva in redazione la notizia del giorno: il Partito Democratico e Carmagnola Civica hanno presentato due interpellanze sulle dichiarazioni fatte dal Vicesindaco Alessandro Cammarata a “Il Carmagnolese” a proposito del le ultime sentenze legate al processo Carminius.
Nelle ultime settimane il vicesindaco e segretario cittadino di Fratelli d’Italia ha partecipato ad un incontro di “Avviso Pubblico” di cui è membro del comitato direttivo, parlando dell’esperienza di Carmagnola.
Avviso Pubblico è un’associazione che sostiene gli enti locali nella diffusione della cultura della legalità e del contrasto alle organizzazioni criminali. L’esponente di Fratelli d’Italia, che si è visto bruciare due auto e che per anni è stato sotto scorta, ha rilasciato diversi commenti a proposito delle ultime sentenze dei giudici. E sono proprio le sue dichiarazioni che i partiti del centro sinistra chiedono che vengano discusse nel prossimo Consiglio Comunale che si terrà il 31 luglio. Viene chiesto alla sindaca se abbia avuto modo di verificare se le parole trascritte nel menzionato articolo corrispondano al pensiero del Vicesindaco. Nello specifico la frase che ha destato perplessità è: “E’ certificato dalla Cassazione che gli attentati dolosi alle mie due autovetture sono stati opera della stessa persona che voleva avere appalti dal Comune, ma che ha ottenuto solo porte chiuse dal sottoscritto”. “A parte il plauso, doveroso, di tutta la cittadinanza per il lodevole comportamento – si legge nell’interpellanza – ove effettivamente risulti comprovato quanto affermato, occorre tuttavia osservare che dalla lettura delle 53 pagine della sentenza pronunciata dalla Corte di Cassazione non emerge con altrettanto vigore e chiarezza una simile narrativa dei fatti, che permetta infine di annoverare, insieme ai Magistrati ed alle Forze dell’Ordine, anche (prosegue il virgolettato nell’articolo) “quegli amministratori che non hanno ceduto, ma hanno mantenuto la schiena dritta”. “Occorre fare lo sforzo di leggere (tutta) la motivazione per ricavare agevolmente quanto emerso dalle carte processuali, ovvero che mentre è vero che sul territorio comunale era presente una consorteria “quale articolazione di n’drangheta cd. delocalizzata, derivata dal clan ……. egemone nel territorio del comune di Sant’Onofrio (Vv) e zone limitrofe” (pag. 21 della sentenza) non è scritto da nessuna parte che detta consorteria abbia rivolto la propria attenzione agli amministratori locali (…) come fatti oggetto di minacce, e che siano stati per tanto costretti a “tenere la schiena dritta” mutuando l’immagini fica espressione utilizzata dal sig. Vice Sindaco”. “Poiché dalle parole usate vuol farsi emergere una realtà assai diversa – continua il testo – che potrebbe anche intimorire la comune sensibilità, sorge il dubbio che il Vice Sindaco abbia fatto ricorso ad espressioni allusive per riferirsi a qualche altro evento od episodio, del quale peraltro non v’è traccia nella sentenza e quindi si ritiene dunque opportuno, anche per la tranquillità di tutti i nostri concittadini, che vi sia un chiarimento in proposito”.
Ma non è tutto.
Viene anche chiesto conto della frase: “Nelle carte del processo è stato dimostrato che la nostra città è salva, ma è stata ad un passo dalla presa delle mafie, che hanno cercato addirittura di infiltrarsi nelle elezioni comunali del 2016”.
“Una simile affermazione è molto forte – chiedono i partiti di centro sinistra carmagnolese – ed è doveroso da parte della Sindaca e del Vice Sindaco, che si è espresso in quel modo, cosa abbia inteso dire ed a quali fatti abbia inteso fare riferimento.
Se poi si va a cercare delle conferme nella sentenza (ovvero Corte di Cassazione, sez. sesta penale, num. 19712/2025), ovvero un passaggio motivazionale dal quale trarre maggiori informazioni, si viene invece a capo di una realtà alquanto diversa da quella descritta. Noi chiediamo che questo venga chiarito nel Consiglio Comunale in particolare per il rispetto dovuto a tutti coloro che furono i principali competitori del centro sinistra e del candidato Sindaco di allora, onde evitare pericolose e disdicevoli omissioni che potrebbero anche infangarne l’immagine”. Una questione che occorre cercare nelle carte del processo, e che con queste interrogazioni sindaco e vicesindaco dovranno chiarire. Quando il vicesindaco Cammarata è stato interrogato del giudice Alberto Giannone il 24 febbraio 2021 per quasi due ore, noi del Corriere eravamo presenti in aula, e dalle sue parole non sono emerse certezze. Vedremo nel prossimo Consiglio cosa emergerà. Forse ci sono ancora segreti da scoprire.



