Scusi, dove posso trovare una taglia 44?

i_love_shoppingI saldi estivi si avvicinano, momento atteso da molte donne e ragazze. Le grandi catene commerciali a basso prezzo come Tally Weijl, Jennifer, H&M, Bershka stanno letteralmente per essere prese d’assalto. Le code per entrare nei negozi, per pagare, le mani che strepitano tra i vari capi di abbigliamento, le lunghe attese nei camerini, insomma il solito scenario estivo annuale sta per ripetersi. Ma ecco che sorge un problema, che coinvolge la maggior parte del sesso femminile: la mancanza della propria taglia. E non mi riferisco alla XS e S per quanto riguarda maglie o vestiti, o 38 e 40 per i pantaloni, poiché queste sono largamente offerte dai negozi sopra citati. Mi riferisco invece, soprattutto nel caso dei pantaloni, alle taglie più comunemente cercate, ma difficilmente trovabili, ovvero quelle dalla 42 in su. Girando un po’ per i negozi più ambiti dalle giovani di Torino e provincia mi sono infatti imbattuta in questo grosso e antifemminista problema: la mancanza di taglie che superassero la 42, o di abiti taglia L che calzano come una M ristretta. Ed allora mi sono chiesta: “Come fanno le cosiddette ragazze curvy a trovare un capo di abbigliamento, che giustamente hanno il diritto di comprare e di indossare?”.  Ecco allora che alla gioia per gli attesissimi saldi subentra la delusione, il disagio, lo sconforto e la sensazione di essere diverse solo per l’impossibilità di entrare in una misera 38. E tutto ciò nonostante negli ultimi tempi si siano verificate molte campagne a favore delle cosiddette modelle curvy e molte proteste riguardo la richiesta dei grandi marchi di modelle magrissime, che assomigliano a tutto tranne che ad una donna; proteste e critiche che hanno coinvolto per esempio il faAlicePasti518moso marchio Zara che fortunatamente ha deciso di vendere taglie superiori alla 42. Ma le altre catene? Cosa vogliono incentivare con questo atteggiamento? Sicuramente spingono ad un’omologazione del sesso femminile, tipica di una società, che, soprattutto d’estate,  ci vuole belle, abbronzate ma soprattutto magre. Non c’è da sorprendersi se poi una delle conseguenze è la diffusione in molte giovani, ma non solo, di un malessere che spesso sfocia in disturbi del comportamento alimentare come anoressia e bulimia, malattie sempre più in crescita negli ultimi anni all’interno della nostra società. Basta osservare i manichini delle vetrine per comprendere quali canoni estetici ci si aspetta che le donne abbiano. Per non parlare delle innumerevoli pubblicità di Calzedonia, Intimissimi o Tezenis (altro brand che non sale oltre la 42), che sfoggiano bellissime modelle in costume da bagno, spesso addirittura ritoccate per far sentire ancora più diverse noi ragazze normali. Viviamo in Italia, Paese democratico e libero, certamente più di molti altri, ma la domanda che sorge spontanea è :”Siamo veramente così liberi se ad una ragazza manca il diritto di potersi comprare un paio di jeans?”

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