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Processo Carminius: Carmagnola non deve dimenticare

Sembra proprio che il coronavirus abbia lasciato Carmagnola. Almeno questo è quanto dicono i dati delle autorità competenti e se anche non possiamo dirci completamente al riparo da eventuali ricadute, possiamo tirare un sospiro di sollievo.

Se con la fase 3 della pandemia stiamo tornando alla normalità, non è certo normale il “clima” che si è venuto a creare in città in queste ultime settimane. Tra gli sconvolgimenti politici nel centro destra con le primarie per il candidato sindaco alle porte, tra la “svista” della Regione che sembra abbia dimenticato la tangenziale di Carmagnola come una delle opere strategiche della viabilità piemontese, tra il fatto che la Fiera del Peperone si svolgerà ma solo “virtuale”, sembra proprio che per la nostra città non ci sia un attimo di serenità.

Oltre a tutte queste “grane” che troverete dettagliatamente raccontate con dovizia di particolari all’interno del giornale, giovedì 9 luglio è iniziata una nuova avventura per la città del peperone, anche se il tutto è iniziato in sordina, quasi senza che nessuno se ne accorgesse.

Nell’aula bunker delle Vallette, la stessa aula dove si sono svolti i massimi processi torinesi contro la mafia in Piemonte fino ai processi contro i no TAV, si è aperto proprio lo scorso 9 luglio il processo “Carminius”, contro le infiltrazioni mafiose nell’area di Carmagnola che ha visto il 18 marzo 2019 ben 18 arresti. Arresti per associazione mafiosa a carico di numerosi esponenti delle cosche dalla’ndrangheta calabrese che teneva sotto il suo potere la zona di Carmagnola.

Penso che tutti voi che leggete queste poche righe ricorderete quella mattina di marzo: 400 e più poliziotti e carabinieri, elicotteri, unità cinofile, arresti e perquisizioni in molte zone della città, con arresti di molti insospettati. Insomma, sembrava di essere in un film. Uno shock per tutta la città che poi, come spesso capita, con il tempo, dimentica.

Ma in questo caso, quando di mezzo ci sono reati, la giustizia non dimentica. E così, in un caldo giovedì di luglio si è aperto questo processo, un processo che dalle previsioni durerà oltre un anno, visto che oltre ai 22 imputati ci saranno 110 testimoni da ascoltare. Sicuramente noi del Corriere di Carmagnola che tanto ci siamo spesi per raccontare quello che allora era accaduto e che ci siamo impegnati nei mesi seguenti per tenere informati tutti voi nostri lettori, non potevamo mancare.

Era la prima volta che entravo in un’aula di tribunale e con tutto il clamore che aveva sollevato il caso, pensavo che l’aula fosse piena, non solo di avvocati, ma anche di pubblico. Proprio per questo motivo sono arrivato molto presto alle Vallette, ma fino a poco prima dell’inizio non vi era quasi nessuno, e una volta passati i controlli anti-covid, mi sono ritrovato solo con gli avvocati e i giornalisti.

Nessun cittadino, nessun curioso, solo giornalisti e avvocati che addirittura prima dell’apertura dell’udienza si scattavano selfie per immortalare il momento. Dopo che alcuni problemi tecnici hanno ritardato l’inizio, il “campanello” ci ha avvisato che entrava il giudice e dopo l’appello di tutti gli imputati, la maggior parte di questi reclusi in altri carceri sparsi in Italia (da Ancona a Vibo Valentia, da Aosta a Tolmezzo) si è potuto procedere con i capi d’accusa e le prime osservazioni dei Pubblici Ministeri e degli avvocati.

Quello che più mi ha colpito è stata sicuramente l’assenza di cittadini. Se da un lato è comprensibile (questa prima udienza infatti non prevedeva nulla di clamoroso), dall’altro mi sono sentito “solo” come carmagnolese, anche se vi erano in aula due nostri concittadini ma erano dietro le sbarre e l’avvocato Ramondini a rappresentare il Comune di Carmagnola e Alessandro Cammarata (assente perché testimone) che si sono costituiti parte civile.

E’ stata una sensazione strana: sembrava quasi che si parlasse di altri, di altre vicende, di altre città, di altre persone lontane… mentre la maggior parte dei reati sono stati commessi, anche se sarà il dibattimento processuale a stabilirlo, a Carmagnola, da gente che incontravi tutti i giorni per la strada o davanti alle scuole. Lo aveva dichiarato il PM Paolo Borgna, nel marzo 2019: “A Carmagnola l’amministrazione ci ha aiutato molto. Molto di più di quanto hanno fatto la società civile, il mondo economico e i cittadini stessi”. Le parole del P.M. non possono lasciare indifferenti. Fare il giornalista è raccontare la realtà anche quella più scomoda, anche quella più difficile, per permettere a tutti di conoscere e farsi una opinione, nella speranza di non essere più soli e che il mondo possa essere migliore. Sono certo che succederà anche a Carmagnola.