Penso, dunque scrivo

(Bansky)

(Bansky)

Nel romanzo “Il nome della rosa”, lo scrittore Umberto Eco racconta la storia di un’opera misteriosa, scritta dal filosofo Aristotele e andata perduta nei meandri della storia. Quell’opera in realtà non era scomparsa, bensì era custodita in una biblioteca e celata ad occhi indiscreti da un monaco devoto, che riteneva le parole scritte nel libro pericolose. Quel manoscritto parlava della commedia, della satira e del mimo, e di come esse suscitassero il riso negli esseri umani. Il riso viene visto nel libro come una “forza buona” che costringe gli uomini, attraverso “ enigmi arguti e metafore inattese”, ad osservare con occhi più attenti la realtà. Agli occhi del monaco però, la commedia e la satira apparivano pericolose, poiché il riso, “elevato ad arte”, avrebbe distolto gli uomini dalla paura e li avrebbe liberati dalla sua prigionia. La commedia e la satira insegnano a ridere della verità e, ridendo della verità come di loro stessi, tutti gli esseri umani diventerebbero uguali.
Alla fine della storia però, il monaco vince, trascinando con sé nell’oblio anche i segreti custoditi dal libro. Ma questo è solo un romanzo.

Il 7 gennaio 2015, il cuore di Parigi è stato scosso da un attentato, che ha colpito la redazione del settimanale satirico francese “Charlie Hebdo”. L’attentato, ad opera di due uomini franco-algerini, aveva l’obiettivo di punire il giornale, noto per le sue dissacranti vignette satiriche sulla politica, la società e i credi religiosi. Dodici persone sono rimaste uccise dai colpi di kalashnikov dei due attentatori, mentre undici sono i feriti. 

Nel 2011, Charlie Hebdo aveva già subito un attentato: delle bombe molotov avevano distrutto gli uffici della redazione, in seguito alla pubblicazione di alcune ironiche vignette rappresentanti Maometto. 
L’attentato è stato subito condannato dal presidente del Consiglio francese per il culto musulmano Dalil Boubakeur. Tra le dichiarazioni dei rappresentanti della religione islamica, citiamo le parole dell’ex Imam di Marsiglia, Haidari Nassurdine, che attraverso le pagine di Libération chiede: <<Non lasciamo che questi barbari uccidano la nostra fratellanza>> e invita tutti i francesi ad unirsi per combattere “le ideologie che alimentano il fanatismo religioso”.

L’Europa oggi si stringe attorno alla Francia, ferita nel cuore di quei diritti proclamati da molti suoi pensatori illuministi; anche i giovani musulmani di tutta Europa hanno scelto di far sentire la loro voce, al grido di “#not in my name”, per esprimere la loro condanna nei confronti dell’integralismo islamico, colpevole di “violare i principi di fondo della religione musulmana”.

Anche noi, ragazzi dello Spazio Giovani del Corriere di Carmagnola, vogliamo dimostrare la nostra solidarietà nei confronti delle vittime dell’attentato di Parigi, che hanno pagato con la vita il diritto alla libertà di espressione.

Abbiamo scelto di farlo raccontando perché noi abbiamo deciso di prendere in mano carta e penna.

Io scrivo perché:

“io scrivo per far conoscere, per quanto possibile, fatti e argomenti che mi stanno a cuore, cercando di far trasparire le mie idee in proposito e di formarne altre nei lettori” (Marta)

io scrivo principalmente perché la scrittura è per me una passione, attraverso la quale cerco di raccontare storie o eventi che mi affascinano, sperando a mia volta di affascinare chi li legge” (Marco)

io scrivo perché mi piace l’idea che i giovani comunichino ai giovani, e che si crei dibattito costruttivo attraverso l’informazione” (Giulia)

facendo parte della rubrica Ironia, mi sono sentito toccato da questo crudo episodio. Credo che il bello della satira stia proprio nel fatto che chiunque possa essere preso di mira, senza distinzioni di sesso, razza, ideologia politica o religione, il tutto grazie alla libertà di parola conquistata dopo il buio periodo del nazifascismo. La satira a volte può essere pesante, ma mai letale; il suo obiettivo è quello di criticare e soprattutto suscitare risate, non uccidere. Il gesto compiuto ieri è solo simbolo di inciviltà e incapacità di autocritica da parte di un entità condannata anche da buona parte del mondo musulmano. Io scrivo perché alle parole si risponde con le parole, non con le armi” (Alessandro)

io scrivo perché penso che sia prezioso documentare la nostra vita, le nostre idee, i nostri sogni ed ambizioni, prima che, invecchiando, cominciamo a delegare ad altri queste prerogative. Scrivere la Storia? Forse sarebbe eccessivo. Di sicuro però scrivere la nostra piccola, intima, personalissima storia, pezzo irripetibile della prima”

io scrivo per informarmi ed informare: a volte abbiamo la possibilità di sapere qualcosa che pensiamo che tutti dovrebbero conoscere, e questo è il mio modo di trasmetterlo!”

io scrivo perché l’informazione non deve essere solo passiva, ma anche attiva”

io scrivo perché credo nell’importanza di esprimere le proprie idee e di dare loro forma attraverso le parole. Informare e informarsi rende liberi di essere partecipi”

io scrivo perché una penna è più potente di qualsiasi kalashnikov”

io scrivo, perché io sono Charlie”.

b2ap3_thumbnail_charlie-hebdo-attentato-terroristico-disegni-solidarieta-tributo-fumettisti-14

CondividiShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone