Tragedia greca

Fumogeni che volano in campo, tifosi che si lanciano oltre le barricate all’assalto dei giocatori, costringendoli ad una fulminea ritirata negli spogliatoi, poliziotti che disperdono la folla inferocita e lanciano lacrimogeni sugli spalti. Questo lo scenario surreale che si è vissuto tra le mura dello stadio Apostolos Nikolaidis, nella periferia di Atene. La partita era tra Panathinaikos e Olympiacos, il più caldo tra i derby greci, la partita tra “gli eterni nemici”.

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Prima del fischio d’inizio i tifosi del Panathinaikos hanno lanciato decine di fumogeni all’interno del campo di gioco per evitare che il presidente della squadra ospite, Vangelis Marinakis, facesse la sua solita passerella a bordo campo. Nel corso della partita altri episodi poco piacevoli sono accaduti fino a quando, a pochi minuti dal termine dell’incontro, i tifosi di casa hanno cominciato a lanciare oggetti verso i giocatori rivali dell’Olympiacos, colpendo addirittura l’allenatore con una sedia. Quest’ultimo, non prendendola troppo bene, ha diretto verso la curva avversaria gesti di insulto. Neanche a dirlo, anche i tifosi proprio benissimo non l’hanno presa. Infatti hanno scavalcato le barriere che proteggevano il campo e si sono lanciati all’inseguimento di chiunque indossasse la maglia biancorossa dell’Olympiacos. Immediato l’intervento della polizia presente allo stadio, che ha caricato la folla senza andare per il sottile, lasciando diversi feriti sparsi per il campo.

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Da anni il calcio ellenico è soggetto ad un clima di forte tensione, che riflette il difficile periodo vissuto dall’intera Grecia, gravata da una forte crisi economica e sociale. Il calcio, in molti casi, è lo specchio dei tempi. E la tensione della popolazione greca è sfociata in atti di violenza ingiustificata, in particolar modo tra tifoserie rivali. Di recente infatti un tifoso, in una partita di terza divisione, è stato ucciso, mentre qualche settimana più tardi un dirigente dell’associazione arbitrale è stato accoltellato.

Non si poteva andare avanti così.

Un’assemblea straordinaria della lega calcio greca era stata indetta nella giornata di martedì, in seguito ai gravi accadimenti avvenuti nella partita tra Panathinaikos e Olympiacos. L’idea era quella di cercare di calmare le acque e prendere provvedimenti seri, riguardanti soprattutto la sicurezza negli stadi.

Ma, come nella peggiore delle commedie, la situazione è degenerata e ha assunto tratti grotteschi. Infatti Marinakis e Alafouzos, presidenti delle due squadre della capitale, ovvero coloro che dovevano chiarirsi e cercare una strada che portasse alla riappacificazione o quantomeno ad un “cessate il fuoco”, si sono azzuffati scatenando una rissa che ha coinvolto l’intera assemblea. Nella sala sono volate parole, schiaffi, pugni e bicchieri, come in un saloon del Far West.

La decisione, coraggiosa e molto discussa, del presidente greco Tsipras e di Kontonis, ministro dello sport, è stata di fermare l’attività calcistica greca fino a data da destinarsi. I gravi atti di violenza, il perenne clima di astio e le forti tensioni tra tifosi hanno snaturato l’essenza del calcio, che era diventato ormai un banale pretesto per scatenare la rabbia di una popolazione che non riesce più a celare un profondo malcontento.

Una decisione non facile, che tuttavia andava presa. Con la speranza che la Grecia, innanzitutto come nazione, possa riprendersi. E che gli stadi ellenici tornino ad essere teatro di sport, non di battaglia.

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