Un silenzio assordante: Usa-Cuba, 53 anni dopo

Joe Raedle, Getty ImagesIl 17 dicembre 2014 è stata scritta una nuova pagina nella storia delle relazioni internazionali. Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama e il presidente cubano Raul Castro hanno comunicato, attraverso due discorsi trasmessi parallelamente sulle rispettive reti televisive nazionali, la volontà di intraprendere un nuovo corso nei rapporti diplomatici tra i loro due stati.

Per comprendere la straordinarietà di questa notizia è necessario ripercorrere alcune fasi fondamentali che hanno segnato la storia del ‘900. 53 anni fa si innalzava infatti un muro tra gli Stati Uniti, allora protagonisti dell’assetto bipolare della Guerra Fredda, e Cuba, isola a 140 chilometri dalla Florida. Citando alcune tappe salienti:

  • 1902: Cuba ottiene l’indipendenza dalla madrepatria spagnola, con l’aiuto degli Stati Uniti, che in cambio impongono un controllo sull’isola attraverso “l’emendamento Platt” e si assicurano la concessione di due basi navali, l’attuale Isola della Gioventù e Guantanamo.
  • 1933: Rivoluzione dei sergenti. Emerge la figura di Fulgencio Batista, che con l’appoggio americano riesce a conquistare il potere con un primo golpe nel 1933 e un secondo nel 1952. Batista intrattiene rapporti con la mafia americana e Cuba diventa capitale della prostituzione e del gioco d’azzardo.
  • 1959: dopo anni di guerriglia, la dittatura di Batista ha fine con la Rivoluzione, promossa dal movimento rivoluzionario con a capo Fidel Castro, che diventerà nuovo presidente di Cuba.
  • 1961: le politiche messe in atto da Fidel Castro si oppongono agli interessi economici statunitensi. John Fitzgerald Kennedy autorizza l’invasione della Baia dei Porci per organizzare una “controrivoluzione” e riportare al governo Batista. Il tentativo fallisce. Il Presidente americano dà allora avvio ad un embargo totale nei confronti dell’isola.
  • 1962: si raggiunge l’apice delle tensioni internazionali. Cuba si inserisce nel quadro più vasto della Guerra Fredda tra Stati Uniti e Unione Sovietica, ospitando sul suo suolo missili sovietici e entrando quindi di fatto nello schieramento del polo comunista. La crisi mondiale viene evitata per un soffio, ma i rapporti tra i due stati subiscono un taglio definitivo.

In quegli anni complessi il mondo attese col fiato sospeso gli esiti di una partita che si giocò su un’isola del Mar dei Caraibi, diventata improvvisamente fulcro del duello bipolarista tra Usa e Urss.

Da allora sono trascorsi 53 anni e alcune generazioni, come ricorda nel suo discorso Obama, dicendo “io a quei tempi non ero neanche nato”. Era perciò anacronistico non abbattere le ultime vestigia della Guerra Fredda, che tanto ha devastato i rapporti tra i paesi della comunità internazionale.

Combo Obama CastroObama ammette “l’embargo ha fallito.La strategia americana non ha favorito la democrazia e la prosperità di Cuba” e tende così una mano a Raul Castro, ponendo inizio alla normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi e proponendo di chiedere al più presto la fine dell’embargo. Obama promette inoltre di togliere Cuba dalla lista dei “Rogue state”, gli stati “canaglia” considerati dagli Stati Uniti una minaccia per la pace mondiale.

La notizia raccoglie immediatamente il plauso della comunità internazionale, a partire dal Segretario dell’Onu Ban Ki-Moon e da Papa Francesco, la cui intermediazione, insieme a quella del Canada, è stata fondamentale per il disgelo delle relazioni tra i due stati.

Dall’altra parte, non altrettanto entusiasta si rivela la reazione interna americana, dal Partito Repubblicano, che promette battaglia sull’embargo, alla comunità di cubani-americani fuggiti da Cuba ai tempi della rivoluzione.

Che clima si respira invece a Cuba?

CubaIl discorso di Raul Castro ha spezzato lecatene di un popolo che ancora convive con gli ideali di un sogno infranto. I giovani cubani hanno infatti reagito con gioia alla prospettiva di un’apertura col mondo esterno: nuove tecnologie e internet assumono il significato di modernità, informazione e fine della censura.

Castro afferma “la decisione di Obama merita il rispetto e la riconoscenza del nostro popolo. […] dobbiamo imparare a vivere insieme in modo civile, nonostante le nostre differenze”, tuttavia avverte anche che “Cuba non ha intenzione di cedere la sua sovranità”. La notizia dell’apertura del dialogo tra i due paesi arriva inoltre in un momento strategico per Cuba: con lo storico alleato Venezuela sull’orlo del baratro economico a causa della caduta del prezzo del petrolio, una normalizzazione dei rapporti con gli Stati Uniti diventa inevitabile.

In conclusione, il primo passo è stato compiuto e il patto è stato sigillato dalla reciproca liberazione di ostaggi in mano cubana e statunitense: ora non ci resta che assistere all’evoluzione dei rapporti tra i due vecchi nemici, sperando che al grido “Todos somos americanos”, Obama e Castro lascino in eredità alla storia un nuovo equilibrio nelle relazioni diplomatiche, che segni la fine della politica del “cortile” statunitense e dia inizio a un percorso di libertà e sviluppo per una Cuba finalmente fuori da “el bloqueo”.

Fonti:

http://www.repubblica.it/esteri/2014/12/17/news/

http://www.internazionale.it/

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-18/

http://temi.repubblica.it/limes/

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone