Silvia Testa, dall’impatto con il Virus in ospedale alla lotta quotidiana

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Silvia Testa, dall’impatto con il Virus in ospedale alla lotta quotidiana

Fin dai primi giorni è stata la responsabile al San Lorenzo di Carmagnola delle emergenze Covid-19. Silvia Testa, dottoressa ed ex sindaco della città di Carmagnola, si apre al Corriere di Carmagnola raccontandoci la sua esperienza di questi mesi, vista anche la situazione attuale che si va giorno dopo giorno normalizzando.

Dott.ssa Silvia Testa fino allo scorso febbraio quale era il suo ruolo al San Lorenzo?

Il mio ruolo all’interno dell’ASLTO5 è Responsabile Sale Operatorie, Responsabile Emergenze Cliniche/PEIMAF (piano emergenze intraospedaliere maxiafflusso) del Presidio Ospedaliero di Carmagnola. Il mio incarico non si è modificato con la pandemia del coronavirus. Durante l’emergenza ogni figura all’interno del nostro ospedale è stata coinvolta per quanto di competenza ad organizzare l’attività in base alle necessità legate al coronavirus.

Come è stato l’impatto con questa pandemia? Quali misure sono state prese fin dai primi momenti? Quali modifiche ha subito il San Lorenzo sia negli spazi che nei rapporti con la popolazione, pazienti di altre patologie e parenti?

L’impatto con il coronavirus è stato devastante come in ogni struttura ospedaliera coinvolta ma il nostro ospedale ha reagito in modo puntuale alle necessità cliniche, organizzative e in risposta alle richieste dell’unità di crisi. Quotidianamente si è modificata l’attività in base alle necessità che si presentavano; il blocco operatorio è rimasto attivo solo per gli interventi di urgenza, sono state interrotte tutte le attività ordinarie per permettere l’accoglienza ed il ricovero dei pazienti positivi al coronavirus. Sono stati identificati i varchi di accesso all’ospedale, le modalità di accesso ed i percorsi Covid free e Covid pos che sono stati distinti nettamente per evitare contaminazioni. Tutti i pazienti che accedevano in urgenza al Pronto Soccorso sono stati sottoposti ad un triage particolare e indirizzati verso il percorso adatto in base alle esigenze. Da subito è stato interdetto l’ingresso ai famigliari per la tutela loro, dei pazienti e degli operatori e per cercare di mantenere al minimo l’eventuale rischio di contagio. Questo sicuramente è stato un aspetto negativo per i pazienti ricoverati e per gli operatori che li assistevano, sono state fatte molte videochiamate con i parenti, ove era possibile, ma posso dire con certezza che l’assistenza infermieristica è stata eccellente anche sotto questo aspetto.

A Carmagnola ci sono stati casi che han dovuto essere trasferiti altrove? Magari nelle RSA?

Nel nostro nosocomio ci sono stati dei trasferimenti di pazienti verso le terapie intensive solo all’inizio della pandemia e in percentuale sostanzialmente ridotta rispetto ai ricoveri; molti pazienti sono stati dimessi direttamente al domicilio dopo essere stati sottoposti alle cure del caso; non ci sono stati trasferimenti presso le RSA cittadine (salvo pazienti negativizzati che già erano istituzionalizzati prima del coronavirus), qualche paziente è stato trasferito presso il nosocomio di Verduno, altri presso le OGR. Tutta la regia dei trasferimenti è stata gestita dall’unità di crisi che aveva costantemente aggiornato il numero di posti letto in Piemonte rispetto alle necessità assistenziali dei pazienti.

Le RSA del territorio hanno mandato pazienti al San Lorenzo?

I pazienti giunti al nostro ospedale sono arrivati dal domicilio, da alcune strutture e da altri nosocomi.

Quale è stato il picco di ricoveri?

Durante il picco massimo di contagi nel nostro territorio, a Carmagnola sono stati convertiti 4 reparti ordinari in reparti covid in base alle necessità assistenziali (alta media e bassa intensità di cura) per un totale di circa 60 posti letto adattati ed adattabili in base alle esigenze quotidiane.

Come ha reagito l’amministrazione comunale e la popolazione nei confronti del San Lorenzo?

I cittadini carmagnolesi, l’amministrazione comunale, le associazioni, le ditte e molti esercizi commerciali di Carmagnola e alcuni comuni limitrofi sono stati davvero generosi nel donare al nostro ospedale attrezzature, dispositivi di protezione individuale, dispositivi per la ventilazione non invasiva, e molto altro… Come sempre Carmagnola si è distinta per generosità e solidarietà!

Ora che la situazione è migliorata quali misure continueranno ad essere attive?

Per molto tempo si dovrà convivere con il coronavirus e con i percorsi che si modificano e si adattano in base all’andamento epidemiologico dei contagi. Attendiamo di vedere come si comporterà il virus in autunno e come sarà l’andamento dei contagi. Bisogna sicuramente prendere atto del fatto che la nostra quotidianità è cambiata e che bisogna avere la responsabilità di attenersi alle regole per evitare l’accensione di nuovi pericolosi focolai. Intanto le attività ordinarie nel nostro ospedale sono pian piano riprese; le sale operatorie sono attive dal 4 maggio, il Pronto Soccorso è stato riaperto di notte e anche l’attività ambulatoriale è stata riattivata. Mai come in questo momento il nostro lavoro deve essere dinamico ed adattarsi in base alle esigenze che si presentano nella speranza che un’ondata come quella di marzo-aprile non si ripresenti più…chi l’ha vissuta come operatore sanitario in prima linea non se la scorderà facilmente anche per l’aspetto emotivo vissuto.

Maresita Brandino