Quattro chiacchiere in Via di Gioia

Se ne parla. Li si ascolta. Sognanti, si aspetta. E finalmente il 20 Dicembre 2014 arrivano al circolo ARCI Margot di Carmagnola. Noi ragazzi della redazione li abbiamo incontrati e, seduti in cerchio, ci siamo detti i segreti.

IMG_5475Gli Eugenio in Via di Gioia sono composti nel nome e di fatto da Eugenio Cesaro, Emanuele Via, Paolo Di Gioia e Lorenzo Federici (che non compare nel nome del gruppo ma che, per non fare un torto a nessuno, ha assunto recentemente la natura di CD). Essi popolano la città di Torino e la rendono migliore con un sano folk cantautorale; nel tempo libero vincono concorsi (vedi il premio Buscaglione), producono CD, uno lo chiamano (appunto) “Lorenzo Federici” ed esportano la loro musica fuori dal capoluogo piemontese in un tour lungo 13 date.

Salve giovani eugenii! Cominciamo con una domanda semplice, che si collega al passato recente. Quali sono state le emozioni durante il vostro primo tour?

Eugenio: Sono state tante e molto forti. L’emozione più grande è stata quella di incontrare e conoscere i nostri idoli, entrare in contatto con loro e condividerne i sentimenti, a volte concordanti, altre volte opposti.
Emanuele (per completare): Questo è stato possibile vincendo il premio Buscaglione (n.d.s. concorso a cadenza biennale, nato nella città di Torino, dedicato alla musica d’autore), che ci ha permesso di suonare per tredici date, condividendo il palco con artisti della stregua delle Luci della Centrale Elettrica, di Vinicio Capossela e di Eugenio Finardi.
I fabulous four in coro: Interessante è stato anche vivere a stretto contatto per un lungo periodo, tra viaggi della speranza in macchina, flatulenze corporee, reciproci e, alla lunga, insopportabili difetti (che trovano il proprio catalizzatore in Paolo, il quale di giorno mangia e di notte russa) e nei fisici nonchè mentali… insomma, si può litigare! La cosa bella è che piano piano, anche in posti dove non ti aspetti di avere seguito, come a Cecchio (Firenze), l’accoglienza si fa sempre più calorosa!

Visto che avete citato alcuni artisti famosi con cui avete condiviso il palco, a quali cantanti e/o gruppi vi ispirate, quali vi hanno dato qualcosa?
Emanuele: Vinicio Capossela ci ha dato il suo banjo!
Eugenio: Degli artisti italiani del passato, ci ispiriamo a Giorgio Gaber e ad Enzo Jannacci (approvazione in sala) mentre tra quelli contemporanei ci piacciono molto come sonorità i Mumford and Sons e Paolo Nutini (rinnovata approvazione in sala, da parte del pubblico femminile). In realtà però veniamo tutti da generi e scenari musicali differenti, spaziando dal Prog Rock al Blues e questo non è che una ricchezza.

Voi avete citato artisti italiani di un certo livello, tuttavia attualmente in Italia (e non solo) una buona percentuale della musica proviene dai talent show. Cosa ne pensate di programmi televisivi quali “Amici” e “XFactor” ?
Eugenio: Giusto un mese fa ci hanno chiamati a partecipare a “Italia’s got talent”, direttamente in trasmissione, ed è scoppiata una delle solite liti: dopo svariati schiaffi e coltellate, abbiamo deciso di non accettare. Noi pensiamo che ci siano due tipologie di percorso che un artista può intraprendere: la prima, quella dei talent show, rischia di essere come una meteora che passa e non lascia il segno, mentre la seconda, da noi ribattezzata “dell’aratro”, solca la terra, procede lentamente, porta alla malnutrizione, ma il segno, lo lascia eccome. Parallelamente esistono due mondi in cui la musica nasce, cresce e muore. Questo accade o in televisione e alla radio (aka mainstream) o negli ambienti dell’underground, come il circolo Margot di Carmagnola, che non possono (e magari non vogliono) passare una serata in compagnia di Marco Mengoni per diecimila euro. Questo non significa che Marco Mengoni sia più famoso dello Stato Sociale, ma solo più telematico.

IMG_5478Arrivati a questo punto, qual è il vostro sogno?
Emanuele: I soldi e la droga!
Eugenio: Scherzi a parte, il nostro obiettivo è quello di conquistare il pubblico data per data, facendo ogni concerto al meglio perchè per noi, che non siamo affiliati ad una major, le uniche entrate sono date dalla vendita dei nostri CD. A differenza infatti del pluricitato Marco Mengoni (e surrogati), che riceve, quasi come un impiegato, un compenso mensile fisso dalle major, indipendentemente dal numero dei CD venduti, le nostre tasche sono più o meno piene a seconda di quanto riusciamo ad essere prorompenti sul palco.
Di nuovo Emanuele: Per comprarci quindi la droga!

Parlando d’altro, voi avete una vostra (delle vostre) canzone preferita?
Emanuele: Le mie canzoni preferite sono tutte sul nuovo album, quindi compratelo!
Eugenio: A me, che sono egocentrico, piacciono tutte. Però ad una sono particolarmente affezionato: “All you can eat”
Paolo&Lorenzo: “Non ancora” (comunque dell’ultimo CD)

Rispetto alle vostre canzoni, ce n’era una invece che aveva colpito molto noi: “Prima di tutto ho inventato me stesso”. Qual è il vostro rapporto con Dio e con la religione?
Emanuele: Io ho fatto catechismo e anche la cresima! Parlando seriamente, io credo sia bello pensare che ci sia un bene comune a cui tendere e che ci sia la possibilità di compiere determinate azioni ritenute buone senza doverci pensare troppo.
Lorenzo: A me piace pensare che ci sia un’entità superiore, non per forza da identificare con Dio, Buddha, Allah… o facebook!
Eugenio: In realtà la canzone non parla di Dio ma degli uomini e di come la tanto agognata eternità sia solo frustrazione, quando è proprio la mortalità a dare senso alla vita.
(ri)Emanule: In poche parole, l’uomo non deve giocare a fare Dio!

Come ultima domanda, rimaniamo sulle vostre canzoni: in esse, qual è il rapporto tra la comicità, l’ironia e la critica sociale?
Eugenio: Innanzitutto, c’è differenza tra la comicità e l’ironia. Noi guardiamo verso la comicità di Aldo, Giovanni e Giacomo agli esordi, non quella brutta di Colorado Cafè, ma ci armiamo di ironia, come veicolo della nostra critica societaria, ponendo noi stessi tra gli imputati. Di fatto, noi in primis siamo i “perfetti uniformati”: grazie all’ironia possiamo esternarci rispetto alla situazione corrente, per poi inevitabilmente ritornare a condividerla.

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Intervista a cura di: Chiara Pecchio, Rusi Chen, Andrea Elia, Loredana Burzio, Stefano Bertello, Giulia Rovezzi, Marta Avataneo, Sabrina Quaranta

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