Una città alla ricerca della sua vera identità

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Una città alla ricerca della sua vera identità

È passato un anno dal primo lockdown e dai manifesti sparsi in tutta Italia: “Ce la faremo”, “Andrà tutto bene”, ecc… Nonostante i tanti sforzi e promesse siamo ancora “chiusi” nelle nostre case. È passato Conte, è arrivato Draghi, con una forma e una modalità un po’ diversa, ma la sostanza non è cambiata: il coronavirus vince ancora. Dovremo aspettare il termine della campagna di vaccinazione ma questo minuscolo virus ha stravolto la nostra vita.

Come dicevo nello scorso numero, anche le elezioni amministrative saranno condizionate da questa situazione. Ora sappiamo che si voterà in autunno (forse il 10 e 11 ottobre) e che, almeno per ora, sono vietati comizi e assembramenti. Una campagna elettorale che a Carmagnola non si risparmia ed è partita “alla grande” come se si votasse tra pochi mesi.

Ormai i manifesti elettorali sono apparsi sugli spazi pubblicitari, il Terzo Polo continua ad infoltirsi di nuovi personaggi e a preparare la presentazione del candidato sindaco e il centro sinistra è pronto a presentare il suo programma e a cercare il suo candidato.

Molti danno per certo che a rappresentare l’alternativa alla Gaveglio sarà Angelo Elia e lui ha dichiarato che ci sta pensando, ma una vera e propria ufficialità non c’è. Quindi a oggi siamo certi che a contendersi lo scranno più ambito di Carmagnola saranno almeno tre pretendenti, visto che Inglese è rimasto tra i fidi gavegliani e che il Movimento Cinque Stelle non ha ancora deciso cosa farà: presentarsi agli elettori con un nuovo candidato (ma è difficile da trovare) o scendere al fianco del centro sinistra e sostenere il suo candidato? Un’ipotesi quest’ultima che rischia di frantumare ancor di più il gruppo carmagnolese di Beppe Grillo. Lo stesso per Italia Viva: se correrà a Carmagnola, sosterrà il centro sinistra o presenterà un suo candidato?

Un inizio di campagna elettorale comunque come non si era mai visto e che preannuncia una lunga contesa in questi mesi che ci separano dal voto. Infatti, si è iniziato con la pubblicazione di annunci di ricerca candidati del tipo “AAA cercasi”, come se la formazione delle liste potesse avvenire con una selezione simile ai colloqui di lavoro. Si sono fatte presentazioni in piazza in cui pur con le dovute distanze si è cercato di presentare un programma politico e i nuovi candidati, anche se non è stato facile.

Si stanno facendo delle conferenze via internet (un po’ come la Didattica a Distanza delle scuole) per cercare di raccogliere nuove idee e stilare un programma da proporre ai cittadini per una Carmagnola diversa. Fatto sta che ci saranno modalità diverse e del tutto nuove rispetto a quanto eravamo abituati fino ad oggi. Quello che rimane sempre uguale sono le “trame” che sottendono la politica carmagnolese, come in ogni altra città o istituzione.

Tant’è che perfino il parroco della più grande parrocchia di Carmagnola, don Dante, ha dovuto precisare sul foglio domenicale che: “La Chiesa, e quindi la parrocchia, per sua natura è e resta fuori e al di sopra delle parti e, senza schierarsi o sostenere alcun partito e tantomeno alcun candidato, accompagna con la preghiera questo momento auspicando che chiunque è chiamato a prestare il proprio servizio agisca per il bene comune della società (…)”.

Come sempre non mancano attacchi personali, riunioni in cui si cerca di riallacciare rapporti o tagliarli definitivamente, in cui questo o quel personaggio politico cerca di imporre la propria volontà. Incontri in cui si cerca di puntare su questo o quell’argomento sperando possa attirare maggiormente l’attenzione degli elettori e con essi il loro voto. Sicuramente uno degli argomenti che penso verranno utilizzati in questa campagna elettorale sarà la legalità, da sempre cavallo di battaglia di molti partiti politici.

Da sempre abbiamo sentito dire che occorrono “politiche che portino ad una legalità diffusa”: una promessa che è diventata più impellente dopo il blitz del marzo 2019 in cui sono stati arrestati diversi personaggi che sembrano legati alla ‘ndrangheta calabrese.

Una situazione che ha stravolto la vita sociale di Carmagnola e che solo in queste ultime settimane sta venendo alla luce con le testimonianze del sindaco Gaveglio, del vicesindaco, dell’assessore Cammarata, del comandante dei vigili urbani e di altri personaggi del Comune di Carmagnola. Testimonianze che hanno fatto emergere una realtà carmagnolese diversa da quella che si era abituati a pensare, che ha stupito molti cittadini. Saranno le sentenze del processo a decretare cosa succedeva fino a pochi mesi fa in città e a “estirpare” quel cancro che è la mafia, anche se più che di mafia, nelle udienze a cui ho assistito e dai resoconti che sono emersi, si parla di malaffare e di intrallazzi, che hanno portato a vicende che noi del Corriere abbiamo da sempre documentato e condannato.

Ma occorre, almeno per il momento e fino a quando le sentenze non saranno emesse, e la verità possa venire alla luce, astenersi da insinuazioni o facili conclusioni. Tocca al processo in corso esaminare le prove, distinguere i fatti dalle opinioni, le condotte criminali dai “si dice”.
Un atteggiamento cauto per distinguere i veri reati dagli atteggiamenti forse discutibili ma senza rilevanza penale e ci porti a fare chiara luce su quello che è realmente successo, senza negare l’evidenza (a Carmagnola qualcosa di grave è accaduto) ma che eviti a tanti di ergersi come coloro che la mafia l’hanno sconfitta, correndo anche il rischio che indicava il grande scrittore siciliano Leonardo Sciascia: “Nel momento in cui qualcuno “si esibisce” come antimafioso, difficilmente qualcun altro oserà criticarlo o attaccarlo, anche con ragioni fondate, perché correrebbe “il rischio di essere marchiato come mafioso e con lui tutti quelli che lo seguono”.