Bella ciao: il mondo canta la libertà

Quest’anno si celebra il 70° anniversario della Liberazione dal fascismo e dall’occupazione nazista. Diverse sono le iniziative locali organizzate in vista del 25 aprile e come ogni anno in questa ricorrenza è impossibile non ricordare quello che è diventato l’inno della lotta partigiana contro l’invasor: Bella ciao, il canto popolare simbolo della Resistenza, nel nostro paese in genere associato (erroneamente) alle correnti comuniste. Eppure varcando la soglia delle Alpi scopriamo che questo canto di credo politico ha ben poco: da Hong Kong a Parigi, dalla Turchia alla Grecia, Bella ciao è intonata in onore della libertà e della resistenza, della voglia di pace e di democrazia.

MondineNonostante le sue origini incerte, una tra le tesi più accreditate vede Bella ciao nascere a New York nel 1919 in una versione yiddish successivamente fatta emigrare in Europa. Più patriottiche sono invece le teorie che la fanno risalire ai canti delle mondine sull’Appennino tosco-emiliano: esiste infatti una versione che racconta un giorno lavorativo tipico di queste donne che quotidianamente faticavano nelle risaie. Il testo che conosciamo noi oggi appartiene comunque agli anni della Resistenza e la sua diffusione fuori dai nostri confini risale al 1945, in occasione del primo Festival mondiale della gioventù democratica di Praga. È anche per questo che oggi le note malinconiche di Bella ciao si levano anche dai più remoti anfratti del pianeta e ciò che hanno in comune questi canti è la speranza in un cambiamento, che passa soprattutto attraverso l’azione di coloro pronti a tutto per la libertà.

Manifestazione di solidarietà alla manifestazione turca Occupy Gezi

Manifestazione di solidarietà alla manifestazione turca Occupy Gezi

Ecco allora che una versione turca riempie le piazze ed addirittura gli autobus, accompagnata da un flauto, una fisarmonica, un pianoforte o semplicemente dalle altre voci che in coro scandiscono i versi della loro protesta. È il 2013 ed una serie di manifestazioni contro il governo Erdoğan occupano gran parte del paese, dopo che le proteste del movimento Occupy Gezi contro la costruzione di un centro commerciale ad Istanbul sono state violentemente represse.
Nell’ottobre scorso si udivano le stesse note ad Hong Kong durante il movimento Occupy Central, nato dagli studenti che chiedevano delle elezioni democratiche. È padre Franco Mella ad aver impugnato il megafono e a cantare per gli attivisti in strada.
Sulle note della versione interpretata dal gruppo emiliano Modena City Ramblers invece, il leader del partito greco Syriza, Alexis Tsipras, decide di concludere il suo discorso l’indomani della sua vittoria. È anche attraverso le parole di quel partigiano morto per la libertà che i greci cercano di fare sentire la loro voce, dopo che le politiche di austerità della Troika hanno quasi condotto il paese al punto di non ritorno. E solo pochi giorni prima a Parigi durante i funerali di Tignous, una delle vittime dell’attentato alla redazione dell’ormai tristemente noto settimanale satirico Charlie Hebdo, l’attore Christophe Alévêque aveva cantato in onore del vignettista davanti gli occhi commossi dei presenti.
Un’eco poi giunta a Kobane, la città liberata a fine gennaio dall’assedio delle milizie dello Stato islamico, dove le combattenti curde intonano Bella ciao in nome della libertà e dell’autonomia, da sempre negate al popolo del Kurdistan; fino alla Palestina che rivendica anche così il diritto ad essere uno Stato.

Il fatto che il canto simbolo della Resistenza sia diventato internazionale dimostra che non è per forza legato ad un’ideologia politica — d’altronde nel testo non si trova alcun riferimento a riguardo — ma che richiama a dei valori che non hanno né colore né nazione. Forse allora dovremmo interpretare Bella ciao per quello che è: un inno alla libertà.

Il video di Bella ciao cantata nel mondo

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