La Sposa del deserto: Palmira e la sua storia nelle mani dell’Isis

PalmiraIeri, 21 maggio 2015, la città di Palmira è caduta nelle mani dell’Isis, come riferisce l’Osservatorio siriano per i diritti umani.

I combattimenti, iniziati il 14 maggio con l’avanzata dello Stato Islamico verso la città, hanno costretto i soldati filogovernativi alla ritirata e spinto un terzo dei duecentomila cittadini di Palmira alla fuga. Il 18 maggio, le forze dello Stato Islamico hanno preso il controllo di due impianti di estrazione di gas e delle infrastrutture idriche della città, costringendola alla resa.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Ansa, i jihadisti hanno occupato i punti nevralgici della città, tra cui la base aerea, la prigione, il quartier generale dell’intelligence e l’ospedale locale.

Sulla città è stato imposto il coprifuoco e i rastrellamenti casa per casa, in cerca di soldati lealisti nascosti, hanno avuto inizio; si contano circa cento morti tra i soldati filogovernativi siriani. Nel frattempo, i miliziani dell’Isis hanno festeggiato la vittoria pubblicando sui social network i video del macabro spettacolo in cui mostrano la città occupata e le teste dei soldati giustiziati.

La “Sposa del deserto”, così ribattezzata per la sua natura di splendida oasi tra le sabbie del Medio Oriente, fu capitale del Regno indipendente di Palmira nel 268 d.C., guidata dalla leggendaria regina Zenobia, colei che osò opporsi al potente Impero romano.

Non è un caso che proprio Palmira, città famosa in tutto il mondo per il suo antico sito archeologico, sia stata presa di mira dall’Isis. Infatti la città, nei suoi più di tremila anni di storia, è stata e rimane tuttora di grande importanza strategica e commerciale. La conquista di Palmira, distante circa 200 chilometri dalla città di Damasco, rappresenta una vittoria senza precedenti , che spiana la strada dello Stato Islamico verso Baghdad. Finora l’Isis ha occupato 95 mila chilometri quadrati di territorio.

La preoccupazione della comunità internazionale va ora ai civili rimasti e al destino dei reperti archeologici della città, risalenti al XIX secolo a.C.. Pur avendo messo in salvo centinaia di statue, molte parti del sito non erano trasportabili; come affermato dalla direttrice generale dell’Unesco Irina Bokova, ci sono già stati dei bombardamenti, che hanno colpito una moschea, una scuola e il sito archeologico, dove alcune colonne sono già state abbattute.

La Bokova inoltre esprime la sua preoccupazione: «Sono inquieta, perché purtroppo abbiamo già visto la distruzione di siti del patrimonio mondiale, siti di eccezionale valore universale a Nimrud, Adra…Abbiamo visto il saccheggio del museo di Mossul…Palmira è un gioiello, la `Venezia di sabbia´, come dicono gli esperti. Siamo molto preoccupati per le azioni militari e per un’eventuale distruzione di questo sito magnifico».

Sì, perché l’intento dell’Isis non è solo quello di conquistare territori per costituire un Califfato islamico. La distruzione dei reperti archeologici a suon di picconi, bulldozer e asce, vista già nei mesi scorsi attraverso i video pubblicati sulla rete, ha uno scopo preciso: cancellare la memoria storica del popolo. Eliminare i segni di un passato che contrasta con il paradigma religioso abbracciato è il dogma, e cancellare i simboli della memoria ha come obiettivo quello di “obbligare a dimenticare” un passato in cui più culture potevano coesistere. Un cittadino privo di memoria è un essere inerme, senza identità e, quindi, facilmente manovrabile.

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Quasi in un déjà vu di orwelliana memoria, l’Isis, figlia della violenza di cui l’Occidente è responsabile, tenta di “riscrivere” il passato, attraverso la sua distruzione. Distruggere reperti archeologici simboli della storia equivale a distruggere la storia stessa. Un popolo senza storia e senza radici è condannato all’ignoranza. L’ignoranza conduce inevitabilmente alla guerra.

Oltre alla motivazione teologica e politica, vi è anche una mera ragione economica: i reperti archeologici, venduti sul mercato nero, sono un guadagno sicuro per lo Stato Islamico. Il mercato antiquario nero è, a livello mondiale, perfino più forte del traffico di armi, secondo solo al mercato della droga.

Concludo citando le parole del giornalista Domenico Quirico, che nell’articolo “la Storia vittima del fanatismo” pubblicato su “la Stampa” del 27 febbraio, ha scritto:

“Perché il bassorilievo di un toro antropomorfo del primo millennio assiro fa paura al califfato?

Perché statue della meravigliosa arenaria di Mosul spaventano lo stato islamico, occupano i suoi sgherri come i bombardamenti americani: tanto che li fanno a pezzi, si accaniscono sudando nella polvere, li gettano al suolo sbriciolati come se fossero nemici armati o ribelli? Perché la Storia è il principale avversario dello stato totalitario, di ogni Stato totalitario: come gli uomini, più degli uomini. Per il califfato c’è, infatti, una Storia impura come ci sono uomini impuri: ed è tutto quello che è esistito prima della linea tracciata sul passato, il nostro e il loro.

Le pietre, le statue, i templi parlano. Tutti li possono leggere. Parlano più dei sermoni e dei discorsi: sono lì, esistono per smentire chi vuole semplificare, annullare, maledire: chi esige un passato senza sfumature periodi svolte. Allora bisogna ucciderle, quelle pietre, polverizzarla per affermare che la Storia è stata scritta di nuovo e definitivamente. Altrimenti l’impalcatura della finzione cade, l’avvento islamista diventa arbitrario, incerto, una parentesi che finirà, prima o poi”.

 

Fonti:

http://www.repubblica.it/esteri/2015/05/21/news/_palmira_e_caduta_lo_stato_islamico_controlla_tutta_la_citta_a_soli_200_km_da_damasco-114885499/

http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2015/05/20/isis-fonti-jihadisti-in-centro-palmira_46d02001-9c01-42d1-b8d6-5650597a0d23.html

http://www.lastampa.it/2015/02/27/cultura/opinioni/editoriali/la-storia-vittima-del-fanatismo-DBP7WPFDCsC34qKJnlXv1K/pagina.html

http://www.lastampa.it/2015/05/21/esteri/il-califfo-ora-punta-a-baghdad-e-damasco-iJamdXe6ncKoHIVBkuq3AL/pagina.html

http://www.lindro.it/0-cultura/2015-03-12/170682-il-genocidio-culturale-dellisis/

http://it.wikipedia.org/wiki/Palmira

 

 

 

 

 

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