Storie mai raccontate: i rohingya della Birmania

10015629183_c78ca7a4cd_bEsiste un popolo quasi completamente dimenticato dalla comunità internazionale, la cui storia è del tutto ignorata da molti. Si chiama rohingya ed è un gruppo etnico di religione musulmana che vive prevalentemente nello stato del Rakhine, nella Birmania occidentale. Secondo le più recenti stime delle Nazioni Unite, in Birmania (oggi Myanmar) i rohingya sono 1,3 milioni su circa 50 milioni di persone a maggioranza buddhista. I birmani li considerano immigrati irregolari del confinante Bangladesh a causa della loro religione e della loro lingua, un dialetto simile ad uno parlato nel sud-est bengalese. L’Onu ha definito quella dei rohingya una delle minoranze più perseguitate al mondo. Il governo birmano, ormai da più di trent’anni, nega loro la cittadinanza rendendoli di fatto una popolazione apolide. Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, la minoranza musulmana è privata quindi anche di diritti fondamentali come la libertà di spostarsi, di sposarsi e l’accesso a cure ed istruzione.
La leggenda li vuole discendenti di commercianti arabi naufragati sulle coste della Birmania nell’VIII secolo. Quando ancora il Rakhine (una volta Arakan) era un regno indipendente, i rohingya vivevano in modo pacifico a fianco di altri gruppi etnici. Il clima è cambiato con l’incursione dei Birmani tra la fine del ‘700 e l’inizio dell’ 800 e con i successivi confitti con l’impero britannico che hanno portato nel 1948 alla dichiarazione d’indipendenza della Birmania. Da allora la minoranza non è mai stata riconosciuta.

Nel giugno del 2012 le tensioni tra la maggioranza buddhista di etnia rakhine e la minoranza rohingya sono sfociate in violenti scontri. L’ondata di violenza sarebbe stata originata dallo stupro e dall’omicidio di una ragazza buddhista di cui sono stati accusati tre ragazzi rohingya. Qualche giorno dopo una folla di rakhine ha assalito un autobus e linciato dieci musulmani, il che ha provocato a sua volta risposte violente da parte dei rohingya. Le dure lotte hanno avuto come esito almeno 200 vittime e 140 mila sfollati. La pesante accusa al governo birmano da parte di Human Rights Watch, una Ong che si occupa di diritti umani, è di aver concorso alla pulizia etnica contro i musulmani rohingya. Sono migliaia i profughi della minoranza musulmana che vivono attualmente oltre i confini birmani e altrettanti coloro che vorrebbero raggiungere i paesi vicini come Thailandia, Malesia ed Indonesia, ma continuano ad essere oggetto di feroci abusi e persecuzioni.

Tra marzo ed aprile dello s9311236291_6dce5a10ab_bcorso anno, i rohingya hanno avuto l’ennesima conferma della loro identità negata. Al primo censimento sulla popolazione promosso dal governo birmano in più di trent’anni, hanno potuto identificarsi solamente in una generica voce “altro”, a riprova del fatto che la loro non è riconosciuta come una delle 135 etnie costitutive dell’Unione di Myanmar. Nello stesso anno lo scontro tra il governo e l’organizzazione Medici Senza Frontiere, che ha denunciato le condizioni della minoranza rohingya, ha portato all’espulsione degli attivisti dalla zona di Rakhine.

In questi giorni il governo birmano ha accusato la rappresentante Onu per il Myanmar Yanghee Lee di eccessiva interferenza con “vicende che rientrano nella sovranità di uno stato”. Il mese scorso infatti l’alto funzionario delle Nazioni Unite, durante una visita nella nazione, si è pronunciato anche riguardo alle discriminazioni ed ai soprusi contro i rohingya, oltre che alle “spaventose” condizioni in cui vivono i rifugiati nei campi profughi da dopo il 2012. Il tutto è stato smentito dal ministro degli Esteri birmano nel suo comunicato ufficiale, in quanto le parole di Lee non rispecchierebbero la vera realtà della questione.

Il silenzio dell’esponente politica birmana Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace nel 1991, a capo dell’opposizione in un paese oppresso da una rigida dittatura militare, desta non poche critiche e getta un velo di sconfitta e rassegnazione sulla speranza di un qualche sviluppo positivo per la popolazione rohingya. Chi si schiererà con queste persone invisibili agli occhi del mondo? Ma soprattutto per quanto tempo ancora la loro storia rimarrà nell’ombra?

 

http://www.lifegate.it/persone/news/il-popolo-rohingya
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2013/04/22/Birmania-pulizia-etnica-contro-Rohingya_8593379.html
http://www.asianews.it/
http://www.internazionale.it/

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