Kobane: i fatti in sintesi

Kobane liberata

La bandiera curda sventola sulla città liberata

Kobane può risultare un nome senza significato, se estrapolato dal contesto dei fatti che lo riguardano. Eppure, pochi giorni fa la notizia della sua liberazione dalle milizie jihadiste dell’Isis ha destato l’entusiasmo delle testate giornalistiche e della comunità internazionale.

A quel punto, una domanda sorge spontanea: <<Prima di oggi, qualcuno era a conoscenza dell’assedio di Kobane?>>. Probabilmente sì, ma certamente molti non ne conoscevano le cause.

Io in prima persona, devo ammetterlo, non sapevo dell’esistenza stessa di Kobane. La scoperta è avvenuta leggendo le pagine del fumetto di ZeroCalcare “Kobane calling”, allegato ai numeri 1085 e 1086 del settimanale Internazionale.

Per questo motivo, ho deciso di cercare informazioni su Kobane e la sua storia. Ho tentato di fare una sintesi dei fatti che ho scoperto, seguendo alcune parole chiave: questo è il risultato.

KOBANE:  (nome in arabo, Ayn Al Arab) è una città situata a nord della Siria, a pochi chilometri dal confine con la Turchia, nella regione del Rojava. Kobane è un’enclave curda, al cui interno, prima della guerra civile siriana, coesistevano diversi popoli, tra cui arabi, turchi, curdi e minoranze armene, per un totale di 45.000 abitanti.

CURDI:  il popolo curdo ha una storia travagliata alle spalle. I curdi vivono divisi in 4 stati principali, Turchia, Siria, Iraq e Iran, con delle minoranze in Armenia e Azerbaigian. Dalla fine dell’Ottocento, il popolo curdo ha chiesto a gran voce l’istituzione di uno stato autonomo, non riuscendo mai ad ottenerlo. Negli stati in cui il popolo è diviso, le minoranze curde sono state represse e perseguitate. Si stima che ci siano, sparsi nel mondo, circa 35 milioni di curdi.

GUERRA CIVILE SIRIANA: nel 2011, durante la guerra interna scoppiata in Siria contro il regime di Bashar al-Assad, i curdi siriani proclamano l’autonomia del Rojava, una striscia di terra divisa in tre cantoni. Viene instaurato un governo basato sul principio del confederalismo democratico e sulla convivenza pacifica tra popoli di religione e origini diverse.

ASSEDIO: il 16 settembre 2014 i miliziani jihadisti dell’ISIS (Stato Islamico dell’Iraq e della Grande Siria) lanciano un’offesa contro la città. Nelle prime settimane, le milizie conquistano più della metà di Kobane e occupano circa 100 villaggi vicini, dove vengono compiuti massacri e rapimenti di donne. Più di 200.000 rifugiati curdi fuggono verso la Turchia, che ha aperto solo la settimana scorsa un centro di accoglienza in grado di ospitare circa 35.000 profughi . L’attacco dell’Isis viene frenato dai combattenti curdi, sostenuti dai peshmerga (guerriglieri) arrivati dal Kurdistan iracheno.

TURCHIA: il ruolo della Turchia nella questione di Kobane risulta ambiguo. Il presidente turco Erdogan, il cui intervento nella questione è stato più volte invocato dalla comunità internazionale, non ha sostenuto i combattenti curdi di Kobane. Erdogan infatti non vuole aprire il dialogo con i curdi del Rojava, che costituiscono una minaccia nei confronti della Turchia, che ha sempre represso le istanze indipendentiste del popolo curdo. Secondo alcune fonti, in questi mesi di combattimento la Turchia ha bloccato il passaggio di combattenti e armi a sostegno di Kobane, aiutando implicitamente i guerriglieri dell’Isis.

PKK: è il Partito dei Lavoratori del Kurdistan. È un movimento ribelle, nato negli anni ’80 e inserito nella lista delle organizzazioni terroristiche dalla Turchia, dalla Nato e dall’Unione Europea. L’obiettivo del PKK è di costituire uno stato indipendente curdo. Questo ha portato allo scontro con la Turchia, che nega il diritto all’autodeterminazione del popolo curdo. Il mancato aiuto nei confronti di Kobane, che ha ospitato una delle basi del PKK, si ricollegherebbe quindi a una problematica storica interna alla Turchia.

Giovani combattenti curde delle YPJ (Unità di protezione femminili del popolo curdo)

RESISTENZA: la popolazione civile ha dovuto impegnarsi in prima persona per difendere i territori dall’avanzata dell’Isis. La resistenza è stata guidata da due unità di protezione: la YPJ (unità di protezione femminile del popolo curdo ) e YPG (unità di protezione mista). La vera rivoluzione, in questo contesto, è la fortissima presenza di donne, che hanno imbracciato i fucili per difendere le loro case e hanno combattuto al fianco degli uomini. La liberazione di Kobane è anche il simbolo della vittoria di queste donne, che con il loro esempio hanno dimostrato al mondo che religione musulmana e emancipazione femminile possono coesistere.

LIBERAZIONE: il 26 gennaio di quest’anno, a seguito della strenua resistenza dei combattenti curdi e dei raid aerei della coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti d’America, Kobane è stata liberata. Secondo la ong “Osservatorio siriano per i diritti umani”, circa il 90% dei territori è ora sotto il controllo delle forze curde, ma le fonti statunitensi frenano gli entusiasmi. Ancora un terzo dei territori è in mano all’Isis. Nonostante ciò, alla notizia della liberazione è scoppiata una grande festa: migliaia di curdi sono scesi in piazza a festeggiare con fuochi d’artificio e danze improvvisate.

RICOSTRUZIONE: la città di Kobane è ora un cumulo di macerie e detriti, in cui ancora si combatte per liberare tutte le strade dagli ultimi guerriglieri dell’Isis, ma i pensieri sono già rivolti alla ricostruzione. Kobane, ribattezzata la “Stalingrado curda” per la strenua resistenza compiuta contro gli invasori jihadisti, impiegherà molti anni per tornare ad essere una città i cui poter vivere. La guerra non è finita, i curdi lo sanno bene: la battaglia per ottenere la vera indipendenza continua. Kobane è il simbolo della loro prima vittoria.

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