Ora legale o legati all’ora?

La notte tra sabato 25 e domenica 26 ottobre ha accolto uno degli eventi più attesi dagli italiani di tutte le età, naturalmente contenti di dormire un’ora in più: la fine dell’ora legale.

Questa convenzione di avanzare di un’ora le lancette degli orologi in estate, rispetto al fuso orario in vigore (ora solare), non solo ha lo scopo di confOROLOGIOonderci ed eventualmente farci aspettare un’ora al freddo o, peggio, svegliare e subito affannare, perchè già in ritardo, ma soprattutto mira a un risparmio energetico nelle ore serali. L’introduzione dell’ora legale, infatti, induce le persone a svegliarsi “prima”, pur mantenendo costanti le proprie abitudini di orario: si consideri ad esempio una persona che dorma ogni giorno dalle 23 alle 7; d’estate il sole sorge ben prima delle 7, e quindi utilizzando l’ora legale è possibile sfruttare l’ora di luce dalle 6 alle 7 e ritardare di un’ora l’accensione della luce elettrica alla sera. Wikipedia aggiunge prontamente: “Terna, la società responsabile in Italia della gestione dei flussi di energia elettrica sulla rete ad alta tensione, ha stimato che tra il 2004 ed il 2007 l’adozione dell’ora legale ha consentito un risparmio di oltre 2,5 miliardi di kilowattora, per un controvalore di 300 milioni di euro”.

L’espediente dell’ora legale ripropone in chiave moderna e sistematica l’antica consuetudine, tipica delle civiltà agricole, dello spostamento dei bioritmi umani a seconda delle stagioni. In queste società, infatti, a differenza delle corrispettive moderne e industrializzate, il tempo assumeva un valore funzionale, in termini di ore di lavoro e, poichè i contadini si alzavano sempre all’alba, questi ne seguivano inconsciamente il progressivo anticipo in primavera e ritardo in autunno. Nell’impero romano ad esempio la cosiddetta “ora prima” era sempre quella che seguiva il sorgere del sole, indipendentemente dall’istante in cui questo evento astronomico si verificasse!

La visione ciclica del tempo, scandito attraverso il passare delle stagioni o secondo eventi contingenti, come il mercato della domenica, nell’avvicendarsi della Storia, ha finito per cedere il posto a una visione decisamente più cronometrica dello stesso, inteso come entità lineare, astratta e frazionabile. Questa visione risponde alla necessità di ottimizzazione del tempo, propria di una società nutrita a pane e profitto economico e all’urgenza di renderlo convenzionale, per poterlo gestire all’interno del villaggio globale Terra.  La conseguenza è un rassicurante ordine quantitativo a spese, in alcuni casi, della singolarità di significati qualitativi.

Forse, con tutte le accortezze del caso, l’invisibile disallineamento cronometrio che compiamo una volta all’anno, oltre a procurare notevoli risparmi energetici, può suggerirci, senza pretese, di considerare maggiormente il tempo come manifestazione innanzitutto della natura e valuta umana, nonchè entità a priori, solo in un secondo momento.

 

 

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