Rossi c’è!

Ci sono uomini la cui storia diventa leggenda. Solitamente la percezione della grandezza di un individuo sopraggiunge quando egli ha perso la vita, oppure quando ha terminato di agire nel campo in cui eccelleva. Eppure, in certi casi, alcuni uomini riescono a legare al proprio nome un alone di leggenda quando sono ancora impegnati nella loro battaglia alla storia. Ciò avviene più spesso nello sport, che sa regalare nell’immediato un’aurea mitologica a coloro che si distinguono praticandolo.

 

Pelè.  Babe Ruth.  Muhammad Alì.  Joe Montana.  Diego Armando Maradona.  Michael Jordan.  Tiger Woods.

 

I nomi degli atleti che hanno scritto le pagine più emozionanti della storia dello sport restano impressi nella memoria collettiva della gente e sono capaci di segnare un’epoca, una generazione, un popolo.

E se c’è un personaggio che è riuscito meglio di chiunque altro a segnare un’epoca, quella degli anni 2000, a rappresentare un popolo, quello italiano, e ad unire almeno tre o quattro generazioni in una passione sconfinata, quello è senza dubbio The Doctor, il numero 46.

Valentino Rossi.

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“Rossi c’è, Rossi c’è”. È lo storico grido che ha più volte accompagnato Vale alla bandiera a scacchi, oltre la linea del traguardo. A lanciarlo è Guido Meda, commentatore per eccellenza del motomondiale, recentemente passato a Sky così come i diritti televisivi della Moto GP.

E per ben due volte nei primi tre gran premi stagionali l’urlo è risuonato nelle televisioni degli italiani, in occasione delle vittorie di Rossi in Qatar e in Argentina.

Vale è tornato. O forse non se ne è mai andato. Una congiunzione astrale sfavorevole, caratterizzata da infortuni, moto non all’altezza ed esplosione del talento del giovane Marquez, ha tenuto per alcuni anni il pilota italiano lontano da pretese di gloria. Eppure, già a partire dallo scorso anno, anche in virtù dei miglioramenti della Yamaha, si era di nuovo intravisto il vero Rossi, che aveva chiuso la stagione con 13 podi, un paio di vittorie ed un secondo posto nella classifica finale, comunque ben lontano da quel mostro di Marc Marquez.

Ma quest’anno la storia è cambiata, almeno per il momento. Infatti Vale è tornato a condurre la classifica generale con 66 punti, 6 di vantaggio su Dovizioso e addirittura 30 su Marquez, il quale ha pagato a caro prezzo un paio di errori commessi. In particolare la caduta nell’ultimo Gran Premio in Argentina, avvenuta al termine di uno straordinario duello proprio contro Vale, il quale è riuscito ad imporsi come ai vecchi tempi, quando a Max Biaggi e a Sete Gibernau venivano gli incubi a pensare al Dottore. Vale è poi salito sul podio a festeggiare indossando la maglia dell’Argentina di Maradona, la numero 10.

MotoGp of Argentina - RaceE chissà che quel 10 non possa essere un presagio. Perché il 10, per Vale, non è un numero qualunque. Infatti il pilota di Tavullia ha finora conquistato nove titoli mondiali, l’ultimo nel 2009, sempre in sella alla Yamaha. Sono ormai sei anni che rincorre il sogno della “decima”, quel titolo che lo condurrebbe alla doppia cifra e ancora più in alto nell’olimpo dello sport.

Le premesse sembrano buone. Ora sta a lui dimostrare di essere ancora il più forte. E la speranza, sua e di tutti i suoi tifosi, è di poter vedere ancora una volta il tricolore innalzarsi nel cielo, a sventolare più in alto di tutte le altre bandiere.

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