Estrapolare gli occhi

Il treno stava per arrivare a destinazione. E sbatacchiava,
sbatacchiava…
sbatacchiavano i suoi scompartimenti, i suoi vagoni, sbatacchiavano i bagagli, quasi in bilico
sui portapacchi, sopra le teste dei pendolari e di qualche viaggiatore stanco, con ancora
gli occhi cisposi, pieni di curiosità, come a ricordare a se stesso che la vita è un viaggio
indefinito, il più delle volte senza meta o forse con qualche stralcio di meta, a volte
ritrovato, poi successivamente perduto via.
Alzo gli occhi. Davanti a me una signora mi guarda stranita:
vorrebbe sapere quello che penso. Mi fissa. Ed è come se mi scippasse gli occhi.
Non lo sa nessuno cosa pensi, solo il tuo sangue che sbatacchia nelle tue vene
al pensiero di qualcosa che ti affascina, al pensiero di qualcosa che può addolorarti.
Sbatacchia… sbatacchia… proprio come il treno sul quale sei.
Proprio con la stessa frequenza.

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