Suor Caterina: una vita e un po’ di più al liceo Baldessano – Il racconto del mese

Continuo a non capire la paura e il timore che provoco ogni volta che cerco di avvicinarmi a qualcuno…

Risiedo qui da molto più tempo di loro e dovrei essere io quella timorosa, eppure sembro trasparente ai loro occhi, quasi fossi un fantasma… ops! Ma io SONO un fantasma!!! Almeno, così dicono…

Il convento di Carmagnola, trasformato successivamente in una scuola superiore, è la mia dimora da molti decenni ormai, ma si è trasformata così tanto che quasi stento a riconoscerla: le camere si sono trasformate in aule piene di banchi, libri e polvere di gessetto. Mi diverto a seguire le lezioni di greco, latino, filosofia o fisica rannicchiata in un angolino, senza attirare attenzioni, e penso di essere la studentessa più antica e – permettetemelo!- la più intelligente del liceo.

Ho tentato più volte di avvicinarmi a varie persone, ma nessuno sembra mai essersi accorto della mia presenza, oppure non ci vuole far caso. In effetti non mi piace la calca e cerco di manifestarmi sempre quando non c’è molta gente, in orari extra scolastici, per evitare di spaventare qualcuno. Sono una suora maldestra e mi è capitato di correre nei corridoi per la fretta di andare chissà dove, in un pomeriggio d’inverno per esempio, per raggiungere i due bidelli della scuola e chiedere loro se potevo essere d’aiuto in qualche modo, ma, appena ho cercato di comunicare o di farmi sentire, i due si sono spaventati pensando che ci fosse qualche persona indesiderata all’interno della scuola e si sono subito messi all’erta cercando dappertutto e non capendo che ero io e che ero proprio a pochi passi da loro! Questo primo tentativo si è fallito e sono stata costretta a escogitare qualche altro tipo di approccio a gente che non poteva vedermi e quindi aveva timore in me.

Ho ritentato un avvicinamento, questa volta con una professoressa rimasta sola a correggere nella libreria scolastica, cercando di farla sentire a proprio agio: le sono passata vicina velocemente (forse un po’ troppo) creando una certa brezza nell’aria, l’ho accarezzata cercando di trasmetterle affetto e farle capire che sono una persona umile e disponibile. La professoressa subito si è spaventata ma presto ha capito ciò che volevo trasmetterle ed è sembrata un po’ più rilassata, mantenendo però un distacco timoroso. Un altro approccio che però non è andato proprio a mio favore si è verificato un mattino prima che i ragazzi entrassero a scuola. Ero in bagno e con la mia solita cautela ho fatto cadere due secchi pieni d’acqua sul pavimento; mi sono affrettata ad asciugare molto rapidamente in modo che anche il bidello che era entrato precipitosamente non si accorgesse di nulla.

Una cosa che mi diverte particolarmente è fare scherzi a un professore di filosofia molto scettico nei miei confronti: quando i suoi alunni parlano di me, egli è sempre pronto a negare tutto e afferma che io sono solamente frutto di antiche credenze. Non mi piace che si parli male di me, per questo motivo non sono molto comprensiva e disponibile nei suoi confronti. Sono spesso dalla parte dei ragazzi e una volta, approfittando della confusione durante la ricreazione, ho preso il compito in classe di filosofia per la verifica del giorno dopo nella quarta C e l’ho messo sulla cattedra della classe. I ragazzi hanno subito pensato a una dimenticanza del professore e hanno imparato la verifica a memoria, arrivando tutti assolutamente preparati alla verifica. I risultati sono stati ovviamente ottimi e il professore è rimasto molto colpito da questo fatto. Ma con lui non avevo ancora finito… Un giorno, intorno alle diciassette e trenta di un pomeriggio di dicembre, ho sbattuto forte la porta alle sue spalle provocando una pioggia dei fogli che il professore aveva in mano: si è spaventato moltissimo e ha abbandonato l’edificio di corsa.

Non voglio di certo che si pensi che sia una presenza maligna ma ci tengo a farmi rispettare e non voglio che le parole di qualcuno mi ridicolizzino.

Una sera di metà gennaio approfittando della totale desertificazione della scuola, ho deciso di aprire tutte le porte chiuse a chiave perché, quando sono chiuse, mi mettono molta tristezza e un senso di claustrofobia. Il problema è che mi sono scordata di richiuderle… La mattina seguente, quando il bidello ha aperto le porte, è rimasto molto sorpreso e ha pensato subito che i ladri fossero entrati di notte. Mi sono sentita in colpa ma ormai non c’era più alcun modo per rimediare, i ragazzi sono entrati nelle loro aule ma il collaboratore scolastico è rimasto turbato per tutta la giornata. Qualcuno ha pensato immediatamente a me, mentre i più scettici hanno cercato possibilità alquanto bizzarre e talvolta sciocche.

Uno degli ultimi episodi di apparizione è stato pochi giorni fa, quando senza accorgermi dei muratori sono passata tranquillamente nel corridoio della scuola: quelli però mi hanno percepita e si sono spaventati moltissimo! Dopo decenni dovrei cominciare ad abituarmi all’idea che non tutti sono in grado di vedermi e sentirmi ma che io posso spaventare qualcuno con il mio fare un po’ maldestro… Spesso mi ritrovo ad aiutare gli alunni in difficoltà perché mi piace il fatto che dentro al liceo ci sia un clima di serenità e collaborazione; cerco di suggerire attraverso segni poco evidenti ma efficaci, che non sempre mi riescono bene. Gli studenti che credono in me sono avvantaggiati perché mi trasmettono un’energia positiva che mi aiuta molto nel mio intento; coloro che invece credono che la mia presenza sia solamente un’antica credenza mandano verso di me un’energia negativa che fa in modo che io non riesca a collaborare con loro come vorrei.

Il mio sogno sarebbe quello di riuscire a instaurare un rapporto con i giovani ed essere una guida e un esempio per loro, proprio come una volta, quando nel convento ero l’insegnante di sorelle più giovani di me; seguivano la mia strada imitandola, ed io mi sentivo fiera di esser riuscita nel mio piccolo ad essere un esempio per qualcuno, aiutando alcune persone a trovare la propria via.

La mia vita ormai è un po’ piatta e solo una cosa mi rende felice: guardare i ragazzi all’uscita di scuola. Mi trasmettono allegria e mi fanno capire l’importanza della vita, della gioventù, del sentirsi liberi. Perché l’essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga superiore del semplice fatto di respirare…

Marta Isoradi (2D ITT)
Terza classificata concorso ITC Baldessano Roccati

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone