Capodanno caldo, anche senza fuoco (d’artificio)

Un altro anno sta per passare. I più malinconici si consolano con facebook e colonizzano le bacheche altrui con il romanticismo stereotipato di “È stato un anno meraviglioso! Grazie di aver contribuito a renderlo tale”. Persino il Natale, ricordo lontano, sopravvive solo più nel bruciore di stomaco non ancora passato dall’ultima abbuffata, mentre a Carmagnola ci si affanna a riempire antiche chiese, per guadagnarsi un posto in television..ehm paradiso!

Eppure, l’ultima, immensa, disumana impresa attende ancora di essere affrontata. Meno feriti e meno (zero, si spera) morti tra gli amanti della pirotecnica la notte di San Silvestro. Nel 2013 quella sera in Italia sono stati due i morti e 361 (di cui 92 minorenni) i feriti: si può migliorare. Se non per la salute/sanità pubblica, almeno per Micio o Fido, che la natura ha selezionato con un udito molto più fine del nostro.1005839_10201935846575386_2135052103_n

Tono da pubblicità progresso a parte, i fuochi d’artificio e i botti sono senza ombra di dubbio il costume sociale che maggiormente accomuna l’ultimo giorno dell’anno le diverse culture mondiali (nonostante sia, a mio avviso, più interessante la mezzanotte scandita dalla Torre Spasskaja del Cremlino, in quanto accompagnata da champagne e vodka ghiacciata..de gustibus!). Questa tradizione affonda le proprie radici nella Cina del settimo secolo e ha come padre fondatore un monaco originario di quelle zone. In Occidente, “i primi sporadici esempi di un uso puramente spettacolare della polvere pirica risalgono al basso medioevo (XIII-XV secolo), usata per accompagnare le Sacre Rappresentazioni; la polvere nera era adoperata durante queste esecuzioni teatrali per raffigurare con scoppi, fiamme e bagliori i luoghi infernali delle narrazioni” (informazione estrapolata da Wikipedia). Questa consuetudine, tuttavia, si diffuse molto lentamente e i primi spettacoli pirotecnici non comprendevano l’utilizzo dei fuochi colorati: per questi ultimi, si dovette aspettare il Rinascimento, quando in Italia, con l’aggiunta del magnesio e del carbone, si sono ottenute sfumature gialle e arancioni.

Qual è quindi il cocktail di elementi che rende tanto sensazionali ed “incandescenti” i fuochi d’artificio? Innanzitutto c’è la componente esplosiva, distinta in “fulminante”, destinata alla confezione dei fuochi che producono scoppi violenti, accompagnati o meno da lampi di luce, e in “di spaccata”, prensente in quelli che, raggiunta una certa carica di lancio, devono letteralmente spaccarsi proiettando una rosa di colori. Nel secondo caso sono presenti in realtà due esplosioni: la prima serve a sparare il fuoco d’artificio (ancora spento) in cielo, dopo che lo stesso era stato caricato su un mortaio, dalla funzione di cannone, mentre la seconda, in aria, risulta essere quella vera e propria. Infatti, all’accensione della prima miccia a terra, anche la spoletta (da cui origina la seconda eplosione) si attiva ma impiega più tempo a bruciare: quando si consuma, fa esplodere la polvere da sparo contenuta nel fuoco d’artificio, ormai in aria, la quale a sua volta accende delle palline esplosive chiamate “stelle”, che sono poi i punti di luce che creano le scie luminose in cielo. Alla componente esplosiva si aggiunge quindi la colorazione, la quale è ottenuta comprendendo nella miscela metalli che assorbono dosi quantizzate di energia dall’esplosione, corrispondenti a tonalità differenti nello spettro dei colori (il verde con il bario, l’azzurro con il rame, il rosso con lo stronzio ecc..).

Sia che si tratti del primo elementare tenativo, costruito con canne di bambù e riempito di polvere da sparo, sia che si trattino dei 0,5 grammi di polvere flash composta da perclorato di potassio e alluminio in polvere del Magnum, è innegabile che i fuochi d’artificio rapiscano bambini e non. Quello che è importante ricordare è che essi  sono però artifizi eplosivi potenzialmente molto pericolosi e che la loro bellezza (effimera) non vale sicuramente il dito di nessuno, men che meno la vita.

 

p.s. (rispetto alle sane tradizioni russe, è chiaramente inteso che esse poco si sposano con chi, a capodanno, per necessità o masochismo, sarà automobilista)

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