Il mito di Paolo Rossi vive nei dintorni del Carmagnolese

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I ricordi della faulese Alemanno e dello scrittore sportivo pralormese Crepaldi

Anche nei Comuni dei dintorni di Carmagnola l’immagine del campionissimo Paolo Rossi rimarrà marcata nei pensieri della gente, nonostante la sua triste scomparsa nelle prime ore del mattino del 10 dicembre scorso. Chi ne ha da sempre mostrato interesse, sin da ragazzina (da quando di fatto aveva 15 anni), è la faulese Carla Alemanno, capogruppo di minoranza dell’attuale amministrazione comunale, ma anche tifosa bianconera, da tempo presidente di uno Juventus Club Doc intestato alla figura di un altro ex campione della Vecchia Signora,  attuale vice presidente della società: Pavel Nedved.

Rossi firma un autografo fuori dal ritiro di Villar Perosa

 «Ho un bellissimo ricordo di Paolo Rossi –  ha spiegato la cinquantaduenne laureata in Scienze Motorie e titolare di una palestra a Moretta –  Dalla finale mondiale in Spagna nel 1982 ho imparato ad amare la Juve e il suo giocatore italiano più rappresentativo, che sfornava tanti  gol. Tutti i sabati, immancabilmente, i  miei genitori mi portavano a seguire la squadra al ritiro di Villar Perosa e ci restavo per tutta la seduta di allenamento. Facevo diventare matti i giocatori per il mio gran tifo, tra cui appunto Paolo Rossi. E la tradizione si è ripetuta per tutto il periodo in cui il Pallone d’oro ha militato alla Juve, sino al 1985»

Lo scrittore pralormese Danilo Crepaldi

Ad offrirne anche un’analisi lo scrittore quarantaduenne pralormese Danilo Crepaldi, già noto per opere di natura calcistica su campioni balcanici e sovietici come il giocatore Zavarov o l’ex compianto mister Vujadin Boskov e fresco dell’ultima opera libraria su uno degli allenatore più innovativi del secolo scorso nei paesi dell’Est, dal titolo “La legge del colonnello – Sulle tracce di Valerij Lobanovskij”.

«La figura di Paolo Rossi deve essere di esempio per tutti. Si è rivelato durante la sua carriera un ‘ragazzo dal popolo’, portato sull’altare, grazie alla sua umanità e al suo impegno messo sia in campo, che fuori. Un ragazzo finito nella polvere a causa di una questione poco chiara legata al calcio scommesse, ma che come una fenice seppe risorgere dalle sue ceneri. Vinse molto, sino ad aggiudicarsi Mondiale, Pallone d’oro e tre anni fantastici con la Juve. – ha affermato Crepaldi – ».

«Ovunque abbia militato, – ha proseguito – ha comunque fatto bene, sin tanto che convinse il ct Bearzot nel preferirlo a Pruzzo come punta faro dell’attacco dell’Italia. Tramutò tutto il suo silenzio in fatti. La classe di Rossi comunque era evidente. Basti pensare che ai tempi in cui giocava al Vicenza la squadra arrivò seconda in campionato. Seppe portare una matricola come il Lanerossi Vicenza alla seconda piazza, dietro alla Juventus,con cui in seguito si consacrerà dopo aver giocato anche nel Perugia».

«Come amante e conoscitore del calcio balcanico posso dire che Rossi abbia una stima infinita in Polonia, che ho potuto visitare in passato. – ha concluso lo scrittore – Lo conoscono anche come il grande ‘Pablito’, giocatore letale in area, ma che all’occorrenza indietreggiava per offrirsi a centrocampista di manovra al servizio della squadra.  Un giocatore balcanico paragonabile a Rossi? Il croato Davor Suker, campione della nazionale, di Real Madrid, Arsenal e West Ham, Un altro, in tempi più recenti, direi Milan Baros, giocatore ceco vincitore della Champions col Liverpool».