Terapia del silenzio- a un secolo dal genocidio armeno

È di poche settimane fa la notizia dello scontro diplomatico tra papa Francesco e il presidente della Turchia Erdogan, in merito alla questione del genocidio armeno.

Le parole del papa, espresse durante la messa in memoria del martirio armeno, spezzano il cauto silenzio che la Segreteria di Stato vaticana avrebbe voluto conservare sulla vicenda:

http://www.repubblica.it/esteri/2015/04/24/foto/genocidio_anniversario_erevan-112727444/1/#35

“la nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come ‘il primo genocidio del XX secolo’; essa ha colpito il vostro popolo armeno – prima nazione cristiana –, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo. E più recentemente altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia. Eppure sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente…”.

Il discorso, a poche settimane dalla commemorazione per il centenario del genocidio armeno, celebrato il 24 aprile, ha generato un’immediata reazione da parte del governo turco. Infatti, le autorità turche hanno richiamato il proprio ambasciatore presso la Santa Sede e il presidente Erdogan ha risposto duramente alle parole del pontefice, condannando il discorso e affermando che “quando i politici e i religiosi si fanno carico del lavoro degli storici non dicono delle verità, ma stupidaggini”.

Parole molto aspre, che indicano una questione irrisolta all’interno dello stato turco che, dopo un secolo, non accetta che sia data la definizione di “genocidio” al massacro a cui fu sottoposto il popolo armeno.

Sullo sterminio degli armeni la storia, complice del silenzio a cui per molto tempo è stato sottoposto il caso, ancora non ha fatto chiarezza.

Una breve parentesi storica è necessaria per chiarire i fatti: la questione del genocidio armeno è collegata a due episodi, avvenuti rispettivamente alla fine del XIX secolo, con la campagna contro gli armeni condotta dal sultano ottomano Abdul-Hamid II, e tra il  1915 e il 1916, con la deportazione ed eliminazione del popolo armeno, accusato di aver rapporti di vicinanza con l’allora nemico russo.

La deportazione, iniziata con gli arresti della notte tra il 23 e il 24 aprile a Costantinopoli, coinvolse in particolar modo intellettuali, giornalisti, scrittori e delegati del Parlamento, che furono condotti verso l’interno dell’Anatolia e massacrati lungo la strada.

Secondo il governo turco, non è giustificabile l’utilizzo del termine “genocidio”, in quanto non ci fu la volontà di sterminare sistematicamente il popolo armeno; Erdogan, pur essendo stato il primo presidente ad offrire le condoglianze della Turchia ai discendenti degli armeni morti all’inizio del ventesimo secolo, ha affermato che “sofferenze e tragedie sono state inflitte reciprocamente durante gli anni della Grande Guerra. Gli armeni non erano i soli colpiti da esse. Tutti i popoli dei Balcani, del Caucaso e dell’Asia Minore hanno sofferto molto”.

Le cifre sullo sterminio sono imprecise e motivo di ulteriori scontri tra gli storici e il governo turco. Secondo le fonti armene, si trattò di 2.500.000 vittime, secondo quelle turche di non più di 200.000. Generalmente, gli storici sono concordi su una cifra di circa 1.200.000 vittime.

La memoria di questa tragica parentesi storica, che fece da premessa agli stermini del XX secolo, risulta divisa. All’interno della comunità internazionale, sono 24 i paesi che hanno riconosciuto il genocidio. Tra questi, citiamo:

Germania: ha approvato quest’anno una risoluzione con cui il massacro degli armeni iniziato nel 1915 viene definito “genocidio”.

Francia:  la negazione del genocidio è punita penalmente dal 1998. Il presidente Francois Hollande è intervenuto durante la commemorazione per il centenario dallo sterminio, augurandosi un miglioramento dei rapporti tra Armenia e Turchia, affinché “questi due popoli non siano vicini distanti”.

Italia: la Camera dei deputati italiana ha riconosciuto il genocidio nel 2000.

Russia:  il genocidio è stato riconosciuto attraverso una risoluzione della Duma del 1995.

Il riconoscimento rimane invece un tema molto discusso per altri paesi, tra cui gli Stati Uniti d’America:  il Congresso degli Stati Uniti approvò infatti nel 2010 una risoluzione che chiedeva al presidente Obama il riconoscimento del genocidio. La risoluzione non fu però ratificata, a causa delle tensioni createsi con la Turchia, che in quel frangente richiamò il suo ambasciatore da Washington. Quest’anno, il  presidente americano ha ricordato lo sterminio come “un’atrocità di massa”, senza usare la parola “genocidio”, provocando la protesta della comunità armena americana.

Il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon, prendendo parola in merito alla vicenda, ha definito il massacro degli armeni un “crimine atroce” ma non un “genocidio”, come affermato dal suo portavoce Stephane Dujarric.

La questione del riconoscimento  del genocidio ha causato un attrito anche tra la Turchia e l’Unione Europea, di cui il paese è membro associato. L’Unione Europea riconobbe infatti nella risoluzione del 18 giugno 1987, che “i tragici avvenimenti verificatisi negli anni 1915-1917 a danno degli armeni stabiliti sul territorio dell’Impero ottomano costituiscono un genocidio ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio”. Questo scontro di vedute ha inevitabilmente compromesso il processo di avvicinamento della Turchia all’Unione.

In conclusione, sembra che il governo turco non sia il solo a non essere pronto ad accettare la portata storica di ciò che avvenne agli inizi del Novecento contro il popolo armeno. Pur avendo fatto grandi passi avanti nel processo di normalizzazione dei rapporti tra Turchia e Armenia, la questione irrisolta del genocidio costituisce ancora un ostacolo ai rapporti tra i due stati.

Dobbiamo ricordare, inoltre, che lo sterminio degli armeni fu accompagnato dalla distruzione del loro patrimonio culturale, con l’eliminazione di chiese, monumenti e quartieri, a cui fu cambiato il nome per cancellare qualsiasi ricordo del popolo armeno.  Si trattò, in questi termini, di una vera e propria “negazione del passato”.

Candele davanti la Porta di Brandeburgo, Berlino

Candele davanti la Porta di Brandeburgo durante la commemorazione del centenario dallo sterminio, Berlino

“la storia in verità è testimone dei tempi, luce della verità, vita della memoria, maestra di vita, messaggera dell’antichità”

(Cicerone, De Oratore, II, 9, 36)

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