I vent’anni di Emergency

“Il diritto ad essere curato è un diritto fondamentale e inalienabile appartenente a ciascun membro della famiglia umana”. Questo viene dichiarato nel ”Manifesto per una Medicina basata sui Diritti Umani”, il Manifesto di Emergency.

A vent’ anni dalla sua fondazione i principi fondanti della ONG italiana rimangono gli stessi, come ben sapranno gli studenti del Campus Luigi Einaudi di Torino che oggi, 21 ottobre, hanno assistito alla serata inaugurale dell’undicesima edizione di Partycillina. Evento no profit organizzato da ”Medici Senza Bandiere”, dedica questa edizione al festeggiamento del compleanno di Emergency. L’ospite speciale di questa serata è infatti Cecilia Strada, figlia dei fondatori dell’associazione, nonché attuale presidente, che tiene la conferenza dal titolo emblematico ”La salute è un diritto non un privilegio”. Vengono così raccontati i vent’anni di Emergency.

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Tutto prende avvio da un’idea di suo padre, Gino Strada, che aveva già lavorato per la Croce Rossa Internazionale. Insofferente agli schemi di lavoro e organizzativi troppo fissi e rigidi che richiede un’istituzione enorme come quella della Croce Rossa, comincia a maturare l’esigenza di fondare un’associazione tutta sua, più flessibile ed alternativa, che gli permetta di avere maggior potere decisionale. Se prima l’unica scelta che poteva effettuare era se operare o meno un proprio paziente, con la fondazione di Emergency può esprimersi in campo politico, intraprendere nuove missioni e attuare nuovi progetti. L’organizzazione nasce così nel 1994 a Milano per offrire cure medico – chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. Vengono costruiti ospedali, centri chirurgici, posti di primo soccorso dove ve ne è necessità e ristrutturati centri sanitari già esistenti. Le cure vengono offerte a tutti, dai bambini ai soldati, senza discriminazioni politiche, etniche, religiose o ideologiche. Proprio perché ha visto la sofferenza provocata dalla guerra, Emergency non vuole solo curare, ma anche prevenire. Prendono così avvio progetti che promuovono valori di pace, di solidarietà e di rispetto dei diritti umani. Primo fra tutti quello che prevede la divulgazione del documento ”Il mondo che vogliamo”. Esso espone le idee che ispirano l’operato dell’organizzazione: l’uguaglianza fra tutti gli uomini, il ripudio della violenza e il rispetto dei diritti umani. Tuttavia in esso viene anche mossa una critica nei confronti della nostra società: In nome delle “alleanze internazionali”, la classe politica italiana ha scelto la guerra e l’aggressione di altri Paesi. In nome della “libertà”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro i propri cittadini costruendo un sistema di privilegi, basato sull’esclusione e sulla discriminazione, un sistema di arrogante prevaricazione, di ordinaria corruzione. In nome della “sicurezza”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro chi è venuto in Italia per sopravvivere, incitando all’odio e al razzismo.”

Vista da questa prospettiva l’Italia mi ricorda tanto l’Oceania di Orwell in cui l’appartato amministrativo si divide nei quattro ministeri: della Verità, che si occupa dell’informazione, dei divertimenti, dell’istruzione e della belle arti, della Pace, che si occupa della guerra, dell’Amore, che mantiene la legge e l’ordine pubblico, e dell’Abbondanza che si occupa degli affari economici.

Per opporsi a tutto questo Emergency lotta da vent’anni, ha raggiunto sedici Paesi e curato più di sei milioni di persone.

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