La Nigeria fra Boko Haram ed un nuovo presidente

Nel nordest della Nigeria Boko Haram continua a seminare violenza e terrore. Il gruppo fondamentalista ha rapito negli scorsi giorni più di 400 persone, tutte donne e bambini, a Damasak, la città liberata il 18 marzo dalle truppe di Niger e Ciad. Pare che prima di abbandonare il posto il gruppo abbia ucciso altre 50 persone. Solo la scorsa settimana erano stati scoperti i corpi di 70 vittime vicino ad un ponte che conduce alla città, luogo probabilmente utilizzato per le esecuzioni di massa.

In Nigeria il dramma si ripete da tempo. Dall’aprile dell’anno scorso, quando il rapimento delle oltre 200 liceali a Chibok aveva richiamato l’attenzione mondiale sulla questione (con la campagna #BringBackOurGirls), sono stati numerosi i sequestri, le insurrezioni e le stragi a portare la firma di Boko Haram. La setta fondamentalista è attiva soprattutto dal luglio 2009, quando violenti scontri con le forze di sicurezza nigeriane causarono la morte di più di 700 persone.

Il gruppo nasce agli inizi degli anni duemila a Maiduguri, capitale dello stato del Borno nel nordest del paese. Boko Haram in lingua hausa significa “l’educazione occidentale è vietata”; tuttavia il nome ufficiale che l’organizzazione si è data è Jama’atul ahlis sunnah lidda’awati wal jihad (Popolo impegnato a diffondere gli insegnamenti del profeta e la jihad). L’intento è infatti instaurare la legge islamica nel territorio e opporsi allo stato federale. La recente alleanza fra Boko Haram e il gruppo Stato islamico non lascia presagire certo tempi di pace, oltre a permettere l’espansione in Africa occidentale dell’Is.

Goodluck Jonathan, attuale presidente ed esponente del Partito Democratico Popolare

Goodluck Jonathan, attuale presidente ed esponente del Partito Democratico Popolare

Una piccola speranza per i nigeriani dovrebbe essere rappresentata dalle elezioni presidenziali e parlamentari del 28 marzo, inizialmente fissate a febbraio ma poi posticipate per motivi di sicurezza. Tuttavia i profili dei candidati creano un ampio margine di dubbio riguardo al futuro del paese.

Da una parte il presidente in carica Goodluck Jonathan, il cristiano del sud succeduto ad Umaru Musa Yar’Adua e poi riconfermato nel 2011, non sembra avere i requisiti adatti ad un leader di tutto rispetto. Oltre alla corruzione che lo circonda, non sono in pochi a criticare il mancato impegno del suo governo nella lotta a Boko Haram: il presidente infatti sembra piuttosto restio a denunciare pubblicamente l’organizzazione. Ad esempio condannò prontamente gli attentati di Parigi senza però spendere troppe parole sulla strage di Baga in cui, negli stessi giorni, sarebbero stati uccisi circa duemila abitanti del posto dai militanti di Boko Haram.

Muhammar Buhari, del Congresso per il Cambiamento Progressista

Muhammar Buhari, del Congresso per il Cambiamento Progressista

L’alternativa è rappresentata dall’ex generale militare Muhammad Buhari, sconfitto nelle ultime tre elezioni, che governò tra il 1984 ed il 1985 a seguito di un colpo di stato e che molti già vedono vincitore. Alcuni pensano che il suo passato militare e la sua sfrenata “guerra all’indisciplina” condotta mentre era al potere siano ciò di cui il paese ha bisogno in questo momento. Il maggiore sostegno proviene dai musulmani del nord, regione in cui Buhari in passato avrebbe supportato l’attuazione della legge islamica, nonostante attualmente neghi un’agenda islamista. Come sostiene Gwynne Dyer probabilmente la Nigeria meritava un’alternativa migliore.

Ieri il governo ha deciso la chiusura delle frontiere per salvaguardare la sicurezza a seguito della minaccia del leader di Boko Haram che ha annunciato elezioni segnate da violenza.
Cosa emergerà dal voto dei nigeriani in un simile contesto? Una cosa è certa: la Nigeria ha tutto il diritto ad un presidente all’altezza del suo incarico.

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