CasaOz : diverso da chi?

Un venerdì sera speciale, quello del sedici gennaio duemilaquindici : una serata al Teatro Cinema Elios di Carmagnola ad ascoltare, farci sorprendere ed emozionare dai bambini protagonisti di “CasaOz”. Non si tratta di una bella favola in cui tutti vivono felici e contenti, ma di una realtà nuova, rivoluzionaria, fatta a misura di bambino e raccontata attraverso l’omonimo film documentario “CasaOz”, del produttore e regista Alessandro Avataneo.
CasaOz è, infatti, un’associazione Onlus di Torino che accoglie i bambini affetti da malattia infantile e le loro famiglie; il regista ha voluto raccontare al pubblico tutto il mondo della malattia attraverso gli occhi e le parole di coloro che ne sono i protagonisti, insieme ad operatori, assistenti sociali, affidatari e medici.
Il film documentario ha aperto il nostro cuore, spesso mascherato dall’indifferenza nei confronti di chi è diverso da noi : osservare il modo in cui  Micol, Andrei, Marco, Pietro e Diego cercano di riappropriarsi ogni giorno della vita che, in parte, gli è stata negata, ci ha spinti ad incontrare Alessandro.
Vi regaliamo alcuni pensieri della nostra chiaccherata con il regista con l’augurio che anche voi possiate avvicinarvi e interessarvi al mondo della malattia infantile.
CasaOz_OrizzontaleCome hai conosciuto CasaOz?
“Io sono partito dall’idea di voler lavorare su ciò che mi faceva più paura. Non ho mai avuto esperienze dirette con questo tema prima di CasaOz e penso che questo fosse il motivo principale della mia paura. Volendo iniziare così, ho cercato nella realtà torinese associazioni e strutture che si occupassero di questo tema. CasaOz mi ha catturato: era un esempio unico nel suo genere, una struttura completamente nuova, una vera casa. Ho avuto un po’ di incontri con la direttrice, ho esposto il mio progetto e sono riuscito a conquistarmi la loro fiducia, dalla quale è cominciata questa bellissima avventura di 5 anni. “
Quando hai intrapreso questo lavoro quale era il tuo obiettivo? Che cosa è cambiato dopo 5 anni, senti di averlo portato a termine?
“Volevo scoprire tutto di questo mondo sconosciuto, ma soprattutto arrivare alle persone che, come me, vivono di paure fondate sul nulla, o meglio, infondate. All’inizio non prevedevo di dedicare così tanto tempo a questo progetto, ma ad un certo punto ti accorgi di quanto sia importante seguire queste persone nel loro percorso. In questo tempo sono diventato amico delle famiglie, degli operatori, di tutta la realtà di CasaOz, sono diventato uno di famiglia. Dopo 5 anni sento di possedere molta più ricchezza a livello emotivo, questa esperienza mi ha proprio cambiato, e quindi spero di riuscire nel mio obiettivo iniziale: far scattare, con questo film, qualcosa anche negli spettatori.”
Cosa hai provato la prima volta che hai visto i bambini di CasaOz?
“La prima sensazione è stata sicuramente del tutto disarmante, la mia paura mi portava ad attivare tutti i campanelli d’allarme. Durante la prima intervista (con Andrei) non ero solo, proprio perché temevo, in un certo senso, di partire con il piede sbagliato. Alla fine ho deciso di non farmi coinvolgere, facevo le domande e aspettavo che Andrei rispondesse, senza commenti od osservazioni. Al mio piccolo intervistato sembrava andare bene, e così mi ha aperto le porte della sua vita per la prima volta. Il ghiaccio si era rotto: sapevo di poter continuare anche da solo.”
Perché hai parlato di malattia e disabilità?
“Ho creato un documentario sull’argomento più difficile da trattare a livello personale e cinematografico : la malattia e la morte. Ho imparato che la paura della morte e della malattia non si può esorcizzare e sconfiggere, ma si può affrontare. Le malattie esistono, ciò che fa la differenza è il modo in cui le si affronta.”
Le interviste ai genitori dei bimbi protagonisti sono il filo conduttore del tuo film. Quali sono state le dinamiche? Che emozioni hai provato?
“Non puoi mai parlare solo del bambino, perché il bambino è sempre in relazione con la sua famiglia. Ho voluto che i bambini fossero sempre presenti durante le confessioni dei loro genitori riguardo la malattia perchè è giusto che il bambino che affronta la sua malattia sia consapevole di quel che sta vivendo. Allo stesso modo quando i bambini parlavano in prima persona della loro malattia io cercavo di essere neutrale : lo ascoltavo, ponevo le domande, cercavo di essere affettuoso, sempre in compagnia della madre. Sì, perché le statistiche dicono che il 90% dei padri, quando il proprio figlio si ammala, scappa. La verità, infatti, è che il mio è un film di donne, le figure paterne coraggiose e forti scarseggiano.”
Al termine della proiezione hai affermato che CasaOz propone un’altra idea di normalità. Cosa significa?
“Alice, una ragazza affidataria mi ha detto che da fuori noi vediamo la sofferenza dei bambini malati, ma per loro non è sofferenza: è vita. Per loro la dimensione di sofferenza è vita. Bisogna, allora, cambiare prospettiva sulla diversità: la diversità diventa normalità. A CasaOz c’è il mondo come dovrebbe essere: i bambini malati si integrano perfettamente con gli altri. Chi sono i diversi? Loro che vivono la fatica della vita o noi che viviamo nel nostro mondo di illusioni e non ci godiamo il momento?”
Dopo aver vissuto un’esperienza tale pensi ancora che ci sia differenza tra il sano e il malato?
“No. Il film, infatti, vuole anche invitarci ad essere meno impauriti degli altri, a non spaventarci quando incontriamo una persona disabile. CasaOz è più utile ai sani, ai volontari che vi si recano piuttosto che ai malati, perché se sei malato ci sei passato. Chi ha la fortuna di non esserci passato si aspetta che a CasaOz ci siano solo drammi e pianti. Invece no. Trovi gioia e persone consapevoli che la vita è preziosa e sono molto attenti a prendersi cura di chiunque arrivi : una mamma stanca, il fratellino sano.”

CasaOz : una casa speciale tra tutte le altre nella quale i bambini ti riportano subito a risistemare le priorità della tua vita : di cosa abbiamo bisogno se non di essere amati, di sapere di appartenere a una comunità, a una famiglia? Loro lo sanno e lo dimostrano ogni volta che compiono sforzi eroici lottando contro il cattivo che vive dentro loro.
Consigliamo a tutti di vedere CasaOz perché, a primo impatto, la paura del diverso è quasi normale per noi, ma il coraggio di oltrepassare il piccolo confine della paura ci insegna ad apprezzare davvero la vita in tutte le sue forme.
Alessandro ci ha salutate con un invito, e noi vogliamo fare lo stesso con voi :
CI VEDIAMO TUTTI A CASAOZ!

Valentina Chiabrando & Loredana Burzio

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