Mare “Nostrum”, il nostro mare parla di morte

Il cielo è di tutti, ma anche il mare è di tutti, perché qualcuno deve rischiare di morire per attraversarlo? Sono più o meno queste le parole che pronuncia Tasnim, la protagonista femminile del film “Io sto con la sposa”. Nientestrage_migranti_01_lampedusa_migranti di più adatto all’ennesima strage avvenuta  vicino alle coste siciliane. Secondo quanto raccontato dai sopravvissuti, sarebbero morte più di 300 persone, quattro barconi della morte, 29 corpi senza vita, 85 sopravvissuti, numeri che non rendono giustizia ai dispersi. Giorno dopo giorno si consuma una tragedia, migliaia di vite umane si smarriscono nel vortice del mare Mediterraneo, che prende via via le sembianze di un cimitero di corpi di cui sopravvive solo la speranza. Quella stessa speranza che spinge altri a partire, e mantiene in vita la roulette della morte. Perché  a questo proposito, negli ultimi giorni, non si fa altro che parlare dell’operazione Mare Nostrum, che cos’è?

L’Operazione Mare nostrum è stata una vasta missione di salvataggio in mare dei migranti che cercavano di attraversare il Canale di Sicilia dalle coste libiche ai territori italiano e maltese, attuata dall’ottobre 2013 al primo novembre 2014 dalle forze della Marina Militare dell’Aeronautica Militare italiane. In seguito al naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, il governo italiano di Letta decise di rafforzare il dispositivo nazionale per il pattugliamento del Canale autorizzando l’operazione «Mare nostrum». Il dispiegamento di forze comprendeva, tra gli elicotteri, aerei da ricognizione ed un aeromobile. Completavano lo schieramento aereo i droni Predator B, i quali disponendo di una autonomia di 27 ore, potevano acquisire immagini dai porti da cui salpano i barconi, consentendo alle unità di superficie di intercettarli appena fuori dalle acque territoriali dai quali sono partiti. A partire da novembre 2014, l’operazione Mare nostrum è stata sostituita da “Triton di Frontex”, il programma a guida Ue che punta al controllo delle frontiere.

Come funziona Triton di Frontex?

Triton di Frontex (originariamente chiamata Frontex Plus) è un programma a guida Ue  con l’obiettivo di tenere controllate le frontiere nel mar Mediterraneo. Nell’agosto del 2014, dopo incessanti richieste da parte del ministro perché l’Unione Europea si mobilitasse in aiuto dell’Italia, il commissario europeo per gli affari interni, Cecilia Malmström, dichiarò che l’Operazione Mare nostrum sarebbe stata sostituita dal programma europeo “Triton di Frontex”. Successivamente, tramite una serie di incontri in Europa, riuscì ad ottenere il sostegno di alcuni paesi come Francia, Germania e Spagna che si dichiararono pronti a sostenere l’introduzione del programma “Triton di Frontex”.

lampedusa

 

In seguito a questa nuova tragedia, l’opinione pubblica non fa che chiamare a gran voce il ritorno all’operazione Mare Nostrum, ma siamo sicuri che sia quella la direzione giusta? Siamo sicuri che non esistano soluzioni migliori, che l’Europa non possa adottare misure di accoglienza più favorevoli per chi cerca solamente di tenersi cara la vita? Che diritto abbiamo noi di decidere della sorte e dei diritti di altri esseri umani, in tutto e per tutto a noi uguali?

Personalmente penso che nessuno stia facendo abbastanza. Stare a guardare e fingere di non accorgerci delle vite che si stanno accumulando in questo mare non ci assolverà. Ogni sterminio si fonda su una forza di meschinità latente, e si alimenta dall’indifferenza delle persone. Noi stiamo alimentando eccessivamente questo processo, non esiste indifferenza peggiore di chi vede e non guarda, sente e non ascolta, osserva e non prova emozione.

Io ho scelto di provare ad uscire da quella zona grigia che è l’indifferenza ogni giorno, e voglio invitarvi a riflettere sul da farsi, convinta che voi vogliate fare lo stesso.

 

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