Ragazza afghana: Steve McCurry, dopo 17 anni, alla sua ricerca.

È stata esposta a Milano, ora si trova a Roma, e continuerà a girare per tutta l’Italia, la mostra fotografica, del celebre fotoreporter statunitense Steve McCurry. Vorrei cogliere l’occasione per raccontare un po’ di lui e della storia di uno dei suoi più famosi scatti, che è stato forse anche il suo trampolino di lancio. Il titolo dell’opera è Ragazza afghana. La foto appena citata ha avuto successo nel 1985, quando fu scelta come copertina del National Geographic Magazine per il numero del Giugno di quello stesso anno. L’uscita di questa rivista divenne anche la più nota.

Steve McCurry nasce a Philadelphia il 24 febbraio 1950. La sua carriera comincia quando il fotografo, decide di documentare lo scontro che aveva luogo in Afghanistan e riuscì a passare il confine, al ritorno, portando con se le pellicole dei reportage fatti, cucite nei vestiti. Da allora McCurry si appassionò e continuò a fotografare i conflitti internazionali, tra cui le guerre in Iran-Iraq, a Beirut, in Cambogia, nelle Filippine, in Afghanistan e la Guerra del Golfo.smc-4

Ma vorrei più che altro soffermarmi sulla storia della fotografia sopra citata, la quale nasconde un’amicizia profonda tra il fotografo e la ragazza.

Ragazza afghana fu interpretata come un simbolo dei conflitti afgani degli anni ottanta. La foto è stata ampiamente utilizzata sulle brochure di Amnesty International, su poster e su calendari. Lo scatto è stato addirittura «la foto più riconosciuta» della storia della rivista, e la copertina stessa è tra le più famose mai pubblicate dalla National Geographic.

L’immagine è stata scattata in un campo profughi di Peshawar e ritrae l’orfana dodicenne Sharbat Gula nata nel 1972. L’espressione del suo viso, con i suoi occhi di ghiaccio, colpirono ben presto il mondo intero. Sono proprio i suoi occhi ad esprimere il contrasto tra l’innocenza di una bambina e la guerra che le ha strappato via le gioie di essere bambina.

A distanza di qualche tempo, nel gennaio 2002, McCurry ha espresso il desiderio di ritrovare la ragazza e il National Geographic ha organizzato una spedizione per scoprire se la ragazza fosse ancora viva.

Sharbat Gula è stata ritrovata dopo alcuni mesi di ricerche, e McCurry ha potuto così fotografarla nuovamente, a distanza di 17 anni. Il ritratto del suo viso, velato parzialmente dal drappeggio rosso, i suoi occhi ghiaccio, pieni di umanità, e la sua espressione mista di paura, rabbia e voglia di riscatto sono diventati espressione, non solo del conflitto che dilania, tuttora, l’Afghanistan, ma anche di tutte le guerre che imperversano nel Medio Oriente.154439565-4e7c6285-6295-42e0-b657-0d3972a8a280

L’identità della ragazza è rimasta sconosciuta per tutti questi anni: ciò è dovuto al fatto che il governo afgano era ostile ai media occidentali, fino alla caduta del regime talebano ad opera dell’esercito americano nel 2001. Nel gennaio dell’anno successivo, quindi, Steve McCurry ebbe la possibilità di intraprendere una ricerca sulle sue orme, con la collaborazione di un team.

Cominciò, quindi, il loro viaggio. Arrivarono innanzitutto al campo di Nasir Bagh. Quando appurarono che questo era prossimo alla chiusura, interrogarono i pochi profughi rimasti (tra cui il fratello stesso della ragazza) riuscendo ad individuare il villaggio natale della studentessa. La squadra ebbe non poche difficoltà, considerando che molte donne si identificarono erroneamente con la Ragazza afgana.

McCurry riuscì a trovare la ragazza in una regione remota dell’Afghanistan: si trattava di Sharbat Gula, ormai trentenne. La sua identità, viste le esperienze precedenti, venne inoltre confermata dal tecnico John Daugman che usò la tecnica della ricognizione dell’iride. McCurry ottenne il permesso di incontrarla di nuovo e la informò che la sua immagine era diventata famosa. Sharbat non era molto interessata alla fama, tuttavia si mostrò lieta quando seppe che la foto era diventata un simbolo della dignità ed abnegazione del suo popolo. Quindi accettò di farsi scattare un’altra foto.

La ragazza è di etnia pashtun, i genitori di Sharbat morirono durante la guerra russo-afghana quando la bambina aveva solo sei anni. Insieme alla nonna, al fratello ed alle sue tre sorelle, attraversò le montagne più impervie per poi giungere al campo profughi di Nasir Bagh nel 1984.

Si sposò con Rahmat Gul tra i 13 e 16 anni, e ritornò nel suo villaggio natio durante gli anni novanta. Qui nacquero le sue tre figlie e ne ebbe anche una quarta morta precocemente. Una donna molto devota all’lslam. Gula solitamente indossa un burka in segno del rispetto che nutre verso la sua religione.

Dopo l’incontro, McCurry affermò:

“La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa”

Ora Steve McCurry e Gula si tengono in contatto ogni mese. Tra loro è rimasto quel sincero sentimento di rispetto reciproco.

È bello pensare come dietro ad una fotografia si possano nascondere sentimenti. Steve McCurry non vuole perderli di vista e fissarli nel passato, ma, mantenendo i rapporti con i soggetti rappresentati nelle sue foto, permette che gli scatti rimangano attuali.

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