Quello che le donne non dicono: tre tabù che vorrei sfatare per la festa della donna

Oggi 8 marzo, festa della donna. Stuoli di mimose esposte dai fiorai, messaggi di auguri, iniziative e post più o meno ironici su Facebook. Dando un’occhiata ai molti commenti comparsi online mi sono chiesta: di cosa parliamo quando parliamo di donne? Le risposte possono essere le più disparate e ognuno, oggi, festeggia un aspetto diverso. Io credo, però, che sia interessante focalizzarsi anche su ciò di cui non si parla.

Tabù, argomenti che non solo passano sotto silenzio e non conquistano le prime pagine come spesso avviene per tematiche come la discriminazione di genere nel mondo del lavoro, ma temi considerati da evitare perché generano imbarazzo, poco “social”.

Quest’anno quindi, festeggio parlando, anzi scrivendo, di tre di questi tabù, sperando che, almeno per un po’, se ne parli.

 

#1 Le mestruazioni

 

Un paio di mesi fa “Possibile” aveva depositato una proposta di legge per la riduzione dell’IVA su alcuni prodotti di uso femminile quali assorbenti, tamponi e coppette vaginali. Su questi prodotti, infatti, vige l’aliquota del 22%, ossia quella riservata ai prodotti che non sono ritenuti di “prima necessità”. La questione ha suscitato un certo dibattito nel mondo virtuale e anche parecchia ilarità nei confronti di Civati e di “Possibile” per la futilità, vera o presunta, della proposta.

Non credo che una proposta simile riferita alle lamette da barba avrebbe suscitato tanto clamore e non per i soliti cliché su uomini e donne, ma perché le mestruazioni sono un argomento di cui non si parla mai e portarlo sotto le luci della ribalta in questo modo suscita risatine e addirittura prese di distanza. Quello rimane, in effetti, l’unico caso in cui ho sentito parlare diffusamente del tema mestruazioni.

Parlando di esperienza personale, se dico “oggi sto malissimo, mi è venuto il ciclo” al di fuori della mia cerchia di conoscenti e amici più stretti, quello che posso ottenere nella migliore delle ipotesi è uno sguardo tra lo schifato e lo stupito, o una frase stizzita come “grazie dell’informazione” o “risparmiami i dettagli”. La reazione è totalmente diversa se dico invece di avere l’influenza, il mal di testa o simili. Perché? Perché il ciclo “fa schifo”. Certo, non si può dire che sia un argomento piacevole, ma non meno di un’influenza intestinale o di un’eruzione cutanea, eppure sembra essere molto più imbarazzante parlarne.

Attenzione, questo tipo di reazione non proviene solamente da interlocutori uomini, ma molto spesso sono le donne stesse ad averla.

french-lawmakers-vote-against-proposal-to-lower-tampon-tax-and-compare-periods-to-shaving-1445021219#2 Il corpo

Sembrerà un paradosso: del corpo delle donne si parla in abbondanza e lo si vede altrettanto spesso dalle copertine, al web, alla televisione.

Eppure per una donna qualunque scelta riguardi il proprio corpo comporta una sovraesposizione al giudizio altrui: vestirsi in modo elegante per andare all’università significa “tirarsela”, ma allo stesso tempo andarci in tuta ci rende “sciatte” o “maschiacci”, con annessi commenti come “se solo si curasse un po’ di più…”. La lunghezza della gonna o la profondità della scollatura fanno oscillare l valutazione da “troia” a “suora” nello spazio di pochi centimetri, così come la pesantezza del trucco, l’acconciatura, gli accessori e così via. Non parliamo poi del dilemma magra/grassa con le campagne e gli stereotipi che si porta dietro.

Insomma, ci insegnano che dovremmo vestirci e truccarci per noi stesse, ma farlo diventa sempre più difficile se gli altri si preoccupano di come lo facciamo più noi.

Più o meno nello stesso periodo dello “scandalo” tampon tax il web era invaso da commenti e polemiche sulla sfida tra studentesse universitarie che pubblicavano foto del proprio seno con su scritto il nome dell’ateneo a cui appartenevano. Anche a me non è piaciuta la sfida tra seni “universitari”, perché credo che lo svelare il proprio corpo sia un gesto intimo che andrebbe riservato a occasioni e “cause” diverse, ma non capisco come si possa insultare quelle ragazze per come hanno deciso di usare il loro corpo. Cosa ci scandalizza di quelle immagini più che in certe foto pubblicate su Instagram? Anche qui ci tengo a sottolineare che i commenti negativi non provenivano solamente dagli uomini, ma, anzi, le donne erano probabilmente le più spietate sul tema.

 

#3 La masturbazione

 

Dopo le mestruazioni e l’uso del corpo vorrei citare ancora uno tra i tabù più radicati sul mondo femminile: la masturbazione. Mi è capitato più volte, arrivata a un certo livello di confidenza con amici o amiche di sentirmi rivolgere la fatidica domanda: “Dimmi la verità, ma tu ti masturbi?”. A seguire occhi sgranati, richiesta di chiarimenti e sguardi stupiti neanche si fosse rivelato di aver incontrato Leonardo Di Caprio al bar sotto casa.

Diamo per sdoganato il tabù del sesso e lo facciamo sempre più presto, allusioni e battutine sono all’ordine del giorno: eppure l’idea che una donna si masturbi ci sembra ancora sconvolgente. L’autoerotismo viene vissuto, quindi, non come un modo sano di conoscere se stesse e il proprio corpo, ma come un qualcosa di proibito che è meglio tenere per sé se non si vuole essere giudicate male.

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Un tempo poteva succedere che all’arrivo delle prime mestruazioni una ragazza non sapesse di cosa si trattava e non avesse nessuno a cui rivolgersi senza vergogna. Oggi per fortuna non è quasi più così, ma succede ancora di scoppiare in lacrime alla comparsa del ciclo, di non indossare i vestiti che si vorrebbe in “quei giorni” per paura delle macchie, di costringersi a comportarsi come se niente fosse nonostante i dolori mestruali (o di attribuirli a fantomatiche influenze) o di usare nomignoli come “le mie cose”, “Il marchese” e così via.

Allo stesso modo continuiamo a esporre o meno il corpo in funzione di ciò che vogliamo che gli altri pensino di noi, lasciando in disparte quello che noi pensiamo, quasi come se non fosse nostro (immaginate di impiegare il vostro stipendio secondo i modi, i contesti e le quantità dettate dal giudizio altrui).

Ancora, ci sentiremo in colpa e strane se inizieremo a masturbarci, a guardare video porno e magari addirittura a usare un dildo o un vibratore.

 

I tabù generano ignoranza, vergogna e paura, forse è il momento per tutti, in primis per noi donne, di iniziare a sfatarne qualcuno.

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