Casa Frisco e le nuove parole dell’immigrazione

Buona notizia per gli scettici sul tema dell’integrazione e dell’accoglienza.
Molto si parla di immigrazione nel nostro paese e quasi sempre a questa parola se ne associa un’altra: “problema”. Un problema per i migranti che spesso incontrano la morte lungo la strada o che, giunti in Italia, trovano diffidenza e C.I.E. ad aspettarli (si pensi alla tragedia di Lampedusa, o alla vicenda dei bengalesi che, solo qualche mese fa, ha colpito noi carmagnolesi ancora più da vicino). Un problema per gli italiani, che, inseguiti dai fantasmi della criminalità e della disoccupazione, vedono in queste persone venute da lontano un pericolo. Non sono pochi quelli che si domandano se a questo “problema” esista una soluzione che sia positiva per entrambe le parti.
La risposta, per chi vive a Carmagnola, è a pochi passi da casa, e si chiama Casa Frisco.
Il progetto nasce dall’incrocio di diverse esigenze: quelle di un quartiere, e di una città, che si ritrova tra le mani spazi ancora ricchi di potenzialità, ma lasciati inutilizzati, e quella di un gruppo di donne italiane e straniere, nato grazie all’associazione Beppe Canalis (da tempo impegnata nell’accoglienza), che cerca una sede per svolgere le sue diverse attività come corsi di cucina e cura del corpo, doposcuola e organizzazione di cene “anticrisi” a basso costo.
Sorge così l’idea di partecipare a un bando della Compagnia di San Paolo per ottenere finanziamenti e ristrutturare il vecchio oratorio di S.Francesco e la casa parrocchiale in via Savonarola 2.
Il sogno diventa realtà, e grazie al contributo, viene realizzato uno spazio abitativo al piano superiore dell’ex casa parrocchiale dedicato a un progetto di co-housing, e uno spazio comune al piano inferiore con una cucina, un ampio salone e una stanza da dedicare ai corsi. Inoltre resta a disposizione anche l’ampio cortile per cene, feste e altre attività all’aperto.

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Casa Frisco diventa quindi un punto di riferimento per l’integrazione dei migranti, nonché una nuova struttura che offre servizi ai cittadini di tutte le etnie con le varie attività delle donne (ora riunite nell’associazione “Karmadonne”) e la possibilità di affittare la sala e il cortile esterno. Importante è anche il luogo dove il progetto è nato e si sta sviluppando: un quartiere che già aveva ospitato i “vecchi” migranti provenienti dal sud Italia e che ora accoglie molti dei “nuovi”, provenienti da tutto il mondo.
L’esistenza di Casa Frisco, però, è soprattutto un esempio in quanto dimostra che a “immigrazione” si possono associare parole diverse.
Cooperazione”, possibile anche tra persone diverse quando non ci si concentra sulle differenze, ma sugli interessi e le capacità comuni.
Risorsa” quando il frutto di quella cooperazione diventa un vantaggio non solo per chi vi partecipa, ma per l’intera comunità.
Impegno” che, giustamente, si pretende dalle istituzioni su un tema come questo, ma che allo stesso tempo può provenire dai cittadini, che vivono la situazione ancora più da vicino.
Infine “solidarietà”, che non significa solo “fare per” qualcuno, ma anche e soprattutto “fare insieme”.

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