Quale il futuro delle scuole primarie di Casalgrasso e Moretta? Le considerazioni di tre insegnanti

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Quale il futuro delle scuole primarie di Casalgrasso e Moretta? Le considerazioni di tre insegnanti

Dopo la Dad (Didattica a distanza) ritorno in sicurezza nelle aule l’anno prossimo 2020-2021 ancora in discussione

CASALGRASSO – MORETTA –  La scuola è finita il 10 giugno, ma non il ricordo drammatico legato alla pandemia e alla conseguente sosta forzata del sistema didattico in presenza, con tutti gli alunni costretti quindi a rimanere casa per cinque mesi, ma assistiti dalla Dad (Didattica a distanza). In questo momento ci si domanda soprattutto quale sarà il suo futuro, per ogni classe e a ogni grado di istruzione, in vista dell’anno 2020-2021. La parola che ricorre di più in questo momento è preoccupazione, in quanto dal Governo non emergono ancora con precisione le disposizioni su come far ripartire il sistema scolastico, possibilmente in aula. A offrirci le loro considerazioni sono state tre insegnanti che rientrano all’interno dell’istituto comprensivo di Moretta, presenti nei plessi di Casalgrasso e della stessa Moretta.

La prima intervenuta è Alessia Sabre, 32 anni, insegnante di sostegno presso la primaria di Casalgrasso, esprimendo un’opinione sulla Dad: «Nell’attivare le lezioni a distanza le scuole hanno assistito tutti, inclusi gli alunni disabili, cui si è cercato di offrire un sostegno telefonico maggiore per rassicurarli. In un primo momento la sensazione dominante di noi docenti è stata quella del disorientamento, amplificata anche dalle comprensibili ansie collegate all’emergenza in corso. Il problema concreto sono stati gli strumenti, perché magari in assenza di smartphone o connessioni mobili efficienti, con i genitori, per quanto riguarda la scuola primaria, anche loro costretti a collegarsi alla rete con i figli per seguire le lezioni. Per non parlare di famiglie disagiate, che non disponevano di strumenti per accedere ad Internet ed è proprio qui che la presenza della scuola è stata fondamentale per non limitare il diritto all’istruzione. Videochiamate e messaggi non hanno colmato il vuoto lasciato dal compagno di banco con cui scherzare o dalla battuta ironica della maestra che affettuosamente ti strizza l’occhio. Non è stato facile lavorare a distanza per chi, come me, prediligeva il contatto con ogni suo alunno come una carezza o un abbraccio e spero che questi gesti possono tornare presto».

Dello stesso avviso è la collega cinquantenne del plesso di Moretta, responsabile del sostegno, Simona Pani, che ha aggiunto una piccola, ma importante annotazione: «In questa nuova e imprevedibile situazione hanno svolto un ruolo fondamentale la collaborazione e l’impegno della famiglia».

In ultimo Claudia Coccolo, 50 anni, insegnante responsabile del plesso della primaria di Moretta. «La Dad è stata uno strumento in più per salvare quest’anno la scuola, anche se ritengo che sia fondamentale ritornare in presenza fisica nelle aule. Sono un’insegnante piuttosto ‘tecnologica’, quindi non ho riscontrato particolari difficoltà nel gestirmi in questa situazione. Qualche problema lo hanno avuto invece le colleghe over 50, con meno dimestichezza e un po’ di stress. Sono mancati però i rapporti sociali e didattici veri, quell’empatia necessaria per relazionarsi. Confidiamo nel futuro».