Il giovane risveglio di Hong Kong

Hong Kong vuole delle vere elezioni dirette per la scelta del proprio amministratore. Lo scorso 22 settembre gli studenti sono scesi in piazza per far sentire la propria voce e, 6 giorni dopo, la polizia è intervenuta con gas lacrimogeni per disperdere la folla. La gente di Hong Kong però resiste e il 29 settembre l’organizzazione Occupy Central si unisce agli studenti. La folla non ha fretta, sa che non si arriverà (sicuramente non in tempi brevi) ad un cambio di posizione da parte di Pechino, ma non intende arrendersi.

from: www.bdtorino.euL’Occupy Central è un movimento specifico di Hong Kong nato per chiedere l’elezione con il suffragio universale del capo dell’amministrazione locale, ma che non sa come arrivare al proprio obiettivo. In seguito alla mobilitazione degli studenti, L’Occupy si sta concentrando sulla richiesta più semplice: la rimozione dall’incarico dell’attuale governatore Chun-ying Leung.

Dal 1997 la sovranità di Hong Kong è passata dal Regno Unito (è infatti una colonia britannica) alla Cina sulle basi dell’accordo del 1984 secondo cui Pechino per i 50 anni successivi dovrà riconoscere alla città un alto grado di autonomia ad eccezione della difesa e della politica estera. Nel 2004 il governo cinese stabilisce che le prime elezioni a suffragio universale saranno nel 2017. Nel giugno del 2014 l’Occupy Central organizza un referendum per l’introduzione del suffragio universale a cui partecipano 800mila persone, questo in vista della decisione sulle regole per l’elezione del governatore di Hong Kong. Il 31 agosto Pechino annuncia che sarà introdotto il suffragio universale, ma gli elettori potranno votare solo i candidati approvati dal governo centrale. Ecco che il 22 settembre gli studenti scendono in piazza.

Riguardo all’attuale situazione, l’Occidente individua posizioni diverse a seconda che la questione venga vista dal punto di vista economico, politico o filo-governo di Pechino. Il punto è che, per quanto l’influenza imagesHKeconomica di Hong Kong sia andata diminuendo negli ultimi anni, resta comunque un polo di riferimento, fondamentale per la Cina. Il crescere di disordini, sia da un punto di vista economico che politico, non gioverebbe al governo cinese, che per il momento, stando anche alle reazioni registrate da parte della polizia, sembra temporeggiare rispetto alle proteste della folla. Il governo di Pechino non si piegherà certo alle reazioni degli studenti, e di questo essi sono ben consapevoli, ma i protagonisti del futuro sono lungimiranti e, con tenacia e pazienza, sperano che il tempo saprà essere loro riconoscente.

Fonti Galleria:

bdtorino.eu

termometropolitico.it

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