Meteore di un recente passato – Tra presunte dipartite e successi scemati

Coll-corriere

Tutti i ragazzi nati nei primi anni ‘90 possono affermare di aver passato una fase adolescenziale caratterizzata dalla presenza di personaggi più o meno famosi, da attori a cantanti, la quale fama è divampata per poi spegnersi in modo piuttosto celere. Spesso quando si parla tra amici di queste star al fulmicotone salta sempre fuori il “Eh, è morto di overdose!”; a tredici anni ci credi pure, poi cresci e ti rendi conto che forse quell’affermazione sarebbe stata da soppesare un po’ di più. Proprio per questo mi sono messo ad investigare e ho scoperto che, guarda caso, nessuno ha tirato le cuoia.

Partiamo con il primo dei non-morti che più hanno lasciato il segno, o almeno l’ha lasciato a me. Si tratta di Macaulay Culkin, un nome che forse non significherà niente per voi, finché non vi dico che stiamo parlando di Kevin McCallister, il bambino-terremoto di Mamma ho perso l’aereo, celebre film natalizio del 1990 e del sequel Mamma ho riperso l’aereo del 1992. Nato a New York nel 1980, a soli 10 anni diventa il bambino più ricco di Hollywood, e l’anno seguente compare nel videoclip di Black or White, storico pezzo di Michael Jackson. Il declino inizia a quanto sembra nel 1994: dopo lo scarso successo del film Richie Rich – Il più ricco del mondo e la battaglia legale tra i genitori per la sua custodia conclusasi nel 1995, l’attore quattordicenne decide di ritirarsi dalle scene. E’ da questo momento che iniziano a girare voci, delle quali però non si sa l’origine, sulla sua presunta morte a causa delle droghe. Non che siano totalmente false: Culkin infatti ha avuto diversi problemi con le sostanze stupefacenti, che lo hanno privato del suo aspetto innocente dei primi film, ma che però non l’hanno ucciso. Anzi, ora l’attore trentatreenne è in ottima forma e di recente ha fatto la sua apparizione al ComicCon di New York.
Spostando ora la nostra attenzione sul nostro panorama nazionale, sono tre, o meglio, sei, i personaggi che ho preso in considerazione: Danilo Bertazzi, Luca Dirisio e i Finley.
In questo caso non avrei saputo dire nemmeno io chi è questo Danilo Bertazzi, infatti il nome l’ho trovato digitando Tonio Cartonio. Ebbene sì, è proprio lui, il più celebre conduttore della Melevisione, il quale è stato vittima di diversi rumor dopo il 2004, anno in cui ha lasciato il programma di Rai3 per motivi personali. Droghe, overdose, arresto per pedofilia… Nulla di tutto questo è mai accaduto, anzi, l’ex-folletto non ha praticamente mai smesso di fare televisione: prima il progetto con Trebisonda, poi la conduzione di Slurp e un ruolo in Centovetrine. Attualmente interpreta la parte di Cuoco Danilo proprio nel programma d’esordio, la Melevisione, in una versione decisamente ridimensionata su RaiYoYo. Bertazzi e Culkin sono esempi di come la scomparsa dai riflettori, seppur breve, possa generare leggende metropolitane rese sempre più inquietanti e inverosimili dal passaparola dei fan.

Nella maggior parte dei casi invece, la sparizione dalle scene è seguita semplicemente dal silenzio: personaggi che finiscono nel dimenticatoio pur avendo generato tormentoni con seguiti piuttosto numerosi.  Se penso a Luca Dirisio mi vengono in mente le sue hit Calma e sangue freddo e Il mio amico vende il tè, poi il vuoto. Chiedendomi se la sua carriera fosse finita lì, sono andato ad indagare sul Grande Libro Virtuale del Sapere (Wikipedia), scoprendo che in realtà il cantautore abruzzese non si è fermato a Luca Dirisio, album d’esordio del 2004. Di dischi infatti ne ha pubblicati cinque, l’ultimo in uscita nel 2014 col nome di Compis Therapy.
Ma se vogliamo parlare di grandi successi al fuoco di paglia nel panorama musicale italiano non possiamo non citare i Finley, band lombarda fondata nel 2002. Cavalcando l’ondata dei successi pop-punk americani di quegli anni hanno sfondato con canzoni come Tutto è possibile, Diventerai una star, Fumo e cenere e Adrenalina. Se eravate loro fan sicuramente conoscerete altri pezzi dai primi due album che hanno determinato il loro successo. Poster sui muri, articoli sui giornaletti per ragazze, testi delle canzoni sui diari e manifesti di concerti ovunque… Insomma, era difficile ignorare la loro presenza. Tutto l’entusiasmo è però scemato nel giro di un paio d’anni, senza una ragione apparente. In realtà non hanno mai abbandonato la musica: pubblicano altri tre album studio e nel 2013 vengono scelti nientemeno dalla Lego come testimonial della sua ultima più grande campagna a livello mondiale.  A volte è sorprendente come coloro che noi crediamo “morti artisticamente” in realtà hanno ancora qualcosa da dire, anche se non sono rimasti in molti disposti ad ascoltarli.

Ce ne sarebbero altri mille di esempi che potrei farvi, personaggi scomparsi dalle scene in modo più o meno curioso, per questo non nego una mia possibile indagine in futuro assai prossimo.

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