Chi vincerebbe la Coppa del Mondo del cambiamento climatico?

E’ sulla bocca di tutti. Attesa da anni, bistrattata da alcuni e venerata da molti, la Coppa del Mondo ha finalmente preso il posto di blasonata protagonista della nostra estate, orfana di campionati e altre competizioni calcistiche che riempono i grigi weekend invernali di milioni di tifosi accaniti. Sono tuttavia tante le coppe del mondo che potrebbero essere contese, e senza dubbio quella in campo ambientale darebbe dei risultati tutt’altro che scontati. Si possono considerare due gironi a eliminazione: il primo vede vincitore il paese con la più alta percentuale di energia rinnovabile prodotta, nel secondo spicca la nazione con la minor quantità di metri cubi di CO2 emessa da ogni suo cittadino. Nel primo girone la lotta è decisamente impari, quasi una vittoria in partenza: l’Islanda è di gran lunga il paese con la più alta percentuale di energie rinnovabili prodotte, avvicinandosi a uno stupefacente 99%. Certo, le risorse naturali come acqua, vento ed energia geotermica non mancano, ma un sonoro plauso è del tutto meritato (In fondo, vento ed acqua non mancano nemmeno nel bel paese, tuttavia molti sembrano far orecchie da mercante). Il secondo girone si rivela molto più combattuto e incerto, anche in ragione del fatto che il dato da prendere in considerazione (le tonnellate di CO2, per l’appunto), va combinato al reddito medio della popolazione. Se in Africa vi sono alcuni paesi straordinariamente virtuosi (come la Costa D’Avorio, con uno strabiliante 0.3, ma dove larga parte della popolazione non ha accesso all’elettricità), tra i paesi dotati di un’economia industriale moderna vince la Svizzera, con un notevole valore di 5 tonnellate per abitante. Sconfitti su tutta la linea risultano gli Stati Uniti, con un deprimente 17,6, maglia nera delle nazioni di tutto il mondo (in attesa che la Cina completi il proprio sviluppo industriale, direbbero alcuni…).

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone