Il vento dà vita ad ogni cosa

Le dici: “Hai lacrime di ferro, chiuse, sigillate. Come fai a non farle sciogliere?

Come ci riesci?”

Lei fissa le sue mani che intanto si sono giunte in modo quasi aggressivo, come a

non aspettare a non volere altro che la sua risposta.

-“Sono lacrime mie, pur sciogliendosi tu non le capiresti. Allora mi impegno

a non farle scorrere sul viso”.

Lui abbassa istintivamente lo sguardo. Guarda a terra,

sembra cercare

sprazzi di parole vicino alle sue scarpe, tra la ghiaia del giardino. Ma non le trova

e allora pensa

che non gli rimane altro se non guardarla fissarla e guardarla ancora per chissà

quanto tempo.

-“E se la guardassi per un giorno intero?”- pensa, poi sorride tra sé. Ma non glielo dice.

Però lo fa. Gli occhi di lei lo stavano già aspettando. Comincia una lunga pausa di sguardi.

Qualsiasi tipo di parola è come se fosse stata sostituita da un linguaggio muto, segreto

eppure così visibile.

Continuano a frugarsi gli occhi testardi e placidi. Ormai il tempo non esiste più per loro.

Scrutandoli da dietro le piante, da lontano,

pare somiglino a creature mitologiche:

i capelli di lei sono fili di luce d’un biondo ramato

svolazzando nell’aria sembra che spazzino via il vento.

Lui possiede dei riccioli perfetti, da quella distanza

sembrano dipinti con l’inchiostro e incredibilmente composti.

Mi perdo in quell’immagine in quella bellezza quasi incorporea

che sembra evocare epoche antiche.

Abbasso lo sguardo per pochi attimi

do un’occhiata all’erba sotto i miei piedi  come per cercare

stabilità o almeno una superficie abbastanza sicura.

Senza ritornare a guardare quelle due sagome straordinarie

mi allontano e stringendomi nelle spalle provo ad inventarmi un finale.

Forse lui davvero la guarderà per tutto il giorno-penso- ma anche lei ci riuscirà?

O le scapperà una domanda?

Per fortuna, solo loro lo sapranno.

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