Se gli oggetti la prendono sul personale

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Le mollette per stendere il bucato non sono in grado di provare simpatia, eppure mia sorella si comporta come se lo facessero: le appende sullo stendino a coppie, come se fosse una maestra che deve mettere i bambini in fila per due, in base a un principio di affinità che solo lei comprende. Detto questo mia sorella potrebbe sembrarvi una persona strana e un po’ malata, ma in realtà lei non è l’unica ad attribuire caratteristiche umane ad oggetti inanimati. Le cose non hanno un’anima, non hanno sentimenti né emozioni, questo è un dato assodato, ma forse vi capita, o vi sarà capitato nell’infanzia, di prendervela con loro o di cercare di non urtarne la sensibilità. Se avete mai accostato le scarpe l’una all’altra, dopo esservi accorti di averle lasciate troppo distanti, appositamente per non rovinare il loro rapporto di coppia, sapete bene di cosa sto parlando.

Da bambina la sera sceglievo sempre uno solo dei miei peluche con cui andare a dormire, ma quando mi mettevo nel letto mi sentivo in colpa nei confronti di tutti gli altri rimasti sullo scaffale, così finiva che li ammucchiavo tutti sopra le coperte. Sotto quella montagna di pezza e ovatta mi sentivo sollevata dalla preoccupazione di averli offesi. Ricordo la sensazione che provavo mentre me ne stavo lì in piedi a guardare i miei pupazzi e a cercare di persuadermi che non potessero provare dispiacere, poi cedevo. Per molto tempo ho pensato di essere l’unica, ma in seguito ho scoperto che non era così. Qualche giorno fa io e il mio ragazzo eravamo insieme, lui stava sganciando il lucchetto dalla sua bicicletta; improvvisamente e senza un motivo apparente mi ha confessato che da bambino si rammaricava quando tornando da scuola doveva togliere dal portabici la bicicletta se vicino ad essa ce n’era un’altra rosa o da donna: gli sembrava di interrompere qualcosa, come un fastidioso terzo incomodo. Sempre lui spesso si arrabbia con gli oggetti che gli sfuggono ripetutamente dalle mani o che come dice lui “non collaborano”, come se fosse una questione personale. Come se già non fosse abbastanza difficile avere a che fare con le persone e con i loro sentimenti, per qualche strano motivo, a volte ci comportiamo come se ci dovessimo preoccupare anche di quelli dei cucchiaini, delle penne e di oggetti di ogni altro genere. Mia sorella, quella delle mollette, non si permette di smarrire una gomma o una matita: non importa dove sia, se perde qualcosa lo cerca finché non lo trova, altrimenti avrebbe la sensazione di abbandonarlo, nemmeno stessimo parlando di un bambino o di un cucciolo di labrador.

Forse avete vagamente presente questa sensazione, o magari vi ricordate qualche episodio particolare in cui avete umanizzato il rapporto tra voi e un’oggetto. Se sì, lasciate la vostra esperienza nei commenti, a disposizione di chi vuole sentirsi un po’ meno pazzo. Ancora meglio, se siete a conoscenza di quale sia il motivo per cui a volte ci comportiamo in questo modo vi prego di condividerlo con tutti noi.

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