Orti urbani, un ponte tra agricoltura e cittadinanza responsabile

50 metri quadrati di verde nel centro città, coltivati da una o più famiglie per la sussistenza quotidiana, in un clima di cooperazione e rispetto ambientale, di rieducazione alla buona cittadinanza e supporto del prossimo. Di cosa stiamo parlando? Degli orti urbani, piccole oasi di progresso nel mare grigio delle nostre città.

 

Un’innovazione, se così intendiamo definirla, nata ormai nel XIX secolo in Germania, a Lipsia, che ha trovato grande sviluppo nelle maggiori aree sviluppate del mondo negli anni ’70, quando il fenomeno ha cominciato timidamente ad affacciarsi anche in Italia. Predisposti nel XX secolo come forma di sussistenza estrema durante i periodi di guerra, o sfruttati in chiave propagandistica dal fascismo italiano, oggi gli orti urbani (in alcuni casi “sociali”) svolgono un importante ruolo tanto di supporto economico per molte famiglie, quanto di strumento di educazione per il ritorno alla terra ed il rispetto ambientale.

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Quale la formula vincente? Un terreno, spesso incolto e “scomodo” da gestire, di proprietà pubblica o talvolta privata (in questo caso sotto la forma di affitto) viene dato in concessione ad associazioni o famiglie tramite bandi pubblici, le quali per un determinato periodo di tempo hanno il diritto di coltivare frutta e verdura per la propria sussistenza, ma non solo. Molto spesso sono parallelamente attivati progetti di più ampio respiro, che possono prevedere il reinserimento nella società di soggetti problematici, piuttosto che il recupero di aree controllate da organizzazioni mafiose, o degradate.

 

Un forte valore sociale, quindi, è connesso a molti progetti di recupero, e gli esempi sono ormai innumerevoli e di successo. Guardiamo per esempio a Kreuzberg, quartiere di Berlino, dove l’associazione Nomadisch Grun (“Verde Nomade”) ha creato il Prinzessinengarten, un orto dove vengono coltivati e commercializzati erbe aromatiche ed ortaggi in cassette di legno appoggiate al terreno, facilmente rimovibili. Molti gli eventi collaterali, come cene e altre occasioni di sensibilizzazione.

 

Non resta che informarsi sulle iniziative locali in merito, e sulle possibilità che il proprio territorio ed il proprio comune di appartenenza offrono, nella convinzione di intraprendere non solo un’attività utile e proficua per la propria famiglia ma anche per la propria comuni

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