Domenico Quirico racconta “Gli Altri Mondi”.

11990497_533303796818042_5853735443759578855_nUn’ottima occasione per riflettere a fondo su temi di stringente attualità e per esplorare la realtà, spesso a noi lontana, di Medio Oriente e Africa. Così forse si può tentare di riassumere l’incontro del 5 settembre scorso, intitolato “Gli Altri Mondi” e organizzato dallo spazio web Idealmentre, con l’inviato speciale de “La Stampa” Domenico Quirico, che, attraverso le sue numerose esperienze sul campo, ha potuto chiarire le perplessità di molti riguardo il fenomeno delle migrazioni e la nascita dello Stato Islamico.

Innanzitutto occorre ricordare che non tutti gli individui che scelgono di mettersi in viaggio verso un altro stato sono uguali: si possono distinguere i “migranti”, che si spostano alla ricerca di migliori possibilità di lavoro  e di vita, dai “rifugiati politici”, che invece sono costretti a partire poiché la loro stessa vita è messa a rischio da guerra, persecuzioni, discriminazioni nei paesi d’origine. Mentre concedere accoglienza alla prima categoria è una scelta prettamente politica, soccorrere il secondo gruppo, secondo la Carta delle Nazioni Unite, è un obbligo vincolante per tutti i paesi firmatari. Ci si stupisce dunque di come soltanto ora, dopo cinque anni di guerra civile in Siria e 200.000 morti, l’Unione Europea sembri accorgersi del problema e provare a intervenire in qualche modo.

L’altro tema fondamentale trattato da Quirico è ovviamente quello dello Stato Islamico: questo non va immaginato come un’organizzazione terroristica simile ad Al Qaeda, ma piuttosto come una vera e propria nazione, ormai radicata su un territorio compreso tra Siria e Iraq, che aspira ad ingrandirsi e ricostruire il grande Impero Arabo di religione islamica formato da Maometto e dai califfi intorno al 600 d.C. Per riuscire in tale obiettivo, esso si avvale spesso di messaggi comunicativi, facilmente interpretabili dai musulmani di tutto il mondo, che invitano ad unirsi alla causa del califfato; ciò si può riscontrare ad esempio nei video di esecuzione degli ostaggi, che non solo mirano a tu11118379_533305400151215_4336680146508543690_orbare noi occidentali, ma rappresentano anche una scena di rivincita del mondo islamico attraverso il sacrificio rituale del nemico fino a quel momento mai sconfitto. Trattandosi dunque di un’entità altamente organizzata, è impensabile che l’ISIS possa deteriorarsi da sola, ma soltanto un effettivo intervento dell’Occidente, e in particolare degli USA, potrebbe porvi fine.

Da queste riflessioni emerge quindi quella che sembra l’attuale caratteristica predominante di noi paesi sviluppati: un crescente immobilismo e l’incapacità di prendere decisioni nette, doti che invece sarebbero fondamentali per affrontare al meglio la convulsa contemporaneità.

 

foto tratte da www.idealmentre.it

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