Papavero rosso

Durante la Prima Guerra Mondiale le valli e i terreni delle Fiandre furono teatro di alcuni dei più violenti scontri del terribile conflitto. Molti campi furono rasi al suolo, devastati dall’ira e dalla stupidità dell’uomo. Eppure anche nei peggiori campi di battaglia, al termine della guerra, sbocciarono dal nulla intere distese di papaveri rossi. Da quel momento tragico della storia europea, il “red poppy”, il papavero rosso, è diventato per gli Inglesi l’emblema della violenza della guerra e della voglia di pace e di rinascita del popolo britannico.

Durante la seconda domenica del mese di novembre, in Inghilterra e nell’Irlanda del Nord viene celebrato il “Remembrance Sunday”, il giorno commemorativo delle vittime britanniche cadute nei due conflitti mondiali, e proprio il “red poppy” ne è il simbolo.

In occasione del “Remembrance Sunday” sulle maglie delle squadre di calcio inglesi viene cucito il poppy, perché anche all’interno di una manifestazione sportiva non vengano dimenticati i primi decenni bui e violenti del Novecento europeo, e non solo.

 

Venerdì 7 novembre 2014, Bolton, Inghilterra

Nel cuore della contea del Greater Manchester, situata a nord-ovest dell’Inghilterra, si svolge il derby tra i Bolton Wanderers e il Wigan Athletic, partita molto sentita da entrambe le parti. Ovviamente, come da tradizione, le maglie delle due squadre presentano, cucito sul petto, il papavero rosso. A 35 minuti dal termine dell’incontro entra in campo James McClean, esterno di centrocampo del Wigan, che viene sommerso dai fischi di tutto il Macron Stadium, sede delle gare casalinghe del Bolton. I fischi, tuttavia, non sono dovuti solamente al fatto che McClean indossi la maglia degli odiati rivali del Wigan, quanto al fatto che su quella maglia non sia presente il papavero rosso. Non si tratta di una semplice dimenticanza, quella di James McClean è una scelta precisa e ponderata. Ogni anno infatti, quando ricorre il Remembrance Sunday, James si rifiuta di scendere in campo con il “poppy” sulla maglia. Una decisione non banale, che nell’isola britannica ha destato scalpore ed è addirittura costata diverse minacce di morte a McClean, soprattutto quando nel 2012 giocava nel Sunderland.

poppyMa qual è il motivo che sta alla base di questa controversa e bizzarra decisione?

 James McClean, nato nel 1989 a Derry, Irlanda del Nord, è cattolico a differenza della maggior parte della popolazione nordirlandese, e proprio per questo motivo ha preferito rappresentare la nazionale dell’Irlanda (intesa come Eire), con cui ha giocato 18 partite e ha disputato l’Europeo del 2012.

Da sempre il Regno Unito è dilaniato al suo interno da forti tensioni sociali, che hanno portato l’Irlanda ad ottenere l’indipendenza nel 1922. A partire da quel momento i cittadini cattolici dell’Irlanda del Nord vissero per decenni in un clima di forte astio e discriminazione, che sfociò il 30 gennaio del 1972, in una triste domenica che prenderà il nome di “Bloody Sunday”, uno dei momenti più bui degli ultimi 40 anni della storia europea. All’interno di una manifestazione pacifica 14 cittadini cattolici nordirlandesi persero la vita, uccisi dall’esercito britannico che sparò indiscriminatamente sulla folla. Nell’immaginario collettivo irlandese c’è un simbolo che ricorda quella maledetta strage: il papavero rosso. Teatro della drammatica vicenda fu proprio la città di Derry, che 27 anni dopo diede alla luce James McClean. Per lui il poppy ha un significato ben diverso rispetto a quello che assume per gli Inglesi, e indossarlo sulla maglietta significherebbe tradire la propria gente e infangare la memoria delle vittime del massacro della Domenica di Sangue. Da qui deriva la coraggiosa e contestata scelta di James, che ha preferito nel corso degli anni essere al centro delle critiche piuttosto che rinnegare le proprie radici, spiegando le proprie motivazioni in una toccante lettera spedita al presidente del Wigan, il quale era andato su tutte le furie quando era venuto a conoscenza dell’episodio.

Nella lettera, tra le altre cose, McClean dichiara: “ Io sono una ragazzo pacifico, e credo che le persone dovrebbero vivere in pace una accanto all’altra, qualunque sia il loro credo politico o religioso, che io rispetto. Ma chiedo alla gente che allo stesso modo il mio sia rispettato.”

Parole molto attuali, che fanno riflettere. Perché, nello sport come nella vita, il rispetto dovrebbe andare al di là di un simbolo o di una bandiera.

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