Come la dieta mediterranea salverà il mondo

Recenti studi hanno dimostrato che la dieta occidentale è dannosa per il pianeta (oltre che per la nostra salute). Una soluzione? C’è: la dieta mediterranea. In altri termini, non solo noi italiani mangiamo meglio, ma il nostro stile alimentare riesce a mantenersi maggiormente ecosostenibile anche quando si tratta di produrre il cibo che consumiamo. Verdura, pesce, frutta e olio d’oliva non solo allungano la nostra aspettativa di vita di 10 anni ma forniscono qualche boccata d’ossigeno in più anche al nostro claudicante pianeta.

Ciò che emerso da una ricerca condotta da due ricercatori dell’università della California a Santa Barbara in fondo non dovrebbe stupire particolarmente: lo stile alimentare adottato dalla maggior parte della popolazione occidentale, onnivora e sempre più abituata a dinamiche da fast food, non è sostenibile. La principale criticità evidenziata sta nel fatto che la dieta onnivora odierna, in cui il consumo di carne è sempre più elevato, richiede sempre più ettari di terreno per l’allevamento di bestiame e per la coltivazione intensiva di determinati ortaggi. Tutto questo causa una diminuzione delle terre libere ed una diminuzione della biodiversità, con tragiche conseguenze.

Le alternative, secondo gli studiosi che hanno portato avanti la ricerca, sono tre: la dieta vegetariana, quella pescetariana e quella mediterranea. Se relazionate alla produzione di gas serra, la prevalenza delle prime due diete porterebbe addirittura ad una diminuzione dei gas serra presenti nell’atmosfera, mentre la dieta mediterranea porterebbe ad una discreta diminuzione di tali valori, collocandosi come perfetto mix tra salubrità ed ecosostenibilità.

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Come migliorare la situazione? Difficile prescrivere la ricetta della felicità, in questo caso. Lo stile alimentare prevalente nel cosiddetto mondo “occidentale” è frutto di una commistione di questioni sociali ed economiche, che portano le persone a vivere sempre più nelle città, prediligendo uno stile alimentare frenetico ed immediato. A svantaggio di una dieta lenta, fatta di lunghe cotture e preparazioni minuziose, sempre più persone sono costrette dalle contingenze della loro vita  a fare lunghe code ai drive through delle maggiori catene di fast food, prediligendo un veloce pasto calorico e grasso ad un più salubre pasto completo di ogni componente nutritivo. Sempre più cibo “vuoto”, preconfezionato, grasso e saporito, che sta sconvolgendo le abitudini e purtroppo la salute di milioni di persone.

La conclusione dei due ricercatori? Per ora, beati noi italiani, che ancora non siamo vittima di questo modello globale. L’italia, a livello culinario rappresenta un ottimo villaggio locale capace di difendersi dalle sfide del presente, in cui la tipicità e il buon cibo possono e devono prevalere sull’omologazione e l’industrializzazione dei regimi alimentari moderni. Sarebbe forse tempo di esportare con maggiore determinazione questo nostro pregio?

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