Elezioni europee 2014: cosa resterà dell’unione europea?

All’indomani delle elezioni europee del 22-25 maggio 2014, il vecchio continente si sveglia con una nuova consapevolezza: è in atto un cambiamento. I risultati delle elezioni nei 28 paesi membri dell’Unione Europea hanno infatti portato alla luce un risentimento generalizzato nei confronti delle istituzioni europee. Il segnale è chiaro: il processo d’integrazione europea nato alla fine della Seconda guerra mondiale ha subito un arresto, e l’ascesa dei partiti anti-europeisti in tutta l’Unione ne è la dimostrazione. A ormai più di un mese di distanza dalle elezioni, è possibile avere finalmente un quadro generale chiaro e completo dei risultati elettorali, ma prima di addentrarci nella loro analisi è necessario compiere una breve premessa. Le elezioni europee si svolgono dal 1979, ogni cinque anni. I cittadini dei paesi dell’Unione (oggi 28, con la recente entrata della Croazia) sono chiamati a dare il loro voto per il rinnovo del Parlamento Europeo. I 388 milioni di votanti europei sono chiamati a scegliere 751 deputati dell’Europarlamento: si tratta della seconda più grande assemblea parlamentare al mondo, dopo la Camera del Popolo indiana. Tornando alle nostre elezioni, i risultati hanno mostrato la vittoria del Partito popolare europeo, che si aggiudica 221 seggi, mentre il Partito socialista europeo (S&E) ne conquista 191; non sono però questi i dati che devono destare l’attenzione dei cittadini europei. Si riscontra infatti l’ascesa dei partiti di estrema destra in diversi paesi, tra i quali la Danimarca e la Francia, dove si attesta come partito più votato il Front National di Marine Le Pen; anche il partito nazionalista Fpoe austriaco ottiene buoni risultati, mentre i neonazisti tedeschi e greci si aggiudicano 3 seggi. Il messaggio portato dai voti dei cittadini europei è comune: “questa non è l’Europa che vogliamo”. L’ascesa generalizzata dei partiti di estrema destra e dei movimenti euroscettici è la conseguente reazione al clima di austerity e di sfiducia nei confronti della politica presente in tutta Europa. Il caso italiano, in questo assetto, è del tutto particolare: in Italia vediamelezioni-europee3o infatti un successo storico del Partito Democratico, nella lista dei socialisti europei, subito seguito dal Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo, che pur con un calo di popolarità, cavalca l’ondata di risentimento anti-europeista aleggiante in tutto il paese. I due risultati vedono uno scenario politico in contrasto: da una parte, il desiderio di portare avanti il percorso d’integrazione europea resiste strenuamente agli attacchi della crisi economica, dall’altra l’elettorato è percorso da una totale perdita di fiducia nella classe politica, che spinge a rifugiarsi in un una reazione euroscettica. Questo è sicuramente il momento più difficile della storia del progetto europeo. Il percorso d’integrazione europea idealizzato dai padri fondatori si è interrotto e l’Europa si trova a un bivio storico: cogliere la sfida degli anti-europeisti, mostrando le capacità dell’Unione di riacquistare la fiducia dei suoi cittadini, o rassegnarsi al ritorno a un passato di sovranità nazionali. Questa sarà la vera sfida del Parlamento europeo uscito fuori dalle elezioni del 2014. Per il resto, ci si rivede nel 2019.