La Falanghina DOC dal sapore di riscatto

Il” Selva Lacandona Tour”, promosso da Ciro Corona e Ivo Poggiani, parte da Scampia, viaggia per l’Italia, e fa tappa anche a Carmagnola, domenica 29 Novembre, al Circolo Arci Margot.
La Selva Lacandona è un vino tipico campano, che nasce dall’uva Falanghina.
Promuovere e vendere il prodotto alimentare, però, non è l’unico fine del tour.
Il vino, infatti, rappresenta, in modo simbolico, un nuovo modello di sviluppo sociale ed economico che si contrappone al sistema camorrista.
Il vino, dunque, conserva storie e percorsi di vita che ci appartengono perché la mafia non esiste solo a Scampia.
Ciro Corona, presidente dell’associazione (R)esistenza Anticamorra, il 21 marzo 2008 ( anno della tregua della faida di Scampia) ha promosso il primo sportello anticamorra sul territorio.
Ciro, dunque, ha voluto,in primis, negare la distinzione tra buoni e cattivi, tra figli di mafiosi e non, per sfatare il falso mito di Scampia culla della Camorra, conosciuta in tutto il mondo solo per le Vele (edifici verticali di sedici piani, senza ascensori).
(R)esistenza Anticamorra dimostra in modo concreto che i ragazzi che crescono mitizzando i boss di quartiere e che non hanno scambi culturali e confronti estranei al ghetto, possono avere un’alternativa.
Un’alternativa che nasce cinque anni fa e si chiama “Fondo Amato Lamberti Selva Lacandona di Chiaiano”, il primo bene agricolo confiscato alla Camorra, in Campania.
I minori, in particolar modo i figli dei boss, infatti, spesso, non hanno possibilità di scegliere il proprio percorso di vita, anzi, viene loro imposto : diventare la manovalanza della criminalità organizzata.images

La soluzione è concedere loro un impiego lavorativo diverso : occuparsi, insieme a persone come Ciro ed Ivo, del vigneto e del pescheto all’interno del Fondo Amato Lamberti.
I prodotti alimentari vengono, poi, venduti ogni anno tramite l’iniziativa natalizia “Facciamo un pacco alla Camorra”, il cui ricavato finanzierà l’inserimento nel mondo lavoro delle persone che appartengono a classi disagiate.
Scampia, allora, non è solo miseria, grigiore, Vele e camorra, come racconta la serie televisiva “Gomorra”, che sfrutta ancora una volta il nome “Scampia” a proprio vantaggio, ma può essere vita, cambiamento.
L’associazione lo dimostra attraverso il cortometraggio del Laboratorio Mina “L’altra faccia di Gomorra”.
Mina è la centoquattordicesima vittima innocente dell’ultima faida 2004-2006 tra i due clan di Scampia.
Gli assassini cercavano il suo ex fidanzato, allora affiliato ad un clan. Mina non volle concedere loro informazioni sull’ex compagno. Il gesto le costò la vita.
La ragazza lavorava nei doposcuola situati in contesti a rischio.
Ciro Corona e gli altri ragazzi, allora, si ispirano al suo esempio ogni volta che accolgono nuovi ragazzi a lavorare nel bene confiscato, e propongono loro e all’Italia tutta un modello di produzione nuovo, che non faccia affidamento al sistema criminale ( formato non dai quei quindicenni che spacciano, ma dalla politica, dall’imprenditoria e dall’area militare!).
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La falanghina DOC 2013, dunque, non è un semplice vino sapido prodotto alle pendici del Vesuvio, ma il modo che ragazzi come noi utilizzano per riscattare il loro passato e il loro presente e opporsi agli esponenti della politica che hanno permesso, nel febbraio 2009, l’apertura della discarica vicino a Chiaiano, in cui i rifiuti tossici prodotti, in particolar modo dalle industrie del Nord-Est d’Italia, venissero accumulati, avvelenando così le terre tanto amate non solo da Ivo, ma dalla maggior parte dei ragazzi di Napoli e dintorni.
La denuncia e l’impegno sociale sono possibili soprattutto perché, associazioni come (R)esistenza anticamorra educano i cittadini di ogni età a prendersi cura del proprio territorio insieme.
Il Festival Nazionale dell’agricoltura sociale, il giugno scorso, lo ha dimostrato quando ottocento ragazzi hanno continuato a svolgere il proprio lavoro anche dopo una delle tante minacce della camorra (una croce disegnata a terra e due tombe scavate all’interno del bene confiscato).
Il riscatto del proprio futuro, allora, può essere più forte del rispetto al sistema camorrista.
Si tratta, ora, di ricucire storie che appartengono a tutti noi, e possiamo farlo solo tramite un impegno civile concreto, come quello di produrre vino, per gridare che l’Italia non è solo il paese che ha ospitato la latitanza di Riina o che è stato legato per troppo tempo solo dallo smaltimento nocivo di rifiuti tossici.
Dobbiamo essere legati dall’impegno sociale, o antimafia.

http://www.liberacampania.it/articoli/52-scampia-inaugurato-lo-sportello-anticamorra
http://www.agoravox.it/Ciro-Corona-la-resistenza.html

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