VINOVO – Un’annosa questione maturata nei mesi scorsi, sul banco del Consiglio Comunale di Vinovo, che ha creato una “crepa insanabile” all’interno della maggioranza.
Si tratta del prolungamento di un tratto di via Chisola verso la SP143 (complessivamente in un’area di meno di 5 giornate piemontesi, fatta di prime abitazioni nel concentrico della Città e alcune aziende artigianali localizzate nell’ex quartiere della Manifattura Bertero), lungo l’argine del torrente Chisola.
Sempre il progetto, inizialmente bocciato in riunione di maggioranza con un voto quasi unanime, ha innescato una crisi politica senza precedenti all’interno del gruppo consiliare “Uniamo Vinovo”. A distanza di poche settimane da quella decisione, la sindaca Maria Grazia Midollini ha cambiato rotta, portando in Consiglio una delibera che non sanciva la rinuncia all’opera, ma proponeva un generico approfondimento «per raccogliere dati e pareri».
A quel punto, i consiglieri Diego Barilà (all’epoca capogruppo) e Gianmaria Gai (presidente della commissione lavori pubblici), hanno presentato un emendamento tecnico pienamente coerente con quanto dichiarato dalla stessa sindaca: richiesta di rilievi ambientali, incontri pubblici e analisi comparative. Ma invece di essere accolto, l’emendamento è stato bocciato dalla stessa maggioranza, che ha preferito non assumersi alcun impegno vincolante.
Da lì, la frattura si è aperta definitivamente: Barilà è stato revocato dalla carica di capogruppo, a Gai e Barilà sono state ritirate le deleghe e infine entrambi sono stati esclusi dalle riunioni di maggioranza e dalla chat istituzionale del gruppo, dove è stata nominata la nuova figura di capogruppo, Renato Piccione.
Oltre al danno, la beffa. Una “democrazia violata” – come denunciano – nei confronti di due consiglieri eletti e ancora formalmente nella maggioranza.
Ma il loro impegno civico per il bene di Vinovo continua incessante e imperioso. A confermarlo non sono solo i comunicati stampa, ma anche due atti ufficiali protocollati il 9 maggio, relativi a un’interrogazione consiliare e a una diffida formale indirizzata alla sindaca e agli organi consiliari, che saranno discussi pubblicamente nel Consiglio comunale del 21 maggio prossimo.
«Un gesto che ricorda più le epurazioni da reality show che l’attività di un’amministrazione democratica, ci è stato comunicato – dal neo capogruppo Renato Piccione – che non potremo più partecipare alle riunioni della maggioranza, né leggere le comunicazioni nel gruppo WhatsApp istituito dalla stessa. – commentano gli stessi Barilà e Gai – Se non fosse triste, sarebbe quasi poetico. O tragicomico. Anzi, diciamolo con le parole di Ennio Flaiano: “In Italia la situazione è grave, ma non è seria.”
La gravità sta nel metodo: una decisione presa in totale assenza di contraddittorio, che ignora ogni principio di confronto democratico, nel silenzio assenso di chi preferisce l’unanimità imposta al dissenso argomentato. La mancanza di serietà, invece, è tutta nel modo: un’amministrazione che riduce la partecipazione politica a una questione di “chi è dentro” e “chi è fuori” da una chat, come se governare fosse una recita a porte chiuse da cui si può allontanare chi stona. “Vinovo merita di più,” abbiamo detto. Evidentemente è bastato questo per essere considerati traditori. Come se difendere coerenza, trasparenza e competenza fosse diventato un atto eversivo. Eppure, come scrisse George Orwell, “La vera libertà è dire alla gente ciò che non vuole sentire”. E noi continueremo a dirlo. Non siamo noi ad aver abbandonato il progetto originario di Uniamo Vinovo: è il progetto che ha smesso di riconoscersi nei suoi stessi valori. Quelli che dovevano guidare una comunità coesa, non blindare una corte. A chi pensa di ridurci al silenzio, ricordiamo che un mandato popolare non si revoca con un messaggio di gruppo. La nostra voce non si spegne con una disconnessione: la porteremo, forte e chiara, nelle sedi istituzionali e tra i cittadini. La fedeltà cieca è comoda, ma pericolosa. Noi scegliamo la scomodità della libertà, alla tranquillità dell’obbedienza. Con dignità, continueremo a fare il nostro lavoro. Anche se questo dovesse significare, citando ancora Flaiano, “essere in minoranza due volte: come cittadini e come pensanti”».
Ancora un loro pensiero finale: «Noi non ci stiamo. Continueremo a denunciare ogni mancanza, ogni ambiguità, ogni fuga dalle responsabilità. E continueremo a lavorare e a svolgere il nostro ruolo in maggioranza, con serietà e determinazione, per costruire un’alternativa vera: trasparente, competente, decisa, differente dal passato e in linea con quanto promesso in campagna elettorale. Vinovo merita molto di più. E noi non ci fermeremo».



