Diario di un bassista, ovvero: cronache dal mio piccolo.

Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo sull’argomento “Musica” per il nuovo sito del Corriere di Carmagnola, non avevo la minima idea di come cimentarmi nell’impresa, davvero! Mi spiego meglio: sono un ragazzo di ventun’anni che studia all’Università che passa il tempo libero a rintanarsi nei negozietti di dischi di Torino o a suonare col suo gruppo nei più sperduti locali della zona, e ho sempre pensato che la musica sia meglio viverla che discuterla, magari in un pub, davanti a una pinta di buona birra, con gli amici di sempre.

. Perciò vi chiedo scusa se scriverò in tono un po’ colloquiale, e spero di divertirvi e, magari, destare un po’ di curiosità nel vostro orecchio.

Ma ora, bando alle ciance, e iniziamo a parlare di quella che definirei una summa di ciò che ho vissuto durante le incursioni del mio gruppo nel torinese e nel cuneese.

Il bassista non suona da solo-webSuonare dal vivo è sempre un’esperienza elettrizzante, che sia in un piccolo circolo di periferia davanti a una manciata di amici o durante le più disparate feste di paese: hai l’occasione di visitare cittadine diverse e di conoscere volti nuovi, che siano i simpatici gestori del locale o altri giovani che, esattamente come te, spendono il loro tempo per condividere col prossimo la propria visione del mondo. Certo, perché fare musica non è solo riproporre al pubblico tormentoni senza tempo, scritti secoli fa da personaggi che sono ormai entrati nell’immaginario collettivo, ma è anche far ballare con le proprie piccole creazioni, salendo sul palco per raccontare la propria storia, per proporre materiale nuovo solo per il gusto di intrattenere chi si ha davanti…

Molto spesso però, di gente da intrattenere non ce n’è proprio! Purtroppo, gli eventi sono poco pubblicizzati, male inseriti nel programma della movida locale e  ancor peggio sponsorizzati dagli enti locali. La situazione che il musicista si trova di fronte durante il concerto è spesso simile: davanti a sè, una quindicina di persone (la maggior parte amici che sarebbero venuti comunque); un altra decina di clienti fermi al bar a prendere da bere come se niente fosse, e i gestori che a fine serata portano la scusa della poca affluenza per non pagare la band (o il dj), che dal canto suo si ritrova ad affrontare le spese e per il tempo investito in sala prove, sala di registrazione, viaggio in macchina, montaggio dell’ “arsenale da palco” e la performance dal vivo.

Questo discorso sarebbe pienamente lecito se stessi parlando solo di progetti dozzinali, ma da quello che ho potuto vedere e da ciò che mi è stato riferito da tutti i musicisti che ho conosciuto, la stessa cosa capita a chi invece di cose da dire ne ha davvero.

Quindi, ecco il paradosso: montagne di talento che aspettano solo di essere scovate, e nessuno che se ne interessi a dovere, proprio nel Paese dell’Arte e della Cultura. Basta entrare in una libreria o in un negozio di articoli musicali per accorgersi che di ragazzi che tengono a tutto ciò  ce ne sono a iosa, ma a quanto pare, è più comodo per chi di dovere continuare a lamentarsi della carenza di creatività e di spirito di iniziativa di noi giovani.

Dentro ai locali, musicisti, dj, percussionisti e suonatori di campanello ce la mettono tutta, ma hanno bisogno di voi, appassionati di musica, per portare avanti la loro piccola Arte.

Per oggi è tutto, spero che qualcuno abbia letto l’articolo fino in fondo e che nessuno si sia sentito ferito. Sperando che la situazione migliori col tempo e promettendovi che dalla prossima volta l’atteggiamento sarà meno critico e più mirato a stimolare la vostra curiosità verso nuovi (o vecchi) album, gruppi e generi musicali, vi saluto e ringrazio per tutte le volte che, invece, chi suona si trova davanti gente stupenda e divertita (o anche “spiaciuta” per i quattro “mascalzoni” che fanno “fracasso” sul palco). Alla prossima!

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