COME L’OSSITOCINA FECE INNAMORARE TOPOLINO E MINNIE

Giorni di acquazzoni e nuvole anarchiche hanno sbiadito Torino. Fortuna che è intervenuto il Gay Pride a passare una mano di colore.

Sabato 28 giugno la parata dell’orgoglio lesbico, gay, bisessuale e transgender ha animato le vie del centro, con l’intento di rivendicare ancora una volta la parità dei diritti e riconfermare la condanna nei confronti delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale.

Da parte mia, nessun moralismo. Chiunque abbia un’intelligenza quantificabile come maggiore o uguale a quella di un vaso (anche minore, fosse porcellana di qualità), qualunque artropode invertebrato senza arte nè virtù, persino un Cota, che ha rifiutato il patrocinio al Gay Pride del 2010, ha ormai inteso che l’ormone ossitocina “può troppo più che né voi né io possiamo”.

La mia citazione poco fedele del buon Boccaccio vuole introdurvi al vero tema di questo articolo: appurato che l’amore non è sindacabile rispetto alla qualità dei cromosomi dei suoi praticanti, il passo successivo è demistificarne in toto (omosessuale compreso) la valenza idilliaca.

A questo proposito vorrei condividere con voi un esempio che Matrigna Natura fornisce rispetto alla “chimica” degli affetti. Nelle praterie del Nord America c’è un topolino giudizioso, amante del focolare, che ha legami durevoli con il partner e con i figli e che, se rimane vedovo, non si riaccompagna. I loro parenti di montagna, invece, sono simili in tutto fuorché nei costumi sessuali: questi, infatti, conducono un’esistenza dissoluta e zuccherina, godendo di una grande promiscuità.

«La diversa densità e distribuzione dei recettori dell’ ossitocina spiega questa singolare differenza di comportamento tra le due specie per altri versi strettamente correlate – sostiene Waguih William IsHak della Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles -. E se si fa arrivare l’ossitocina nel sistema nervoso centrale dei topolini della prateria, sia maschi che femmine, non ancora accompagnati, subito sviluppano la preferenza verso un partner; al contrario, se si somministrano antagonisti dell’ ossitocina gli eventuali legami affettivi preesistenti vengono spezzati».

La complessità dei sistemi che sottintendono lo sviluppo delle relazioni amorose nell’uomo è incomparabilmente maggiore, sebbene essi condividano il ruolo chiave dell’ossitocina e molti studi abbiano dimostrato che l’assunzione esogena della stessa induca maggiore serenità e fiducia nel fruitore.

Nessuno si demoralizzi: per gli inguaribili romanticoni, il mio augurio è quello di trovare, al termine di un arcobaleno (simbologia LGBT occulta?), il proprio lepracano, proprietario di una pentola contenente una quantità inesauribile di ossitocina. Vive l’amour!

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