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Sì, si può fare

Possiamo proprio dirlo: se le regole vengono rispettate si riescono a costruire e proporre proposte culturali e incontri. A Carmagnola lo abbiamo dimostrato.

Lo abbiamo dimostrato con la 71° edizione della Fiera Nazionale del Peperone. Una Fiera, come ho avuto modo di dire durante una degustazione, diversa, strana, ma che l’amministrazione comunale ha avuto il coraggio di proporre ed organizzare. Non sarà certo un’edizione che passerà alla storia, ma ha il merito di non interrompere la tradizione. La Fiera di Carmagnola è stata una delle poche in Piemonte che hanno aperto i battenti e che, nonostante tutte le limitazioni e tutti i requisiti di sicurezza richiesti, si è svolta senza particolari problemi.

Lo abbiamo dimostrato con “Letti di Notte”, il festival letterario carmagnolese che è diventato un appuntamento “storico” del panorama culturale piemontese. Un’edizione particolare, ma che ha visto nel cortile della cascina Vigna sempre tutti occupati i 240 posti a sedere (opportunamente distanziati) e con tantissimi partecipanti in piedi. E stiamo parlando di una manifestazione in cui si parla di libri. Grande merito al Gruppo di Lettura Carmagnola e in particolare a Maurizio Liberti che hanno creduto in questa proposta e che sono riusciti a far venire a Carmagnola grandi scrittori in quella che a detta di tutti loro è stata la prima, e per alcuni di loro l’unica, uscita pubblica del 2020.

Sarà la voglia di uscire e incontrare, nonostante tutte le restrizioni, gente e amici. Sarà che ci sono molte meno occasioni di incontro e di svago, ma a settembre quest’anno abbiamo dimostrato, noi Carmagnolesi, che se si vuole è possibile farcela. In fondo, nonostante i nostri problemi e le nostre “paturnie” l’amministrazione comunale e il Gruppo di Lettura sono riusciti a superare gli ostacoli, scommettendo sul comportamento dei Carmagnolesi e proponendo un format diverso ma che forse ha dato nuovi e più proficui frutti.

Per la Fiera del Peperone siamo tornati alle origini, puntando molto sui produttori di peperoni e sui prodotti d’eccellenza del territorio. Il Covid ci ha costretto ad abbandonare per un anno quei bruttissimi percorsi a senso unico che ti obbligavano a passare davanti ai tanti banchetti commerciali dove tutti ti chiedevano: “Vuole provare questo strepitoso prodotto?”. Certo, ormai colui che comanda in ogni fiera di paese è il business, ma se riuscissimo anche nelle prossime edizioni a mettere al centro la qualità, riducendo gli stand, puntando solo sul territorio, cercando di dare la possibilità economica a tutti i produttori di esporre le loro eccellenze, non sarebbe per nulla male.

Questo servirebbe anche per ripensare al format della Fiera del Peperone che dopo 15 anni di “Piazza dei Sapori” aveva e ha necessariamente bisogno di un restyling. “Letti di Notte”, che noi del Corriere di Carmagnola abbiamo sempre sostenuto fin dalle prime edizioni quando nessuno credeva nelle sue potenzialità, ha dimostrato che puntare sulla cultura paga, non in termini economici, ma in termini di “crescita sociale”, di “aprire al mondo per dare al mondo strumenti che possano cambiare il mondo stesso”.

Da sempre plaudo a questo gruppo e a Maurizio Liberti in particolare che non hanno voluto chiudersi nel loro guscio, non hanno voluto ritrovarsi solo tra amici e condividere tra di loro questa loro passione, perché sapevano che non sarebbero andati lontano e non sarebbe servito a nulla e che prima o poi sarebbe morto tutto. Potersi aprire al nuovo, lasciare le proprie certezze per esplorare le incertezze e confrontarsi anche con chi non la pensa come noi, riesce a darti quella spinta per superare gli ostacoli e continuare a lavorare per un mondo diverso.

Proprio su queste considerazioni chiudo il mio editoriale ricordando l’amico Massimo Bonfatti. E’ stato proprio pensando a lui dopo la sua improvvisa scomparsa che mi sono venuti in mente questi spunti. Massimo è stato una di quelle “eccellenze della solidarietà” carmagnolese che da sempre ha coltivato la voglia di dedicare il proprio tempo libero a chi soffre, andando oltre i confini di Carmagnola, tendendo una mano a quelle popolazioni colpite dalla catastrofe di Chernobyl o a quelle distrutte da decenni di tirannie e soprusi. Non per nulla l’associazione di cui era presidente si chiama “Mondo in Cammino”. Anche lui ha guardato oltre i confini di Carmagnola, è andato al di là del proprio borgo, della propria città perché solo andando oltre, si può realizzare qualcosa di nuovo e il seme gettato germoglia anche quando non ci siamo più. Diversamente i nostri sforzi non servono a nulla.