“UNA NAVE IN UNA FORESTA”: viaggio nel mondo dei Subsonica.

“Sono cambiamenti solo se spaventano”, e i Subsonica son riusciti ancora una volta nell’impresa.

“Una nave in una foresta” (UNIVERSAL, 2014), infatti, a dispetto di ciò che avrebbe potuto dare a pensare il singolo “Lazzaro”, prende le distanze dal sound del predecessore “Eden”(EMI, 2011), offrendo all’ascoltatore un’esperienza più matura ed evocativa, seppur più indiretta.
Il settimo album della band torinese è uscito nei negozi il 23 settembre e io, da malato di musica quale sono, non potevo perdere l’occasione di acquistarlo al day one. Già dalla copertina l’album si preannuncia particolare, e le mie aspettative non sono state deluse: mi sono ritrovato tra le mani un CD che necessita di più ascolti per essere compreso appieno, e proprio questa caratteristica mi ha spinto a optare per un’analisi dettagliata delle varie tracce.

Copertina del CD "Una nave in una foresta"L’omonimo incipit, “Una nave in una foresta”, si presenta fresco e minimale, con la linea vocale di Samuel che si fa strada attraverso tappeti musicali di crescente intensità. E’ con questa canzone che i Subsonica intendono introdurre il tema centrale dell’album, quella “sensazione di mancata appartenenza” di chi, per qualsivoglia motivo, si sente perennemente spaesato. Già dalle prime note incontriamo l’attitude elettronica che pervaderà gran parte dei brani.

Il secondo brano, “Tra le labbra”, pare sospeso a mezz’aria tra sogno e realtà, sostenuto dalla sezione ritmica Drum and Bass e sospinto dalla chitarra di Max Casacci, che si fa sentire solo in un secondo momento, fungendo da ciliegina sulla torta di un pezzo di cui non ci si può proprio lamentare.

La traccia 3 è la famosissima radio hit “Lazzaro”, il classico tormentone che strizza l’occhio – forse un po’ troppo – a quel “Diluvio” che ha fatto ballare tanta gente durante il tour di “Eden”. Niente più che ordinaria amministrazione.
Discorso a parte per il testo, capace di dividere l’opinione dei fan in due: testimonianza dell’universale crisi d’identità del popolo italiano o semplice qualunquismo? Ai posteri l’ardua sentenza.

Su “Attacca il panico” poco da dire: un pezzo che sicuramente dal vivo istigherà il pogo negli animi più temerari, con un ammiccamento ai Subsonica più nudi e crudi (“Aurora sogna”, “Corpo a corpo”).
Di adolescenti e cambiamenti parla invece “Di Domenica”, secondo singolo estratto dal CD: dolci parole e toni soffusi farciscono una base musicale à la MGMT.

Arrivato alla traccia 6, “I cerchi degli albei”, rimango senza parole: poesia in musica, un tributo all’amore senza tempo che si erge oltre le ombre della crisi odierna, trasformandosi in un rifugio dalle paure della vita. Magistrale anche la sezione strumentale, mai esplosiva ma sempre incalzante. Un capolavoro.

Passando al settimo brano, “Specchio”, non posso fare altro che chiedermi se siamo tornati indietro nel tempo: riff brit-rock (Blur, Kaiser Chiefs) e ritmiche pop non perdonano: bisogna muovere la testa a tempo!

A farla da padrone nel pezzo seguente è invece la batteria di Ninja: “Ritmo Abarth” si presenta come un movimentato testamento di una generazione persa e sregolata (“Siamo i re del Sabato sera/Lo scorpione è nella lamiera/Stelle e strisce è Sabato sera/Scorderai la scatola nera/Dei fallimenti”). “Ritmo Abarth” ci regala anche l’ultimo sprazzo di rock, prima di lasciarci immergere in un finale tutto elettronico.

La penultima traccia, “Licantropia”, altra perla del CD, è un’istantanea di una delle tante notti insonni che ciascuno di noi ha passato bombardato dai propri pensieri.

Last but not least, “Il Terzo Paradiso”, unica collaborazione dei Subsonica (con Michelangelo Pistoletto, artista contemporaneo e autore del Manifesto del Terzo Paradiso). Sarò franco, non sono ancora riuscito a interpretarla. Un testo cantato e recitato in modo da generare immagini nella mente del pubblico, onirico e complesso al tempo stesso. Sicuramente sarà il teatro di coreografie e giochi di luce durante i prossimi concerti.

In conclusione, posso affermare che “Una nave in una foresta” sia stato uno degli acquisti più azzeccati del 2014, nonché uno dei migliori lavori dei Subsonica, dimostratisi ancora capaci di stregarmi dopo ben diciott’anni di attività. Consiglio vivamente l’ascolto di questo “quasi-concept album” a chiunque, in attesa del tour autunnale in arrivo.

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone