La storia si ripete: Messico, scioperi e proteste per i 43 studenti desaparecidos

Gli studenti messicani non si rassegnano, hanno sete di giustizia. Sono ricominciate oggi le proteste del mondo messicano per far luce sul destino dei 43 studenti scoparsi lo scorso 26 di settembre. I coetanei degli scomparsi non si rassegnano e hanno indetto 3 giorni di sciopero trasveStudenti-messicanirsale delle scuole in tutto il paese (a partire da oggi) per avere notizie sui ragazzi che, in seguito ad uno scontro con una squadra armata durante una protesta, sono svaniti nel nulla. Il Messico vuole risposte e impegno nelle ricerche da parte delle autorità, nonostante due dei cinquantanove arrestati, con l’accusa di concorso in omicidio, abbiano confessato di aver sparato ai giovani alle spalle e averli poi gettati in un dirupo. A riaccendere la, seppur debole, speranza è l’arresto (avvenuto due giorni fa) del sindaco di Iguala, località dove si sono svolti i fatti, e di sua moglie. La coppia, José Luis Abarca e Maria de los Angeles Pineda, è conosciuta come la “Coppia Imperiale” ed è sospettata di aver scatenato contro gli studenti una banda di poliziotti e di sicari armati, per evitare che contestassero un comizio. José Luis Abarca è emerso nella politica ai danni di avversari quasi tutti uccisi in circostanze sospette, mentre la moglie è la sorella di due narcotrafficanti ormai morti e legati al clan dei «Guerreros Unidos», una banda che si crede abbia conquistato l’esclusiva per portare la droga messicana a Chicago. Intanto, il passare del tempo affievolisce la fiamma della speranza negli animi delle famiglie che non ricevono risposte alle domande sulla scomparsa dei loro figli.

Le origini della vicenda

Era il 26 settembre quando a Iguala, nello Stato di Guerrero, uno dei più poveri e violenti del Paese, roccaforte dei cartelli della droga, una cinquantina di studenti scesero in piazza per protestare contro la riforma dell’istruzione. La dura repressione della polizia locale finì nel sangue. Sei persone morirono, 43 scomparvero nel nulla. Gli studenti frequentavano la Scuola rurale di Ayotzinapa, da anni nel mirino dei narcos per la sua storia di attivismo di sinistra. Il 13 ottobre centinaia di persone hanno manifestato a Chilpancingo, la capitale dello stato di Guerrero, contro la mancanza di progressi nell’indagine per ritrovare i ragazzi. La notte del 26 settembre un gruppo di studenti si sono impossessati di tre autobus per protestare, la polizia locale ha aperto il fuoco contro i manifestanti e ha ucciso uno studente. Nelle ore successive, mentre gli studenti denunciavano l’accaduto, un gruppo armato li ha attaccati. Allo stesso tempo un altro gruppo ha aperto il fuoco contro un autobus che trasportava una squadra di calcio, uccidendo un giocatore. È stato dimostrato che le armi usate dal commando erano della polizia. Dopo questi avvenimenti 56 studenti risultavano scomparsi, il 29 settembre sono stati ritrovati 13 studenti, ma 43 persone sono ancora disperse.

AGGIORNAMENTO

Tre narcotrafficanti del gruppo Guerreros Unidos hanno confessato di aver ucciso i 43 studenti scomparsi a Iguala, in Messico, il 26 settembre. Lo ha annunciato il procuratore generale, Jesús Murillo Karam, in una conferenza stampa in cui ha anche rivelato i nomi dei presunti assassini: Patricio Reyes “El Pato”, Jonatan Osorio “El Jona” e Agustín García “El Chereje”. Gli studenti erano stati arrestati dalla polizia di Iguala su ordine del sindaco, José Luis Abarca, che li aveva fatti arrestare perché temeva che avrebbero interrotto un comizio della moglie. I ragazzi sono stati poi caricati su dei camion e portati a Cocula, una località a 22 chilometri da Iguala, vicino a una discarica. La polizia li ha consegnati ai narcotrafficanti del gruppo Guerreros Unidos, affiliato al cartello dei Beltrán Leyva. Secondo la testimonianza dei presunti assassini, i ragazzi sono stati interrogati e uccisi. I loro resti sono stati messi in sei sacchi ritrovati nei pressi del luogo in cui sono scomparsi. Le famiglie delle vittime hanno detto di voler aspettare i test del dna sui resti ritrovati.

From: Internazionale online

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