Liu Bolin: l’artista camaleonte… rivoluzionario!

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Un tripudio di colori psichedelici prende vita dagli scaffali presenti in questa fotografia. Sembrano quasi quelli fra cui si aggira, rannicchiato in un carrello della spesa, Tom York, il cantante dei Radiohead, nel video della celebre canzone ”Fake Plastic Trees”. Ma se la si osserva più attentamente si potrà notare, fra una lattina e l’altra, la sagoma di un uomo! Si tratta di Liu Bolin, un giovane artista cinese, e questa è una delle sue opere d’arte. Niente Photoshop, Liu si è realmente mimetizzato con le bibite. La sua arte consiste appunto in questo: scattare fotografie in cui scompare nell’ambiente. Così il 13 maggio 2014 il giovane artista giunse in Italia con una valigia trolley di 30 chili stracolma di colori. Lavorò fino al 21 dello stesso mese ad una serie di scatti dedicati al nostro paese. Il Museo Ferrari, Tod’s group, la Biblioteca Civica di Verona, il ristorante Al Pompiere e le cantine vitivinicole Masi divennero il palcoscenico delle sue performance. L’operazione di mimesi è molto lunga e complessa. Liu rimane immobile in piedi anche per sette ore mentre i pittori della sua equipe, l’artista Andrea Facco e la restauratrice Cristina Giancalone, lo sottopongono a trucco, make up e body paiting. In poche parole viene totalmente ricoperto con gli stessi colori dello sfondo con cui vuole mimetizzarsi. Il trucco è quello di seguire le linee guida dettate dall’architettura o dall’ambiente tenendo come punto di vista l’obbiettivo della macchina fotografica. Il risultato è sorprendente: un’opera d’arte in cui l’artista è difficilmente riconoscibile rispetto al contesto!

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Ma c’è molto di più. Dietro a quest’arte silenziosa e quasi ”invisibile” si cela una critica all’omologazione che impone la società contemporanea. A proposito del proprio lavoro Liu dice: ”E’ un gesto di denuncia. Cos’è oggi lo sviluppo dell’essere umano e dove porta? L’uomo sta scomparendo nel suo ambiente. La tecnologia ha portato molto sviluppo materiale, ma per restare umani cosa si deve fare?” A muovere il giovane artista è quindi la volontà di mostrare come in una società così materialista, così incentrata sul consumo l’uomo abbia perso la propria identità. Quelle stesse merci scintillanti che tutti i giorni ci vengono proposte nei supermercati decidono i nostri bisogni, filtrano i nostri gusti, impongono stili di vita. ”Io non voglio perdermi in questo labirinto, perciò scelgo questa forma di difesa. Io sono per un’arte di impegno civile” afferma Liu durante un’intervista. Un’arte per non essere soltanto un altro mattone sul muro, per dirla come i Pink Floyd, o un’altra lattina sullo scaffale.

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