Flash mob in memoria di George Floyd a Torino: Carmagnola c’era

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Flash mob in memoria di George Floyd a Torino: Carmagnola c’era

C’era anche un gruppo di giovani carmagnolesi al Flash mob che si è tenuto in piazza Castello sabato 6 giugno. L’appuntamento è stato organizzato dopo i fatti successi negli Stati Uniti, a Minneapolis, con la morte di George Floyd ad opera di un poliziotto dall’organizzazione “No Justice no peace”.

Gli oltre 2.000 partecipanti si sono seduti nella piazza centrale di Torino e nelle zone limitrofe e, mantenendo il distanziamento sociale e la mascherina, hanno manifestato la loro solidarietà a George e a tutti gli uomini che sono vittime di ingiustizie sociali per la loro razza, opinione e ceto sociale restando in silenzio per otto minuti.

Ai giovani riuniti in piazza ha parlato anche la Carmagnolese Elena Ajmar, portando i saluti della città e raccontando l’esperienza del Circolo Margot e di Karmadonne, raccontando che:

La nostra associazione, in questi 10 anni di vita ha collaborato con associazioni locali di accoglienza (prima fra tutte Karmadonne) promuovendo un’integrazione tra autoctoni e migranti, non sempre facile. Negli anni abbiamo promosso campagne social, tornei sportivi, manifestazioni culturali per sensibilizzare la cittadinanza e riconoscerci in un’appartenenza comune. Il razzismo c’è in Italia e c’è anche a Carmagnola, in maniera indiretta e/o sotto forma di stereotipi.

Molto spesso si traduce nell’indifferenza verso chi non viene considerato “normale” dalla nostra società, non solo da parte dei governi, ma da parte dei singoli cittadini. Quello che non conosciamo, ci fa paura. E la paura è la scintilla dell’odio. Tante persone, lo abbiamo potuto vedere in questi ultimi mesi, hanno fatto appello all’odio verso il prossimo per giustificare la propria frustrazione verso un mondo che sta cambiando e che non sanno come vivere. A Minneapolis il vecchio mondo e quello per così dire nuovo sono tornati a scontrarsi, portando alla luce una società che non è equa, neanche in quello che dovrebbe essere “il Paese più civilizzato” del mondo. E allora cosa possiamo fare? È chiaro che anche con questa emergenza sanitaria, torna a galla l’urgenza di una giustizia sociale che vada oltre a dei confini inventati a tavolino”.

“Siamo un unico popolo da Minneapolis a Torino – ha concluso Elena tra gli applausi della folla- . Noi restiamo umani e continueremo ad essere partigiani contro una società ingiusta e indifferente! Un altro mondo è possibile perché non dobbiamo mai dubitare che un piccolo gruppo di cittadini coscienziosi e impegnati possa cambiarlo! Anzi, è l’unica cosa che è sempre successa!”

Di seguito alcune foto della giornata