Il selfie della discordia

Il derby, a Roma, non è una partita come le altre. La città si ferma per un giorno intero. L’atmosfera è carica di tensione, l’aria si fa più pesante. Soprattutto quando una squadra, la Roma, è in lotta per lo scudetto e l’altra, la Lazio, sembra una seria candidata al terzo posto che garantisce l’accesso alla Champions League.

La scorsa domenica si è giocato il derby numero 161 della storia in campionato, di fronte ad una splendida cornice di pubblico, offerta da più di 50mila anime presenti allo stadio Olimpico.

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Nel primo tempo la Lazio ha dominato la partita, portandosi in vantaggio per due reti a zero e dando la sensazione di essere nettamente superiore all’avversaria, sul piano tecnico ma soprattutto su quello fisico. La Roma però è uscita dagli spogliatoi con un altro volto, più spregiudicato, più combattivo, riuscendo ad accorciare le distanze al 4’ della ripresa grazie al goal del capitano, Francesco Totti. Un ragazzino di 38 anni, che segna così il decimo goal personale nei derby. Mai nessuno come lui nella storia della stracittadina. La Roma continua ad attaccare alla ricerca disperata del pareggio quando al 64’, su un cross che sembra troppo lungo per tutti, Er Pupone riesce ad impattare il pallone con un’acrobazia che le leggi della fisica dovrebbero vietare ad un uomo di quell’età. Risultato scontato, pallone in rete e punteggio riportato sulla parità. Totti si dirige di corsa sotto la Curva Sud, la sua Curva, che lo ama e 239 volte ha gioito per i suoi goal. Rimane per qualche secondo a festeggiare osservando i tifosi in delirio, poi torna verso il campo dove il massaggiatore, con cui si era messo d’accordo, gli si avvicina e gli porge un cellulare. Totti lo prende, lo sblocca e si mette in posa sotto lo sguardo incredulo del pubblico. E si scatta un selfie, immortalando la Curva Sud esultante alle sue spalle.

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Il gesto ha fatto immediatamente il giro del mondo e l’Italia calcistica, in un momento non troppo felice della sua storia, è tornata con prepotenza sulle prime pagine di tutti i quotidiani sportivi mondiali.

Il ‘Mirror’, giornale inglese, definisce Totti il calciatore più ‘cool’ di tutti i tempi, e la stessa parola è usata dal tedesco ‘Sport Bild’. In Francia ‘L’Equipe’ lo definisce ‘Roi’, calcando il soprannome che gli hanno attribuito i tifosi giallorossi. Il Re di Roma.

La prestazione incredibile di Totti, unita a quell’esultanza così originale, è stata un veicolo attraverso il quale dimostrare all’universo sportivo che il calcio italiano è ancora vivo, ed è stata inoltre solamente lo sfondo di una partita bellissima, in cui le due squadre hanno giocato al massimo fino all’ultimo respiro, cercando in tutti i modi la vittoria. Uno spot che ha dato ossigeno all’intero sistema calcistico italiano, ultimamente piuttosto arrugginito e succube dello strapotere dei campionati inglesi, spagnoli e tedeschi.

Ma tutto ciò non è bastato e il selfie di Totti è diventato nello Stivale una calamita per le polemiche. D’altronde si sa, l’Italia è bigotta e complottista. La luce dei riflettori tornata all’improvviso ha probabilmente offuscato la vista a qualcuno.

In primis Lotito, presidente della Lazio, che non ha esitato a polemizzare sul gesto del capitano giallorosso, definendolo inopportuno, un qualcosa che non c’entra niente con il calcio.

A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato il Codacons, che ha annunciato di aver segnalato il gesto di Totti ad Antitrust e Federcalcio con l’obiettivo di ottenere una squalifica temporale per il capitano della Roma dai campi di gioco italiani. La motivazione? Pubblicità occulta, perché il giocatore esibisce chiaramente un prodotto della Apple.

Ma d’altronde cosa doveva fare, mettere un adesivo sopra alla mela dell’I-Phone? In un mondo sportivo governato dagli sponsor e dai brand di turno, il gesto di Totti non mi sembra volto ad assicurare alla Apple una prerogativa sul suo selfie.

Eppure “Il Codacons chiede la squalifica di Totti, perché è ora di riportare la gente e i giocatori al vero significato del gioco del calcio”.  Così recita il comunicato ufficiale del Codacons.

Il vero significato del calcio.

Ma il vero significato del calcio, e dello sport più in generale, non risiede proprio nell’esultanza, nella gioia per un goal segnato o un obiettivo raggiunto? Il vero significato del calcio non è condividere questo momento di gioia con i tifosi che ti sostengono ed esultano per i tuoi successi? Il vero significato del calcio non è una foto che racchiude al suo interno tutto ciò? E se invece che una foto fosse un selfie, chi se ne frega.

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